«Al servizio delle imprese con il digital innovation hub»

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Il dirigente del De Sanctis di Avellino Pietro Caterini guarda al futuro. Agrario a spiccata vocazione vitivinicola vuole diventare punto di riferimento per l’ottimizzazione dei processi volta a ridurre sprechi di risorse e impatto ambientale

In Campania sono presenti 14 istituti agrari che si riconoscono nella rete regionale guidata da Pietro Caterini, dirigente del “De Sanctis” di Avellino, fondato nel lontano 1879 come Regia scuola di viticoltura, seconda solo a quella di Conegliano Veneto, attiva già nel 1876.
Caterini è nel direttivo della Rete nazionale degli agrari (Renisa) e fa parte della Rete delle 15 scuole enologiche italiane presieduta da Manuel Penasa in qualità di dirigente della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige.

Dirigente scolastico dal 2009, l’ingegner Caterini è dal 2014 alla guida del “De Sanctis- D’Agostino- Amatucci” di Avellino. Allo storico indirizzo agrario, infatti, risultano oggi aggregati un istituto per geometri, dal 2013, e un istituto professionale, dal 2023.
I processi di riorganizzazione scolastica hanno compresso un po’ ovunque la presenza degli “agrari puri”. Una perdita per molti, data la loro forte specificità, un arricchimento per altri, tra i quali troviamo anche il professor Caterini: «Ritengo che gli accorpamenti e la razionalizzazione degli istituti, oltre che necessaria, abbia generato rapporti di confronto e di crescita tra docenti e studenti e favorito la relazione degli aspetti tecnico-formativi tra i diversi indirizzi e specializzazioni».

Lei è stato reggente pure di un liceo.

«Sì, lo scorso anno ho assunto la guida del Classico-Scientifico-Linguistico-Sportivo di Sant’Angelo dei Lombardi. In quel caso le differenze sono molto più evidenti rispetto al mondo dei tecnici, dove sono le tante attività pratiche finalizzate ad avvicinare gli studenti al lavoro a segnare il discrimine più forte».

Quanti iscritti avete all’agrario di Avellino e quale è la tendenza?

«Gli studenti sono circa 350, mentre quelli al sesto anno, oggi corso post diploma per enotecnico, sono 18. Negli ultimi 5-10 anni abbiamo conservato le tre sezioni, sebbene il tasso di denatalità da una parte e lo spopolamento delle aree interne dall’altra abbiano influenzato negativamente le iscrizioni. È e sarà sempre più fondamentale un buon orientamento in entrata verso le nostre tre articolazioni di studio: gestione dell’ambiente e del territorio, produzioni e trasformazioni, viticoltura ed enologia».

Un contributo potrà arrivare dalla filiera 4+2?

«Noi abbiamo attivato all’agrario un corso di trasformazione dei prodotti e un altro di meccanica per il professionale. Siamo in una fase iniziale nella quale ritengo prematuro lasciarsi andare a valutazioni parziali».

Con quale Istituto tecnico superiore operate?

«In realtà sono due diversi. Per l’indirizzo agrario siamo partner dell’Its Ermete, operante dal 2018 nell’area tecnologica dell’efficienza energetica, mentre per la meccatronica con l’Its Antonio Bruno di Grottaminarda».

Qual è la provenienza degli iscritti all’indirizzo agrario?

«La maggior parte risiedono nella provincia di Avellino, mentre una quarantina vengono dal resto della regione, grazie anche alla possibilità di alloggiare nel convitto annesso alla scuola».

Disponete di indagini post-diploma?

«Non abbiamo dati statistici puntuali ma posso affermare che la maggior parte dei diplomati prosegue gli studi presso facoltà di agraria, veterinaria e biologia, gli altri si inseriscono nei vari filoni del comparto agroalimentare da neo imprenditori, dipendenti, collaboratori o liberi professionisti. Il territorio si caratterizza per una rilevanza del settore primario, a partire dalla presenza nell’area di circa 300 cantine, che necessita di professionalità qualificate».

Ci dica dell’azienda agricola della scuola.

«Ha una superficie di 24 ettari ed è interamente collocata nel centro della città di Avellino. Ha un marcato indirizzo vitivinicolo con vigneti di Aglianico, Greco, Fiano, oltre a 14 varietà di vitigni resistenti. Nella cantina vengono prodotte circa 40mila bottiglie l’anno ripartite in nove etichette: Aglianico, Greco, Fiano Docg, Spumante brut, Spumante rosé, Passito, Mosto Cotto e un distillato di Fiano, il Brandy Avellino, vera eccellenza della distilleria annessa alla scuola. Inoltre, in azienda sono impiantati anche dei noccioleti e un oliveto».

Cosa può segnalare a livello di ultimi investimenti?

«È in corso la realizzazione del campus finanziato fondi Pnrr che prevede di dotare l’agrario di un nuovo laboratorio lattiero-caseario e di uno olivicolo-oleario. Per gli altri indirizzi sono in fase di progettazione un laboratorio di meccatronica, uno di moda e uno di rilevamento Bim».

Il prossimo obiettivo per l’agrario?

«Il sogno è sempre quello di dotarsi del Digital innovation hub, progetto elaborato qualche anno fa. Prevede la realizzazione di un grande laboratorio multifunzionale aperto alle sperimentazioni didattiche ma anche a servizio delle aziende del territorio per ottimizzare i processi in agricoltura, con conseguente riduzione degli sprechi e dell’inquinamento, grazie all’applicazione di tecnologie 4.0 che privilegiano la sostenibilità ambientale ed economica».

È in arrivo la riforma dei tecnici e dei professionali: cosa ne pensa?

«Ritengo che punti ad allineare i curricula didattici alle competenze richieste nel mondo del lavoro, andando a rafforzare il legame tra scuola, impresa e territorio. L’evoluzione è ormai talmente veloce che la formazione deve sapersi adeguare con la giusta tempestività. Credo che la novità più importante sia rappresentata proprio dalla struttura dei percorsi, molto più flessibile e laboratoriale e curvata sulle specificità del territorio nel quale si opera».

«Al servizio delle imprese con il digital innovation hub» - Ultima modifica: 2026-01-07T14:28:28+01:00 da Simone Martarello

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