Grano duro, in Sicilia scoppia la guerra per il Perciasacchi

    grano duro
    I produttori dell'Isola temono che la varietà antica che stanno conservando e valorizzando con tanto impegno, possa essere equiparata a quelle della grande famiglia Khorasan

    L’hanno battezzata la battaglia del Perciasacchi. Per gli agricoltori siciliani, che negli ultimi anni hanno puntato tutto sulla valorizzazione di un grano duro antico dalle pregevoli caratteristiche organolettiche e molitorie, si tratta di una questione di vitale importanza. E per scongiurare il temuto scippo di un patrimonio genetico conservato grazie a tanto lavoro, sacrifici e investimenti e che solo da poco ha cominciato a dare i suoi frutti, ce la stanno mettendo tutta nel fare squadra con le istituzioni e il mondo della ricerca.

    Perciasacchi coltivabile solo in Sicilia?

    Ma qual è l’oggetto del contendere? Due in sostanza le cose che preoccupano i produttori di Perciasacchi. L’istituzione di un, a sentir loro, “inutile” registro volontario per l’iscrizione delle varietà di grano turanico (Triticum turgidum ssp. turanicum) e l’indiscrezione circa la domanda di iscrizione allo stesso registro di una varietà che farebbe parte del grande gruppo del Khorasan.
    Molti produttori isolani, ma anche la Regione Siciliana e i ricercatori che hanno lavorato sul Perciasacchi, temono che la varietà di Khorasan in questione possa essere frutto di una selezione genetica operata sulla popolazione di grano duro dell’Isola, già iscritta nel registro nazionale delle varietà da conservazione dal 2014 e che come tale può essere coltivata solo in Sicilia.

     

     

    Il Perciasacchi può contare su sedici “agricoltori custodi” produttori di sementi e numerosi produttori che già alimentano una interessante filiera locale. Con queste premesse, la produzione di frumento Perciasacchi gode di buone prospettive. Tanto che sono in molti a pensare di potere rifornire anche a livello nazionale i molini e i pastifici che già utilizzano il grano turanico, quasi sempre di origine statunitense o canadese (quello meglio noto con il marchio Kamut®️).
    La denominazione Khorasan appartiene a una regione storico-geografica, corrispondente oggi alla parte nord-orientale dell’Iran che insieme all’Anatolia - pare abbia dato i natali ai progenitori dei grani turanici antichi coltivati Italia tra cui il Perciasacchi siciliano.

    La prova del "Dna"

    Questa tipologia di frumento duro, come tutti i grani antichi, è una popolazione. In essa sono distinguibili due tipologie. Una più adatta alla panificazione, l’altra da preferire per la produzione della pasta. Del Perciasacchi si è già occupato il Consorzio di Ricerca Ballatore che insieme all’Università della Tuscia ha condotto studi sulla genetica del turanico siciliano. Proprio grazie a questi studi e in particolare all’indagine elettroforetica il Perciasacchi, prima ritenuto appartenente alla sottospecie del durum, è stato riclassicaficato come turanico. Ma non solo. I risultati saranno preziosi qualora si dovesse rendere necessaria una battaglia legale, che molti intravedono alle porte.

    Cartabellotta scrive al Mipaaf: «Non si danneggino i produttori siciliani»

    Intanto, mentre gli avvocati affilano le armi, è già cominciata la battaglia politica. Il primo round è andato in scena lo scorso 6 luglio in Commissione Agricoltura del Senato. Il secondo round è di appena qualche giorno fa e consiste in una lunga lettera firmata da Dario Cartabellotta, dirigente generale del Dipartimento dell’Agricoltura della Regione Siciliana, indirizzata al Mipaaf. «Secondo la filiera produttiva dei grani antichi siciliani il registro volontario di varietà del grano turanico provocherebbe un danno ai produttori locali a scapito degli investimenti fatti per valorizzare le varietà locali da conservazione, come il Perciasacchi», osserva Cartabellotta. «È evidente - prosegue - che il potenziale commerciale ed economico che il grano Perciasacchi riscuote oggi sui mercati nazionali e internazionali attrae nuovi interessi commerciali legati al grano turanico o Khorasan». Il che spiegherebbe perché stia montando una un’aspra polemica tutta siciliana che investe il ministero delle politiche agricole.

    Ci sono aspettative economiche e commerciali, insomma, che potrebbero essere mortificate. Perché se è vero che il Perciasacchi è cresciuto nella considerazione dei pastifici e dei mulini come valida alternativa al frumento duro Khorasan prodotto negli Usa e in Canada, è anche vero che c’è chi ha pensato di adottare una strategia produttiva diversa. Basta fare una breve ricognizione sul web per accorgersi che in molte etichette di pasta viene riportata la dicitura “Khorasan” anche se non esiste una varietà di grano duro turanico ufficialmente registrata con questo nome.

    Spighe di grano duro PerciasacchiNon derogare sul nome originale

    «Il registro nazionale di varietà del grano turanico - scrive nella lettera Cartabellotta - non dovrebbe fornire in ogni caso uno strumento per aggirare le prescrizioni che le varietà locali possano essere coltivate e commercializzate con il nome originale solo nelle regioni nelle quali sono originarie. Con il rischio, qualora questo avvenga, di consentire nei fatti la nascita, il consolidamento e la concentrazione in capo a pochi soggetti che priverebbe centinaia di agricoltori dall’esercizio di un diritto acquisito dopo lunghi anni di lavoro di conservazione e di investimento».

    Ecco, spiegata la preoccupazione di molti produttori siciliani, alcuni dei quali riuniti nell’associazione “Simenza” guidata dall’agricoltore Giuseppe Li Rosi, che stanno lottando per difendere il Perciasacchi e che nutrono un timore, ovvero che dietro il Khorasan ci possa essere un’attività di selezione realizzata - anche in maniera inconsapevole - a partire proprio dal Perciasacchi.

    Investimenti importanti per valorizzare i grani antichi

    «La Sicilia - afferma Cartabellotta - negli ultimi anni ha investito risorse pubbliche e private per impostare intorno alla valorizzazione dei grani antichi, ed in particolare del Perciasacchi, un vero e proprio programma di ricerca, ottimizzazione colturale, organizzazione della filiera, implementazione di sistemi di certificazione e garanzia delle sementi selezionate. È pertanto necessario attivare soluzioni tecniche scientifiche e operative volte a tutelare questo percorso e gli interessi dei singoli agricoltori».

    Per questo l’alto burocrate siciliano ha avanzato la richiesta di istituire di un «tavolo tecnico al quale partecipino portatori di interesse delle filiere locali delle varietà da conservazione al fine di individuare ambiti e prescrizioni per la gestione del germoplasma italiano afferente ai grani turanici». E a difesa del Perciasacchi, degli “agricoltori custodi” che lo hanno conservato per decenni, e di tutti coloro che hanno investito nella filiera, Cartabellotta fa osservare che «le riselezioni da varietà da conservazione, come il Perciasacchi, già descritte su base morfofisiologica o elettroforetica o genetica, e comunque già iscritte al registro nazionale delle varietà locali da conservazione, non possono essere considerate come propria costituzione ma patrimonio del mondo agricolo rurale che negli anni ha tutelato e mantenuto il germoplasma».

    E che la situazione stia diventando alquanto “calda”, lo si capisce anche dalla posizione presa in blocco nei giorni scorsi dai produttori siciliani: «Qualora venisse richiesta l’iscrizione di un grano turanico nell’apposito registro - dicono con un’unica voce - vorremmo che prima venisse verificato quanto il suo profilo elettroforetico sia sovrapponibile a quello del Perciasacchi. Solo una marcata diversità potrebbe, infatti, provare che si tratta di un grano duro turanico di altra origine».

    Grano duro, in Sicilia scoppia la guerra per il Perciasacchi - Ultima modifica: 2021-09-22T15:26:16+02:00 da Simone Martarello

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