Grano duro: le varietà consigliate

    grano duro
    Valutati 40 genotipi, di cui 7 al primo anno di prova, in 34 campi dislocati in 14 regioni nei principali areali di coltivazione

    Anche se quest’anno le superfici investite a frumento duro in Italia sono leggermente aumentate (tra il 2 e il 3%), l’incremento non compensa la perdita di centinaia di migliaia di ettari registrata negli ultimi anni e la produzione nazionale (3.7 milioni di tonnellate), anche a causa delle avverse condizioni metereologiche, si conferma decisamente insufficiente a soddisfare la forte domanda dei molini e pastifici, trainata fortunatamente da un forte export del prodotto trasformato.

    Ma con i prezzi bassi e addirittura in calo della materia prima è del tutto illusorio pensare a una decisa inversione di tendenza e quindi ad un maggior tasso di autoapprovvigionamento, attualmente prossimo al 60%. Si è infatti ancora lontani da quella soglia di almeno 300 €/t che, in presenza di buone rese, potrebbe finalmente fornire redditi dignitosi e quindi stimolare maggiori investimenti e tecnica agronomica adeguata.

    L’incremento sostanziale dei contratti di filiera basati su parametri qualitativi e remunerazioni proporzionate, lo stoccaggio differenziato e la concentrazione di partite di qualità omogenea rimangono obiettivi primari per i diversi operatori della filiera del grano duro italiano, insieme all’ineludibile sostegno al reddito in ambito Pac con l’incremento del fondo messo a disposizione dal Ministero in associazione all’impiego di varietà certificate scelte tra quelle che dovrebbero assicurare una migliore risposta adattativa all’ambiente di coltivazione.

    Con questo obiettivo primario, il Centro di Ricerca Ingegneria e Trasformazioni agroalimentari – Sede di Roma (ex Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura) afferente al Crea - Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, in collaborazione con numerose istituzioni pubbliche e private, ha curato anche nella stagione 2017-18 lo svolgimento della Rete nazionale di confronto su frumento duro. Questa sperimentazione collegiale di campo, effettuata con protocolli e genotipi comuni, è giunta al 45° anno di attività ed è finalizzata a fornire informazioni tempestive sulle reali caratteristiche quanti-qualitative nei diversi ambienti di coltivazione delle varietà proposte dal mercato.

    Nel 2017 il quantitativo di semente certificata dal Centro di ricerca Difesa e Certificazione del CREA (già ENSE) è stato pari a 168.000 tonnellate, facendo registrare un ulteriore calo rispetto agli anni precedenti. Nella graduatoria delle prime 10 varietà si registra il notevole incremento di Antalis che, dopo soli 5 anni dall’iscrizione al Registro, risulta la cultivar con il maggiore quantitativo di seme certificato (circa 8% sul totale), seguita da Iride (6.9%) che, insieme a Saragolla, Simeto e Core, conferma un andamento decrescente. In riferimento all’anno precedente, da segnalare il deciso aumento dei quantitativi di seme certificato per Marco Aurelio (5.3%), più limitato per Odisseo (5.1%), Achille (3.4%), Tirex (2.8%) e Quadrato (2.6%).

    grano duro

    Nella stagione 2017-18, la Rete di confronto tra varietà di frumento duro è stata realizzata in 34 campi, dislocati in 14 regioni, aggregate in 6 areali: Sicilia (5 campi), Sardegna (4), Sud peninsulare (7), versante adriatico dell’Italia centrale- Marche (4), versante tirrenico dell’Italia centrale (7) e Nord (7).

    I responsabili delle singole prove e le relative istituzioni di appartenenza sono riportati nella tabella A (in fondo all'articolo).

    Le varietà complessivamente saggiate quest’anno sono state 40 di cui 21 provate in tutti i campi, 9 comuni ai tre areali del Centro-Nord (versante tirrenico e adriatico dell’Italia centrale e Nord), 5 presenti solo nei tre areali del Sud-Isole (Sud peninsulare, Sicilia e Sardegna), 4 solo al Sud e Sicilia e 1 specifica per la Sardegna (tabella 1). Le varietà in prova per il primo anno erano 7: Giulio e Platone presenti in tutti i campi; Casteldoux e Nobilis solo in quelli del Centro-Nord; Cleto nel Sud-Isole; Colarco e Volare nel Sud peninsulare e in Sicilia.

    Andamento meteorologico

    A differenza delle due annate precedenti, nella stagione colturale 2017-18 le precipitazioni hanno fatto registrare incrementi generalizzati, quantificabili, con i dati relativi ai campi di prova della Rete, tra i 65 e i 370 mm, anche con nevicate a fine febbraio.

    In quasi tutti gli areali, la stagione autunnale è partita siccitosa con successive precipitazioni a novembre che hanno permesso in generale una buona riuscita delle semine. Anche nei mesi invernali le piogge sono risultate piuttosto scarse, associate a temperature inferiori alle medie poliennali a dicembre e febbraio. Precipitazioni abbondanti hanno caratterizzato la primavera, in particolare la prima decade di febbraio, le prime due di marzo e la prima di aprile; anche maggio è stato un mese piuttosto piovoso. Piogge, spesso a carattere temporalesco, si sono verificate anche nella seconda metà di giugno. A fine aprile e a fine maggio sono stati registrati due forti rialzi temici mentre nella prima decade di maggio, in concomitanza con la spigatura, si è verificato un deciso abbassamento delle temperature. Nel sud peninsulare e in Sicilia l’andamento meteorologico dell’annata è stato caratterizzato da alcune peculiarità: nelle zone collinari dell’Italia meridionale le piogge sono risultate concentrate nei mesi invernali, in particolare a febbraio e marzo, risultando scarse da aprile in poi; nelle zone pianeggianti del sud, piogge utili sono state registrate dopo le semine di novembre e, successivamente, solo a maggio e giugno. In Sicilia le precipitazioni sono state decisamente scarse per tutta la stagione, concentrate a febbraio, in associazione a temperature inferiori alle medie, e in prossimità delle raccolte.

    Risultati

    Nella figura 1 vengono riportati i valori medi di produzione, tenore proteico, peso ettolitrico e peso 1.000 cariossidi ottenuti quest’anno nei 6 areali a confronto con le medie del quinquennio 2013-2017.

    grano duro

    Nel Sud peninsulare (4.39 t/ha) e al Nord (6.55 t/ha) le rese sono risultate di poco superiori a quelle poliennali (+2% circa).

    In tutti gli altri areali le produzioni sono diminuite, anche se in maniera diversificata: in Sardegna la contrazione è stata più contenuta (-8%) mentre nel Centro tirreno (-19%), in Sicilia (-23%) e nel Centro adriatico (-25%) la riduzione è stata piuttosto marcata, con perdite di resa di circa 1-2 t/ha. Nei due areali con la maggiore contrazione di resa è stato registrato un deciso aumento del tenore proteico della granella rispetto al poliennio: in Sicilia 15.0% contro 13.6%; nelle Marche 14.9% contro 13.1%; molto più contenuto l’incremento nel centro tirrenico (+0.2 punti di proteina), in Sardegna, Sud peninsulare e Nord (+0.3 punti).

    L’andamento climatico della stagione ha influenzato negativamente il peso ettolitrico, risultato inferiore alle medie poliennali in tutti gli areali. Le maggiori diminuzioni si sono verificate nelle due Isole e nel versante Adriatico dell’Italia centrale, dove a confronto con medie poliennali superiori a 80 kg/hl, il dato medio di questa annata è risultato inferiore a 78 kg/hl: 75.6 kg/hl in Sicilia, 76.5 kg/hl in Sardegna e 77.7 kg/hl nelle Marche; solo nel Sud peninsulare il peso ettolitrico medio è stato comunque superiore a 80.0 kg/hl, sebbene leggermente inferiore alla media di lungo periodo.

    Associato al basso peso ettolitrico, il peso delle 1.000 cariossidi è risultato inferiore alle medie poliennali in tutti gli areali, con diminuzioni di ben 6 g rispetto alla media del quinquennio precedente in Sicilia e Sardegna; di 3-4 g nei tre areali del Centro-Nord e di soli 0.6 g nel Sud peninsulare dove, come detto, il peso ettolitrico si è mantenuto a buoni livelli.

    Ciclo alla spigatura

    Solo in Sicilia, per il particolare andamento climatico, le spigature sono risultate anticipate mediamente di quasi 5 giorni (data media 11 aprile) rispetto al dato poliennale; nel Sud peninsulare la data media di spigatura è stata simile a quella del poliennio mentre è risultata ritardata in tutti gli altri areali: 2-3 giorni al Nord e nel versante tirrenico dell’Italia centrale, 5 giorni nelle Marche e oltre 9 giorni in Sardegna.

    Nel macroareale Centro-Nord le varietà più precoci sono risultate Svevo, Core e Iride, la più tardiva Nobilis, al primo anno, seguita da Obelix e Daurur, tutte e tre specifiche. Nel Sud-Isole la più precoce è stata Karalis, provata solo in Sardegna, con Svevo e Antalis; le più tardive Cleto e Platone, entrambe al primo anno di prova.

    Tra le 21 varietà comuni, la più precoce è risultata la collaudata Svevo, la più tardiva Platone, al primo anno.Tra le altre cultivar al primo anno di prova, Volare è risultata di ciclo medio/medio precoce, Colarco di ciclo medio, Casteldoux tardivo.

    Produzione, caratteri merceologici e qualitativi

    Risultati del Sud-Isole. La tabella 2 riporta i principali risultati di tutte le varietà provate nei tre areali del Sud-Isole: 26 comuni a tutti i campi, 4 saggiate solo nel Sud peninsulare e in Sicilia e 1 (Karalis) solo in Sardegna.

    In Sicilia la produzione media è stata di 3.37 t/ha, decisamente inferiore a quella del poliennio 2013-2017 (4.36 t/ha). Come lo scorso anno, le rese più elevate sono state ottenute da Antalis (4.00 t/ha, indice 119) seguita da Marakas (3.83 t/ha; 114), uniche due cultivar con medie superate in tutti i 5 campi di prova dell’areale. Egeo, al secondo anno, fa registrare buone performance: 3.69 t/ha; indice 110, superiore o uguale a 100 in 4 prove su 5. Con indici di 108 e medie superate in 3-4 prove si confermano per questo areale anche Secolo, Monastir e Iride. Buone in Sicilia anche le risposte di Odisseo, Core, Claudio e Alemanno.

    Come in genere succede quando si registra un decremento delle rese, il tenore proteico è risultato nettamente superiore alla media poliennale (15.0 contro 13.6 %). Aureo si conferma la varietà con il più elevato contenuto proteico (16.6%) associato però alle più basse rese di areale; valori di proteina superiori alla media, con indici di resa tra 101 e 106 sono stati ottenuti anche da Svevo, Tito Flavio,

    Odisseo e Furio Camillo. Per un buon equilibrio produzione/proteina vanno inoltre segnalate: Volare, al primo anno (proteina 15.5%; indice di resa 100), Simeto (15.3%; 99), Monastir (14.9%; 108) e Marakas (14.8%; 114).

    Quest’anno il peso ettolitrico è stato il punto “critico” delle produzioni siciliane: valori particolarmente bassi con la sola eccezione di Libertina (CT). Il dato medio (75.6 kg/hl), che deriva da valori molto diversificati tra le località (minimo 66.0 kg/hl di Catania; massimo 80.2 kg/hl di Libertinia), è risultato decisamente inferiore al dato poliennale (80.6 kg/hl). Solo 2 cultivar, caratterizzate anche da rese elevate, hanno superato il valore di 78.0 kg/hl: Egeo (80.0 kg/hl) e Antalis (78.3 kg/hl); 10 varietà hanno fatto registrare un peso specifico medio inferiore a 75.0 kg/hl, limite per la commerciabilità, secondo la norma UNI.

    Le produzioni ottenute in Sardegna nel 2018 (5.54 t/ha) sono risultate leggermente inferiori a quelle di lungo periodo (6.00 t/ha) ma decisamente più basse di quelle della scorsa annata (6.92 t/ha).

    La varietà più produttiva è stata la novità Platone (6.24 t/ha, indice medio di 124 e media campo superata in tutte le 4 prove dell’areale); altre 6 cultivar, con rese superiori a 6.00 t/ha, hanno superato la media campo in tutte le prove: Claudio (122), Antalis (116), Egeo (115), Monastir (112), che confermano le buone rese degli anni precedenti; Tito Flavio che, con indice 109, ha mostrato le migliori performance del triennio di prova, e Giulio (113), al primo anno.

    Il contenuto proteico medio è risultato leggermente superiore a quello del quinquennio di riferimento (13.3% contro 13.0%). La varietà con il tenore proteico medio più elevato è risultata Aureo (15.2%), seguita da Salgado, Karalis e Svevo, tutte però con rese inferiori alla media di areale.

    Buona associazione produzione/proteine per Marco Aurelio (indice di resa 103; proteine 14.0%), Furio Camillo (101; 13.7%) e Kanakis (106; 13.3%).

    Anche in questo areale il peso ettolitrico è risultato decisamente più basso rispetto a quello medio poliennale, con un decremento di 5 punti: 76.5 contro 81.5 kg/hl. Solo 4 cultivar sono state caratterizzate da peso specifico superiore a 80.0 kg/hl: le due novità Platone e Giulio e le due conferme Claudio e Ettore, tutte con rese superiori alla media di areale.

    Ben 17 varietà hanno fatto registrare valori inferiori a 78.0 kg/hl, di cui 7 al di sotto del limite di 75.0 kg/hl.

    Nel Sud peninsulare la resa media è risultata di poco superiore alla media poliennale (4.39 t/ha contro le 4.29 t/ha del quinquennio 2013-2017). Antalis è stata la varietà più produttiva dell’areale (5.23 t/ha, indice 119 e medie superate in 6 campi su 7), seguita da Ramirez (indice 118) e Monastir (112), entrambe con indici superiori o uguali a 100 in tutte le prove insieme a Claudio (109).

    Indici compresi tra 105 e 110 e medie superate in 5-6 campi anche per Odisseo, Egeo, Iride e Ettore mentre la novità Platone, con indice 105, è risultata meno stabile nelle località dell’areale.

    Anche il contenuto proteico è risultato leggermente superiore rispetto al valore poliennale (13.4% contro 13.1%). Anche in questo areale, Aureo ha fatto registrare il tenore proteico nettamente più elevato (15.1%.), seguita dalla novità Volare (14.3%), entrambe però con rese più basse della media. Per proteina e produzione superiori alle medie sono da segnalare Core (104; 13.5%) e Tito Flavio (103; 13.5%); buon equilibrio resa-proteina è stato registrato anche quest’anno per Antalis (119; 13.3%), Egeo (109; 13.3%), Ettore (104; 13.3%) e Furio Camillo (102; 13.4%), insieme a Burgos (100; 13.8%).

    Il sud peninsulare è stato l’unico areale in cui il peso ettolitrico medio dei campi di prova è risultato superiore a 80.0 kg/hl, anche se poco più basso del dato poliennale (80.2 kg/hl contro 80.6 kg/hl) e dove nessuna cultivar è stata caratterizzata da peso specifico inferiore a 78.0 kg/hl.

    I pesi ettolitrici più elevati sono stati registrati per Egeo (82.5 kg/hl), Ettore e Claudio (entrambe 82.1 kg/hl), seguite, con valori superiori a 81 kg/hl, da Furio Camillo, Antalis, Kanakis e dalla novità Platone, tutte varietà con rese superiori alla media.

    Risultati del Centro-Nord. Nella tabella 3 sono riportati i principali risultati delle 30 varietà provate nei tre areali del Centro-Nord.

    Nel versante tirrenico dell’Italia centrale la produzione media è risultata pari a 3.73 t/ha, inferiore a quella dello scorso anno (3.83 t/ha) ma soprattutto a quella del poliennio 2013-2017 (4.59 t/ha; decremento del 19%). La varietà più produttiva è stata Monastir (4.34 t/ha, indice 117; medie superate in 6 campi su 7) mentre Marco Aurelio (4.19 t/ha; indice 113) e Marakas (3.94 t/ha; 106) sono state le uniche varietà con rese superiori alle medie campo in tutte le 7 prove dell’areale. Buone anche le performance produttive di Augusto, Claudio, Antalis, Mario, Tito Flavio e delle novità Platone e Casteldoux, con produzioni medie superiori a 4 t/ha e indici superiori a 100 in 5-6 campi.

    Il contenuto proteico della granella (13.9%) è risultato leggermente superiore a quello di lungo periodo (13.7%). Varietà con tenore proteico più elevato si conferma Svevo (14.9%) caratterizzata però da indice di resa di 96; ottimo il comportamento di Marco Aurelio che associa rese e proteine elevate; da segnalare anche Claudio, Marakas e Furio Camillo per produzioni e tenore proteico superiori alle medie. Buon equilibrio produzione-proteina anche per le novità Giulio (indice 102; proteina 13.9%) e Platone (109; 13.8%) e per la più collaudata Antalis (111; 13.8%).

    Leggermente inferiore alla media poliennale è stato anche il valore di peso ettolitrico dell’areale (78.2 kg/hl contro 79.0 kg/hl) con ben 16 varietà caratterizzate da peso specifico medio inferiore a 78 kg/hl e solo 5 superiore a 80 kg/hl (Claudio, Platone, al primo anno, Ettore, Furio Camillo e Augusto); tra queste sono da segnalare Claudio, Platone e Furio Camillo, caratterizzate anche da buon equilibrio resa-proteina.

    Il calo produttivo registrato nel versante adriatico dell’Italia centrale (rappresentato ormai da diversi anni solo dalle Marche) è stato molto consistente (-25%), con una resa media di 4.92 t/ha contro un valore poliennale di 6.59 t/ha. Le produzioni più elevate e superiori alla media in tutti e 4 i campi di prova sono state ottenute da Augusto (indice 113), Claudio (109), Mario (108), Odisseo (106) e Nobilis (105), al primo anno; buone anche le rese delle due novità Platone (108) e Casteldoux (106), e di Marco Aurelio (106), tutte con medie superate in 3 campi su 4. A questo abbassamento di rese si è associato per contro un notevole incremento del contenuto proteico, risultato mediamente pari a 14.9%, rispetto a una media di 13.1%. Simeto (16.3%) e Svevo (16.1%) si confermano le cultivar con il più alto tenore proteico ma con rese inferiori alla media di areale. Produzioni e proteine superiori alla media sono state ottenute da Marco Aurelio (indice di resa 106; proteina 15.9%), Claudio (109; 15.1%) e Tirex (105; 15.1%), quest’ultima meno stabile nelle rese. Per buon equilibrio produzione-proteina vanno anche segnalate la novità Platone (108; 14.9%), Antalis (104; 14.9%), Secolo (102; 15.1%), Furio Camillo (100; 15.2%) e Ettore (99; 15.3%).

    Deciso anche il calo del peso ettolitrico che, con una media di 77.7 kg/hl, è risultato inferiore di oltre 3 punti rispetto al dato poliennale di 81.1 kg/hl. Solo 4 varietà hanno superato mediamente gli 80 kg/hl: Ettore, Claudio, Platone e Furio Camillo, tutte già segnalate anche per buon equilibro produzione-proteina.

    In controtendenza, nell’areale Nord la produzione media (6.55 t/ha) è risultata leggermente superiore a quella del quinquennio precedente (6.41 t/ha). Ai primi posti della graduatoria produttiva si sono collocate Monastir (7.19 t/ha), che conferma le buone performance in questo areale, e la novità Casteldoux (7.06 t/ha), con medie superate nei 7 campi di prova, insieme a Nobilis (indice 105). Con indici tra 102 e 106, superiori a 100 in 5-6 prove, vanno segnalate altre 9 varietà: Augusto, Antalis, Secolo, Tito Flavio, Obelix, Solstizio Estate e Claudio, che confermano il buon adattamento al Nord, insieme alle novità Giulio e Platone.

    Leggermente superiore a quello registrato nel poliennio è stato il contenuto proteico della granella (13.6 % rispetto a 13.3%). Le 3 varietà con il tenore proteico più alto ma con produzioni inferiori alla media di areale, sono risultate Marco Aurelio (14.9%; indice di resa 98), Svevo (14.9%; indice 93) e Simeto (14.4%; indice 86). Per produzione e proteina superiori alle medie vanno segnalate: Obelix (14.2%; 103), Furio Camillo (14.1%; 101), la novità Platone (13.9%; 104), Solstizio Estate (13.9%; 103) e Claudio (13.7%; 102). Per rese elevate, associate a tenore proteico nella media (13.6%) si confermano Antalis (105) e Secolo (104), mentre per un buon equilibrio resa-proteina vanno segnalate Marakas (13.8%; 98), Ramirez (13.6% 100) e Odisseo (13.6%; 100).

    Anche in questo areale, il peso ettolitrico medio (78.0 kg/hl) è risultato inferiore al dato poliennale (79.3 kg/hl e 50.7 g). Relativamente al peso ettolitrico, solo 4 varietà hanno mostrato pesi specifici superiori alla I classe di qualità UNI (80.0 kg/hl): Ettore e Claudio, che confermano questa caratteristica positiva anche in annate critiche come questa, e le novità Platone e Giulio. Simeto.

    Le varietà migliori

    Stagione colturale 2017-18. In tabella 4 vengono riportati i principali risultati medi delle 21 varietà saggiate in tutti i 34 campi di prova, indicando in verde gli aspetti positivi riscontrati nella stagione. La varietà mediamente più produttiva è risultata Antalis, molto stabile (medie superate nell’88% delle prove), caratterizzata da peso ettolitrico superiore alla media e proteina leggermente inferiore. Seguono Monastir, con peso ettolitrico e proteina leggermente inferiori alle medie, Claudio, molto stabile, e la novità Platone, con rese più variabili nei diversi ambienti, entrambe con ottimo peso ettolitrico associato a tenore proteico di poco più basso della media. Per rese e proteine superiori alle medie vanno inoltre segnalate: Marco Aurelio, con basso peso ettolitrico medio, Furio Camillo, Marakas e Ettore, unica tra queste anche con peso specifico maggiore di 80.0 kg/hl.

    Poliennio 2015-2018. Nella tabella 5, per i tre areali del Sud-Isole, e nella tabella 6, per i tre del Centro-Nord, vengono riportati gli indici di resa medi dal 2015 al 2018 delle cultivar in prova nella Rete nazionale da almeno un biennio, al fine di valutare il loro comportamento al variare delle condizioni climatiche negli anni.

    Nel macro-areale Sud-Isole (tabella 5), la cultivar mediamente più produttiva nel quadriennio è risultata Antalis (5.26 t/ha, 79% campi con indici maggiori o uguali a 100 e indici medi sempre superiori a 100 in tutti gli areali), seguita da Monastir (5.13 t/ha e ben 85% campi con indici maggiori o uguali a 100 ma con una minore stabilità in Sardegna). Rese medie di poco superiori alle 5 t/ha sono state mostrate da Ramirez (indici medi sempre uguali o superiori a 100 in tutti gli areali e 74% dei campi con rese superiori alle medie) e da Claudio (indici superiori o uguali a 100 nel 77% delle prove ma minore stabilità in Sicilia).

    Oltre alla cultivar già citate, nei singoli areali vanno inoltre segnalate per la stabilità produttiva nei diversi polienni:

    Sicilia: Kanakis, Iride, Core e Odisseo nel quadriennio; Furio Camillo e Tito Flavio nel triennio; Secolo nel biennio.

    Sardegna: Ettore nel quadriennio; Furio Camillo nel triennio; Egeo nel biennio.

    Sud-peninsulare: Kanakis, Iride, Ettore e Alemanno nel quadriennio; Furio Camillo e Tito Flavio nel triennio; Egeo nel biennio.

    Nel macro-areale Centro-Nord (tabella 6) le cultivar più produttive sono risultate Monastir e Antalis che, con produzioni superiori a 6 t/ha, hanno evidenziato indici medi maggiori o uguali a 100 in tutti gli anni nei tre areali, associati ad una ottima stabilità produttiva (rese medie superate in oltre l’80% delle prove). Seguono Kanakis e Claudio con buone rese ma un po’ meno stabili (70 e 74% dei campi con medie superate, rispettivamente).

    Oltre alla cultivar già segnalate, nei singoli areali vanno inoltre citate per rese buone e stabili ottenute nei diversi polienni:

    Versante tirrenico dell’Italia centrale: Furio Camillo nel quadriennio.

    Versante adriatico dell’Italia centrale: Tirex e Furio Camillo nel quadriennio; Mario, Tito Flavio e Daurur nel triennio; Augusto e Secolo nel biennio.

    Italia settentrionale. Obelix e Odisseo nel quadriennio; Mario, Tito Flavio e Daurur nel triennio; Augusto, Secolo e Solstizio Estate nel biennio.


    tab. A Autori ed enti di appartenenza che hanno partecipato alla sperimentazione della Rete nazionale frumento duro 2017-18

    CREA Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria - Centro di ricerca Ingegneria e Trasformazioni agroalimentari, sede di Roma Coordinamento F. Quaranta
    CREA Centro di ricerca Ingegneria e Trasformazioni agroalimentari, sede di Roma Analisi qualitative A. Cammerata, R. Mortaro
    Enti Campo AUTORI
    CREA, Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura, S. Angelo Lodigiano (LO) S. Angelo Lodigiano (LO) M. Perenzin, T. Notario
    Limagrain Italia, Busseto (PR) Voghera (PV) M. Zefelippo
    Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario, Legnaro (PD) Ceregnano (RO) R. Converso
    ERSA Friuli Venezia Giulia, Pozzuolo del Friuli (UD) Fiume Veneto (PN) M. Signor, G. Barbiani
    CREA Centro di ricerca Genomica e Bioinformatica, Fiorenzuola D’Arda (PC) Fiorenzuola D’Arda (PC) A. Gianinetti, M. Baravelli
    Co.Na.Se., Conselice (RA) Conselice (RA) A. De Montis, R. Rosta
    Produttori Sementi S.p.A., Bologna Argelato (BO) A. Massi, P. Mantovani
    Ente Terre Regionali Toscane Barbaruta (GR), Marciano della Chiana (AR) P. Bottazzi, L. Fabbrini
    Apsov Sementi, Voghera (PV) Roccastrada (GR) P. Viola
    Università della Tuscia D.A.F.N.E., Viterbo Viterbo R. Ruggeri, F. Rossini
    Az. sper. ARSIAL- Reg. Lazio in coll. con I.I.S.S. Cardarelli, Tarquinia (VT) Tarquinia (VT) R. Mariotti, O. Basili
    CREA Centro di ricerca Ingegneria e Trasformazioni agroalimentari, sede di Roma Roma, Montelibretti (RM), Tarquinia (VT) F. Quaranta, M. Fornara, V. Mazzon, A. Belocchi, P. Pesarini, S. Moscaritolo
    ASSAM regione Marche, Ancona S. Maria Nuova (AN), Jesi (AN) G. Mazzieri, C. Governatori
    CERMIS, Tolentino (MC) Tolentino (MC) A. Petrini, D. Fuselli
    Università Politecnica delle Marche D3A, Ancona Agugliano (AN) R. Santilocchi, M. Bianchelli
    Università di Napoli-Dip. Agraria S.Angelo dei Lombardi (AV) M. Mori, I. Di Mola
    CREA Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Foggia Larino (CB), Foggia, Candela (FG) P. Codianni, S. Paone, A. Iannucci, S.A. Colecchia, M. Rinaldi, N. Pecchioni
    ARSARP Regione Molise Colletorto (CB) M. Colonna
    Università di Bari, Di.S.A.A.T Policoro (MT), Poggiorsini (BA) L. Tedone, G. De Mastro, D. Schiavone
    Università Mediterranea di Reggio Calabria e ARSAC az reg sviluppo agric. Calabrese S. Marco Argentano (CS) G. Preiti, P. Gualtieri
    Università di Sassari, Dip. Agraria Ottava (SS), S. Lucia (OR) G. Pruneddu, R. Motzo, F. Giunta, V. Balmas
    AGRIS Sardegna, Cagliari Ussana (CA), Benatzu (CA) G. Carboni, M. Dettori, L. Mameli
    Università di Palermo, Dip. SAF Cammarata (AG), S. Stefano Quisquina (AG) A. S. Frenda, R. Ingraffia, B. Randazzo, I. Poma
    Università di Catania Di3A Catania U. Anastasi, S. Virgillito
    Società italiana sementi (SIS) Caltagirone (CT) L. Salafia
    CREA Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Acireale (CT) Libertinia (CT) M. Palumbo, N. Virzì, F. Sciacca

     

     

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