Frumento duro, Armando sigla un patto con gli agricoltori

    grano Armando
    Il contratto con De Matteis interessa quasi 2mila coltivatori in 9 regioni. Nel 2018 crescita esponenziale per la filiera Armando. Ai produttori andranno 285 €/t più le premialità.

    Parlavano di filiera già nove anni fa quando non erano in molti a crederci. Ed erano ancora meno, fra agricoltori e industriali pastari, quelli pronti a stipulare contratti in pre-campagna. La scelta di De Matteis agroalimentare, società irpina impegnata nella produzione di pasta da grano duro 100% italiano a marchio Armando, di un patto con l’agricoltore a inizio annata pare stia soddisfacendo entrambe le parti. I numeri sono lì a testimoniarlo. A snocciolarli è Maria Gabriella De Matteis, responsabile comunicazione di De Matteis agroalimentare, in un incontro milanese ‘a casa’ di Alessandro Borghese, chef-maître à penser che ha sposato la pasta dell’industria di Flumeri (Av).

    Grano Armando
    Maria Gabriella De Matteis

    «In otto anni - sottolinea - i cerealicoltori che hanno aderito alla nostra proposta sono passati da 103 a 1.836, con un raddoppio (+130%) proprio in quest’ultima campagna 2017-2018. Ora sono 24mila gli ettari in 9 regioni-chiave per il frumento duro - Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Marche, Molise Puglia, Toscana e Umbria, ndr - che seguono il disciplinare di produzione Armando, un dato che contiamo di migliorare ulteriormente nei prossimi anni».

    Quattro varietà utilizzate

    «Siamo portatori di un messaggio di fiducia a sostegno della pasta italiana - continua la De Matteis - che deve essere realizzata con materia prima dei nostri territori e che va valorizzata al meglio. La nostra è una filiera senza intermediazioni, con un rapporto costante e diretto fra agricoltore e trasformatore. Proponiamo un disciplinare stringente, che prevede la coltivazione di quattro precise varietà - Marco Aurelio, Pietrafitta, Quadrato e la nuova Redidenari, ndr - e un contenuto proteico finale di almeno al 14,5%».

    «A ottobre - aggiunge Adriano Genovese, direttore marketing di De Matteis - rinnoveremo il disciplinare con alcune prescrizioni tecnico-agronomiche per avere una materia prima di qualità ancora superiore, ma già ora abbiamo raggiunto un risultato straordinario: solo il 3% dei nostri agricoltori conferenti non ha raggiunto gli standard previsti dal contratto. Segno evidente che i produttori seguono il disciplinare e indice che lavorando al meglio i risultati non possono che arrivare».

    La pasta Armando guarda molto all’estero (oltre il 75% del totale viene esportato) ma, usando le parole della De Matteis «ora è pronta per lo sbarco in Italia». «Il nostro - continua la manager irpina - è un progetto di lungo periodo, in grado di reggere perchè fondato su un patto di fiducia con gli agricoltori disposti a crescere e a impegnarsi ancora di più nelle proprie aziende. Non è un caso che una recente ricerca della società Agri2000 ha messo in evidenza che i produttori che aderiscono a contratti di filiera sono molto più propensi (+45% rispetto alla media, ndr) e effettuare investimenti aziendali nei prossimi tre anni. Un dato anche per noi molto significativo».

    Biologico, progetto di medio termine

    Nelle polemiche relative al grano canadese De Matteis non entra. «Dall’inizio del progetto di filiera Armando - rimarca Genovese - abbiamo puntato sulla valorizzazione della materia prima italiana, che continueremo a spingere a pari passo con lo sviluppo dei nostri marchi». E sul biologico? «De Matteis agroalimentare - conclude - è tra le prime produttrici di pasta biologica, soprattutto per le PL nazionali e internazionali; anche per il marchio Armando abbiamo una linea di pasta biologica integrale con aggiunta di avena, che sta incontrando riscontri promettenti tra i consumatori».

    2 Commenti

    1. Sempre proteine 14,5 poi c’è 13,5, e così via, sembra una lotteria a chi la spara più proteica. I prezzi offerti a fronte degli obblighi imposti ai produttori di grano duro sono inaccettabili, prezzi ridicoli che non remunerano in nessun modo il capitale e tutte le componenti aziendali per produrre grano di qualità. Considerato che ai fini alimentari le proteine non hanno alcun valore se non quello industriale per accelerare l’essiccamento della pasta. I produttori ed i consumatori devono chiedere allo stato una legge che obbliga i produttori di pasta all’essiccazione lenta, così la smettono di fare i proteini. Il prezzo di mercato per il grano duro nazionale deve variare da 28€. a 30€ al q.le prezzi fissi per l’intero anno la borsa non ha senso per i prodotti alimentari di base e di qualità a protezione della salute degli individui.

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