Vino, gestire la produzione per proteggere il reddito

Ruenza Santandrea, coordinatrice del settore vitivinicolo dell'Alleanza delle Cooperative agroalimentari
Il vino è la punta di diamante del made in Italy agroalimentare, ma questo non mette i produttori al riparo da repentine crisi di prezzo. Il richiamo di Ruenza Santandrea (video) e del mondo della cooperazione: «Occorre fare squadra per utilizzare al meglio tutti gli strumenti a nostra disposizione per la gestione della produzione». Nel convegno di Roma Alleanza delle Cooperative Agroalimentari mette sul tavolo delle proposte funzionali a una migliore gestione del mercato del vino italiano.

Gestire al meglio l’offerta produttiva per evitare squilibri di mercato. Questo, il richiamo del mondo della cooperazione vitivinicola che, con 480 cantine, produce il 58% di tutto il vino italiano e fattura oltre confine un terzo (2 dei 6,2 miliardi) del valore dell’export del comparto. Il settore vitivinicolo, con i suoi 13 miliardi di euro di giro d’affari e un export record di 6,2 miliardi, è strategico per tutta la produzione agroalimentare italiana.

Reagire alle crisi di prezzo

Tuttavia, le criticità non mancano. Una su tutte: i prezzi alla produzione, che registrano riduzioni significative specie per alcune tipologie di vino. A farne le spese sono, ovviamente, i produttori, che accusano e mal ammortizzano le repentine crisi di prezzo. A fronte di ciò, la cooperazione vitivinicola, ha deciso di avanzare una serie di proposte funzionali a una migliore gestione del mercato del vino, per evitare che l’universo produttivo italiano si trovi a doverne subire passivamente l’andamento.

Il quadro delle misure sulle rese, insieme ad alcune riflessioni sulle denominazioni e sui piani di produzione, è stato presentato durante una conferenza stampa organizzata a Roma dall’Alleanza Cooperative Agroalimentari. «Abbiamo fatto passi da gigante negli ultimi anni – ha dichiarato la Coordinatrice Vino Alleanza Cooperative Agroalimentari Ruenza Santandrea - e oggi in tutto il mondo il vino made in Italy porta con sé un’immagine di assoluta qualità ed eccellenza, ma riteniamo che ormai il comparto abbia raggiunto la maturità necessaria per affrontare con consapevolezza alcune questioni, come quelle legate alla naturalità e alla sostenibilità economica, sociale e ambientale delle produzioni vitivinicole, che richiedono di essere affrontate adesso, per evitare ulteriori problemi in futuro. Il mondo del vino non è quello di dieci anni fa, per questo è importante introdurre dei tetti di resa produttiva anche sui vini da tavola».

Il pacchetto delle proposte

  1. La prima proposta è: lavorare per una riduzione delle rese massime di produzione di uva per ettaro, partendo dal segmento dei vini senza IG con indicazione della varietà.
  2. In secondo luogo: va avviata una riflessione anche sulle rese produttive delle singole Denominazioni, per valutarne la coerenza e l’appropriatezza.
  3. Rimanendo nel mondo delle DO, l’Alleanza ritiene inoltre opportuno, sempre per evitare squilibri di mercato, che siano sfruttati di più e meglio tutti i meccanismi di governo dell’offerta previsti dalla normativa: dalla riserva vendemmiale, allo stoccaggio del prodotto, ai Piani di produzione dei Consorzi di Tutela.
  4. Infine, secondo la cooperazione, occorre porre attenzione sull’attuale governo dei superi, dei declassamenti e delle stesse riclassificazioni, per evitare che una DO o IG “sottostante” o, in alcuni casi anche il vino generico, si ritrovi ad un tratto a dover gestire quantità sensibilmente maggiori rispetto alle aspettative iniziali. Riflessione, quest’ultima, che potrebbe essere accompagnata da un ragionamento sugli utilizzi di prodotto alternativi al vino.

L'invito a lavorare insieme

Ruenza Santandrea, nel chiedere controlli preventivi e misure di gestione delle rese, ha esortato tutto il mondo del vino a fare la sua parte, dai produttori, ai consorzi, alla politica, fino agli enti di controllo.

«Se tutti gli attori coinvolti in questi processi decideranno di fare squadra e lavorare in maniera ordinata e coordinata per una migliore gestione dell’offerta e del mercato siamo certi che l’intero mondo produttivo avrà solo da guadagnarne. Ci preme poi sottolineare – ha concluso Santandrea - l’importanza dell’azione svolta dall’ICQRF (Ispettorato centrale repressione frodi), fondamentale per prevenire e contrastare comportamenti poco ‘trasparenti’».

Il vino italiano è il più controllato del mondo

Stefano Vaccari

«La produzione italiana, con più di 17mila controlli Icqrf nel 2018, è la più controllata al mondo». Lo ha affermato Stefano Vaccari, capo dipartimento dell’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e della repressione frodi nei prodotti agroalimentari. Vaccari ha sottolineato che l'Italia è il paese che effettua più controlli anche fuori dal territorio nazionale e sul web. «Abbiamo appurato che su Amazon, e-Bay e Alibaba, si vende vero vino italiano», ha detto Vaccari. L’Italia è anche l’unico Paese al mondo ad avere il registro telematico del vino «Questa dematerializzazione dei dati di stoccaggio e movimentazione, ci consente di monitorare e controllare il 95% del vino italiano, di avere una filiera meno esposta alle speculazioni e dichiarazioni di giacenza. All’anno sono 20 milioni, le operazioni enologiche registrate».

Per incrementare lo sviluppo futuro del settore, Vaccari, ha tracciato tre direttive da continuare a perseguire e incrementare: tecnologia, logistica, reputation. «Tra queste, ha specificato – Vaccari - quella in cui siamo più indietro è la reputazione. Si rimane in un mercato se si è percepiti affidabili commercialmente e qualitativamente, questo vale anche sul web».vendemmia

I numeri del vino (Fonte: Ismea su dati Istat 2018)

  • 33 milioni di hl (produzione) +31% rispetto al 2017
  • 49% il peso delle IG certificate sulla produzione
  • 526 riconoscimenti DOP e IGP
  • 310 mila imprese viticole
  • 658 mila ha, le superfici investite (628 mila ha nel 2015)
  • 42mila le aziende vinificatrici
  • 6,2mld di euro di export per circa 20mln di hl nel 2018 (+70% la crescita del valore del export dal 2008 al 2018). Abbiamo perso l'8% export in volume.

Volume e valore della produzione mondiale di vino: dati 2014 e proiezioni al 2025 (Rrn/Ismea su dati Anderson et al 2011 e 2017).

  • Commercial premium*: volumi (mln hl) +19% (delta 2014-2025);
  •                                         valori (mld $) +61% (Var. 2014-2025).
  • Fine wine: volumi +18% (delta 2014-2025);
  •                   valori (mld $) +59% (Var. 2014-2025).

*È la categoria in cui l’Italia è leader mondiale.

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