Dal Trentino alla Calabria, passando per l’Emilia-Romagna e la Puglia, la preoccupazione dei produttori agricoli per gli effetti del cambiamento climatico è sempre più forte. È quanto emerge dagli incontri con i soci realizzati nei giorni scorsi da Apofruit nei diversi areali produttivi della cooperativa. Da Nomi, in Trentino, alla Piana di Gioia Tauro, il tema della disponibilità idrica e dell’aumento delle temperature è infatti sempre più centrale anche per il futuro delle produzioni ortofrutticole.
Mirco Zanotti, presidente di Apofruit, spiega: «Ad inizio agosto abbiamo fatto due assemblee, una in Nord Italia e una al Sud, e il tema della siccità è all’ordine del giorno in tutti gli areali. Il Nord non era storicamente abituato a confrontarsi con questi problemi, ma i cambiamenti climatici si stanno manifestando anche qui, con difficoltà crescenti nella disponibilità idrica e a causa delle elevate temperature. Il Po in questi giorni è un rivolo d’acqua e anche i laghi del Nord sono in crisi».
Il rammarico è di aver avuto una primavera generosa per quanto riguarda gli eventi piovosi, ma l’assenza di infrastrutture non ha permesso di accumularla e renderla disponibile nei momenti di bisogno.
Il direttore generale Ernesto Fornari poi sottolinea: «La percezione che abbiamo avuto è di produttori molto preoccupati per il cambiamento climatico. Ci sono varietà di mele, come la Gala, raccolte in agosto e che nei prossimi anni potrebbero essere sempre più difficili da coltivare in questo periodo, perché fa troppo caldo. Tanto che diversi produttori stanno già pensando ad espianti. Quest’anno, infatti, abbiamo visto una grande quantità di prodotto scottato dal sole, quasi un 20% del raccolto di questa varietà».
La necessità di maggiori investimenti
Ancora, presidente e direttore generale osservano: «Nei nuovi impianti circa il 50% dei produttori ha installato le reti, ma l’altro 50% non le ha. Nei prossimi anni questo potrebbe diventare un problema ulteriore. Le reti antigrandine, infatti, fino a dieci anni fa venivano considerate soprattutto per la loro funzione contro la grandine. Oggi stanno assumendo una multifunzionalità completamente diversa: si stanno utilizzando reti grigie o nere per aumentare l’effetto di schermatura rispetto all’irraggiamento solare, che sempre più sta rappresentando un problema».
Un problema che riguarda tutta l'Italia, da Nord a Sud
Il problema, peraltro, non riguarda soltanto il Trentino. «In territori molto diversi tra loro – evidenziano Zanotti e Fornari – troviamo sempre difficoltà legate al clima. A Cerignola, per esempio, dopo il 10 luglio è diventato proibitivo produrre a causa della scarsissima disponibilità di acqua e della qualità della stessa peggiorata a causa della elevata salinità. Oltre determinate temperature, inoltre, le piante reagiscono male e si registrano problemi di diminuzione del calibro dei frutti con relativa riduzione delle rese. Pesche, nettarine, albicocche e susine possono perdere pezzatura e lo stesso fenomeno arriva a interessare il kiwi. La piana di Gioia Tauro, in Calabria, si sta dimostrando una scelta vincente per il kiwi anche perché lì l’acqua al momento c’è: arriva dai monti, che sono abbastanza vicini ai terreni dei nostri associati. Ma, al di là di questo, non è più sufficiente intervenire soltanto quando l’emergenza idrica si manifesta».
L'importanza della collaborazione degli enti pubblici
«Senz’altro, come cooperativa e come produttori – ribadiscono Zanotti e Fornari – dobbiamo continuare a investire. Tuttavia, anche gli enti pubblici e le amministrazioni devono fare la loro parte e ragionare su un piano che non sia più soltanto emergenziale. Bisogna realizzare invasi e infrastrutture per trattenere l’acqua quando c’è e renderla disponibile quando serve. E tutto ciò, appunto, non riguarda soltanto il Sud: è una questione che ormai coinvolge tutto il Paese».











