Dopo tanti anni che non si è fatto altro che richiedere l’arricchimento dei mosti con l’aggiunta di mosto concentrato rettificato, arriva una voce fuori dal coro: la Presidente dell’Fivi, la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti, ha chiesto con fermezza alle Regioni di non autorizzare questa pratica enologica ormai in uso da anni, in quanto quest'anno non vi sono le condizioni tecniche che giustificano tale pratica enologica.
In Europa e soprattutto in Italia gli aiuti all’arricchimento dei mosti hanno rappresentato per decenni una forma di sostegno economico dell’impresa vitivincola.
Con l’avvento della nuova Ocm la pratica enologica dell’arricchimento è stata progressivamente esclusa da ogni sovvenzione a carico dei bilanci comunitari e nazionali, ma è rimasta come norma prevista e adottabile solo in casi eccezionali dovuti ad avverse situazioni meteorologiche. Ma nonostante la mancanza di sostegni finanziari le operazioni di arricchimento dei mosti sono rimaste in vita per consentire di “arricchire” mosti di scarsa qualità e di basso tenore alcolico e quindi per ottenere vini più pregiati e di apparente qualità.
L’andamento climatico della attuale stagione è stato particolarmente favorevole per cui i mosti della campagna appena iniziata, presentano un sufficiente grado alcolico e una qualità che non richiede un ulteriore arricchimento che, qualora autorizzato verrà effettuato sui mosti di bassa qualità e magari importati da altri Stati membri o da paesi extracomunitari.
«L’arricchimento – ha detto Matilde Poggi, presidente dell’Fivi– favorisce i furbetti che manipolano vini di bassa qualità a discapito di chi lavora seriamente. Ci chiediamo: che immagine diamo dell’Italia se la accreditiamo come una terra che necessita ogni anno di arricchire i propri mosti? Questa normativa avvantaggia i produttori poco seri e non tiene conto di una domanda che nel mondo è composta sempre più di consumatori che cercano un rapporto franco e leale con i produttori e privilegiano vini di qualità, che siano tali grazie alle uve da cui nascono».
La Fivi ha chiesto alle Regioni di non autorizzare questa pratica enologica perchè non giustificato dall'andamento dell'annata
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