Miele, produzione a picco. Alleanza Coop: serve associazione di tutela

Secondo l’Alleanza delle Cooperative è necessaria una politica coordinata di tutela e valorizzazione del miele italiano. La proposta di un’associazione nazionale per il settore è stata presentata a Roma. Mercuri: «Il futuro del miele è nella cooperazione».

«In Italia esistono rappresentanze degli apicoltori, dei produttori di api regine, dei produttori di pappa reale, delle cooperative apistiche. Ma a oggi non esiste una struttura dedicata alla valorizzazione del prodotto principale dell’attività: il miele. Si tratta di un'esigenza forte – ha spiegato il presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri – ben identificata ma finora non soddisfatta, che andrebbe colmata attraverso la costituzione di un'associazione nazionale per la tutela e la promozione del miele a cui potranno aderire tutti gli enti che a vario titolo rappresentano il settore apistico italiano».

Questa la proposta avanzata da Alleanza Cooperative Alimentati nel corso di un’iniziativa svoltasi a Roma durante la quale si è fatto il punto sui risultati del progetto triennale “miele in cooperativa”, nell’ambito del Piano apistico nazionale finanziato dal Mipaaft con risorse comunitarie e realizzato dalla società di servizi cooperativa Agri Rete Service, a cui hanno preso parte oltre 2.500 apicoltori italiani.

Crescono le aziende apistiche con gestione a finalità economica

Giorgio Mercuri

«Il settore apistico sta registrando un’inversione di tendenza rispetto al passato – ha spiegato Mercuri – con una significativa crescita delle aziende apistiche con partita Iva e con una gestione a finalità economica rispetto agli apicoltori per autoconsumo (gli amatoriali). Sulla rilevanza economica del comparto spesso non si riflette adeguatamente: un dato significativo è ad esempio quello del valore del servizio di impollinazione fornito dagli insetti pronubi, che è stimato in circa un miliardo e mezzo di euro all’anno. Una percentuale pari a circa l’80% delle piante agrarie nel nostro Paese riceve benefici dall’impollinazione».

Vasetti di miele delle cooperative agricole

Il crollo produttivo del miele è netto

Il quadro delle previsioni di settore realizzate da Alleanza Cooperative Agroalimentari evidenzia criticità importanti. Quest’anno la stagione di miele italiano vedrà una riduzione della produzione di oltre il 40%, con punte del 70% in alcune zone. Le produzioni a maggiore marginalità, a partire dall’acacia, sono quelle che registrano i cali più significativi.

Colpa del climate change

La causa principale delle mancate produzioni è da imputare ai cambiamenti climatici in corso, con andamenti stagionali irregolari, temperature primaverili basse e ripetuti fenomeni piovosi, o di vento forte e inondazioni, che hanno fortemente condizionato l’attività di bottinatura delle api.
«Noi siamo grandi importatori di miele. Ne produciamo poco. Per questo dobbiamo lavorare – ha concluso Mercuri – per valorizzare e rafforzare il miele italiano che è un prodotto sicuro, sostenibile e di eccellente qualità».

Alessandra Pesce

Il Mipaaft ha costituito un comitato di monitoraggio per il settore del miele

«E’ attualmente in atto un piano di lavoro al Mipaaft per rispondere alle criticità del settore. Per questo motivo – ha spiegato il sottosegretario al Mipaaft Alessandra Pesce – lo scorso dicembre è stato costituito un comitato di monitoraggio e indirizzo di sistema».
Tra le azioni di sistema a supporto del settore che il comitato porterà avanti spiccano quelle legate alla qualità di prodotto, alla tracciabilità, all’etichettatura e alla sicurezza. «Nel 2018 l'Icqrf ha fatto 500 controlli. Tra questi, il 10% dei vasetti di miele è risultato irregolare. Ma quello che ci conforta – sottolinea Pesce – è che le irregolarità maggiori erano legate all’etichettatura e non alla qualità e sicurezza del prodotto».

I controlli, come spiega il sottosegretario, devono essere potenziati specialmente quando è in atto un importante calo produttivo «Per questo motivo nel 2019 il piano di intervento dell’Icqrf verrà ulteriormente rafforzato, così da tutelare consumatori e qualità del miele».
Pesce ha poi specificato che nella futura Pac «l’unico Ocm che non subirà tagli, ma anzi vedrà aumentare le risorse a propria disposizione sarà quello del miele e dell’apicoltura». Il sottosegretario ha poi toccato il tema assicurazioni, spiegando che «c’è un gruppo di lavoro costituito dal Mipaaft in collaborazione con Ismea che ha il compito di verificare la possibilità di inserire la perdita di reddito all’interno di questo settore».

Apicoltura e agricoltura insieme per aumentare competitività

Il sottosegretario ha concluso la giornata di lavori auspicando una stretta e proficua collaborazione tra agricoltura e apicoltura: «In nome della sostenibilità e in favore della competitività».

I dati del settore

In Italia operano 51.578 apicoltori per oltre 1,4 milioni di alveari (fonte Ismea, Report 2019). La produzione di miele ufficiale secondo le rilevazioni dell’Istat è di circa 8.000 tonnellate, per un valore di circa 61 milioni di euro. L’Italia è il quarto paese dell’Unione europea per dimensioni del settore, dopo Spagna, Romania e Polonia.

La produzione di miele italiano è ampiamente sottostimata poiché i dati Istat non tengono conto della configurazione particolare del settore. Infatti, sono assai numerosi gli alveari condotti da aziende non agricole, così come ampia è la produzione domestica con relativa vendita diretta. Secondo le stime dell'Osservatorio nazionale sul miele, la produzione di miele si attesterebbe su oltre 23,3 mila tonnellate totali.

Alleanza Cooperative Agroalimentari associa e rappresenta oltre 7.500 aziende apistiche per un numero complessivo di 395.000 alveari. La produzione media è di 4.000 tonnellate annue, pari al 50% della produzione rilevata dall’Istat.

Miele, produzione a picco. Alleanza Coop: serve associazione di tutela - Ultima modifica: 2019-07-24T17:07:35+02:00 da Laura Saggio

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