Grano duro, la forbice tra campi e scaffali si allarga

    grano duro
    Agli agricoltori 240-260 euro a tonnellata, mentre il valore della pasta cresce lungo le diverse fasi della filiera

    Il prezzo riconosciuto agli agricoltori per il grano duro continua a rimanere sotto la soglia dei costi di produzione, mentre lungo la filiera il valore del prodotto può aumentare sensibilmente. In Basilicata, secondo quanto denuncia Cia, il frumento duro nazionale viene oggi pagato ai cerealicoltori tra 240 e 260 euro a tonnellata, equivalenti a 24-26 centesimi al chilo. Un livello che risente delle caratteristiche qualitative della granella, dal peso specifico al contenuto proteico, ma che in media risulta inferiore ai costi sostenuti dalle aziende.

    Le stime indicano infatti un costo medio di produzione nell'ordine dei 30 centesimi al chilo, pari a circa 302 euro a tonnellata. La forbice tra costi e ricavi rischia quindi di comprimere ulteriormente la redditività delle aziende cerealicole, in un comparto strategico per l'agricoltura lucana e per la filiera della pasta.

    Il confronto con i prezzi al consumo evidenzia inoltre una forte differenza tra il valore riconosciuto alla materia prima agricola e quello dei prodotti trasformati. Un chilo di pasta di semola può essere venduto nella grande distribuzione a un prezzo compreso indicativamente tra 1,35 e 2,20 euro, mentre nei discount sono disponibili confezioni anche a 80-90 centesimi al chilo. Ancora più ampio è il divario con la pasta fresca artigianale, che può arrivare a circa 16 euro al chilo per i formati più semplici e superare i 35-40 euro per prodotti ripieni e specialità.

    La questione, quindi, non riguarda soltanto il livello delle quotazioni del grano, ma anche la capacità della filiera di distribuire in modo più equilibrato il valore generato nelle diverse fasi, dalla produzione agricola alla trasformazione e alla vendita.

    «La priorità è garantire una remunerazione più equa e giusta dei produttori italiani, considerata una condizione indispensabile per assicurare continuità alla coltivazione e un futuro all'intero comparto», sottolinea Leonardo Moscaritolo, presidente di Cia Basilicata.

    Tra le richieste avanzate dall'organizzazione di categoria ci sono il riconoscimento dei costi minimi di produzione, l'introduzione di meccanismi capaci di assicurare un prezzo più equo, una maggiore tracciabilità del prodotto e una tutela più efficace dell'etichettatura d'origine. Obiettivi che puntano a rafforzare la posizione dei cerealicoltori all'interno della filiera e a rendere più trasparente il percorso del grano duro, dalla campagna fino allo scaffale.

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