Ricerca e innovazione nel dna di Agroservice

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Nell’evento organizzato da Agroservice (quest’anno on line) è stato messo in evidenza l’importanza di investire nel miglioramento genetico anche in funzione degli obiettivi di ricerca sostenibile. Indispensabile, in questa ottica, l’utilizzo del seme certificato

«La corretta informazione parte dalla buona conoscenza» ha detto Lisa Bellocchi, vicepresidente Enaj - European Network of Agricultural Journalists, aprendo l’evento “La ricerca sulle Sementi, strumento indispensabile per le filiere italiane e per la sostenibilità. Dialogo sul dlgs. 20/2021” che si è tenuto ieri 20 maggio in modalità mista (online e in presenza) presso la sede di Agroservice a San Severino Marche. L’evento ha messo in evidenza il ruolo della ricerca e il miglioramento genetico volto alla costituzione di nuove varietà vegetali.

L’ad e presidente di Agroservice Tommaso Brandoni ha aperto la discussione sull’importanza dell’innovazione sementiera a vantaggio di tutta la società, non soltanto per gli agricoltori e per la filiera, ribadendo la necessità di investire e supportare la ricerca, riconoscendo un ruolo di rilievo all’impiego di seme certificato, anche al fine di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile posti dall’Unione europea.

 

 

La ricerca va finanziata

Stefano Barbieri, responsabile Italia di Sicasov ed esperto del settore sementiero, e Serena Mariani, avvocato e borsista post-doc presso l’Università di Macerata, hanno evidenziato l’importanza della ricerca genetica vegetale in agricoltura e del suo finanziamento, del ruolo che ha la normativa nel tutelare e promuovere lo sviluppo di nuove varietà vegetali, evidenziando come la protezione delle nuove varietà vegetali mediante la privativa vegetale (che è cosa diversa dal brevetto) e la conseguente promozione della ricerca possano portare un beneficio all’intera collettività.

Il costitutore può ricevere un ritorno economico e dunque finanziare ulteriore ricerca solo se l’utilizzatore impiega seme certificato, l’unico di cui sia garantita la qualità e la tracciabilità. Inoltre la qualità del seme è fondamentale per raggiungere la “sicurezza sementiera”, necessaria per realizzare un sistema alimentare sostenibile.

L’importanza della normativa

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Un momento dell'incontro

È stato anche evidenziato come alcune disposizioni dlgs 20/2021, che ha il pregio di riunire in un unico testo la frammentaria disciplina relativa alla produzione a scopo di commercializzazione e alla commercializzazione dei prodotti sementieri, possano creare confusione tra gli operatori.

Si fa riferimento all’art. 1 del decreto, in cui sommariamente si afferma che gli agricoltori possono attuare il reimpiego delle sementi o lo scambio di parte del raccolto.

Tale disposizione va interpretata alla luce della normativa europea, con la quale non deve porsi in contrasto, pertanto la norma subirà delle limitazioni qualora lo scambio o reimpiego abbiano per oggetto seme di varietà protette da privativa vegetale o quando tali attività siano finalizzato allo sfruttamento commerciale della varietà, con o senza compenso.

I relatori hanno posto l’accento sulla rilevanza che ricerca e innovazione hanno per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi posti dal Green Deal europeo e dalla strategia From Farm to Fork.

Le nuove tecnologie

Secondo Michele Morgante, esperto di genomica vegetale e professore ordinario presso l’Università di Udine, la legislazione deve stare al passo con il progresso tecnologico del settore di riferimento: l’esempio che egli porta è quello relativo alle c.d. new breeding techniques, i cui organismi derivati sono stati equiparati agli ogm dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea nella causa. C-528/16, sulla base di una normativa adottata quasi venti anni fa, ossia la direttiva 2001/18/Ce. Questa direttiva viene ormai considerata obsoleta e pertanto dovrà essere oggetto di revisione, così come affermato dalla Commissione europea in un recentissimo studio sull’argomento pubblicato lo scorso 29 aprile.

Angelo Frascarelli, professore dell’Università di Perugia, parlando della strategia From Farm to Fork, ha ricordato che i sistemi alimentari devono essere equi, sani e sostenibili. In questo contesto, la ricerca sementiera svolge un ruolo decisivo ma deve essere supportata. Sono tre le opzioni che Frascarelli passa al vaglio: valorizzare la proprietà intellettuale e dunque la privativa vegetale che permette il riconoscimento dell’equa remunerazione al costitutore, promuovere partenariati pubblico-privati che finanzino le attività di ricerca, e riconoscere contributi Pac soltanto a chi utilizza sementi certificate.

La ricerca Isea

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Visita al fitotrone

Le ricercatrici di Isea Daria Scarano e Sofia Ghitarrini hanno evidenziato i costi e i lunghi tempi di realizzazione del miglioramento genetico, nonché le costanti sfide dovute alla necessità di realizzare varietà che incontrino le mutevoli richieste di agricoltori, trasformatori e consumatori, così come le esigenze di tutela dell’ambiente.

Secondo le ricercatrici il compito dei sementieri, che si occupano tra l’altro di mantenere in purezza le varietà vegetali - dunque impedendo che l’identità varietale delle stesse vada persa in seguito al reimpiego incontrollato del seme - e di certificare le sementi, garantendo così l’alta qualità del seme commercializzato. Hanno inoltre rimarcato il valore del trasferimento di conoscenze dal mondo della ricerca di base a quello della ricerca aziendale, ricordando come Agroservice e Isea collaborino proficuamente e da anni con università ed enti di ricerca pubblici.

La ricerca è stata al centro anche dell’intervento di Vincenzo Brandolini, bromatologo e professore di Chimica degli alimenti presso l’Università di Ferrara, il quale ha affermato che oggigiorno la ricerca è penalizzata rispetto al passato a causa dei minori finanziamenti.

 

Una comunicazione efficace

Proporre una “buona conoscenza” è stato l’obiettivo dell’evento, nell’ottica di favorire la collaborazione tra ricerca e informazione in maniera accurata e puntuale, contrastando il crescente fenomeno della “infodemia” che la Treccani definisce come “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.

Produzioni locali a rischio

I partecipanti all’evento hanno evidenziato come realtà come quella di Agroservice spa e Isea, presenti sul territorio e che portano avanti la ricerca nel settore sementiero valorizzando le produzioni locali, siano esempi da seguire e da salvaguardare. Infatti, senza la ricerca italiana, anche le produzioni tradizionali e locali sono a rischio.

 

Ricerca e innovazione nel dna di Agroservice - Ultima modifica: 2021-05-21T09:55:51+02:00 da Alessandro Maresca

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