Mais fra alti e bassi ma l’annata promette bene

    mais
    Smentite le prime pessimistiche previsioni. Solo poche aree hanno subito gravi conseguenze dalla siccità. E dalle Borse merci arrivano buone nuove

    La campagna del mais sta entrando nel pieno proprio in questi giorni – ma in diverse aree della Pianura padana si inizierà a trebbiare soltanto verso metà mese – e il quadro che si profila è, al momento, fatto di alti e bassi, con alcune zone in cui si è fatta una buona produzione e altre nelle quali la siccità, il caldo estremo e non di rado la grandine hanno massacrato rese e qualità. Cerchiamo allora di fare il punto con un rapido tour delle aree più vocate.

    Articolo pubblicato sulla rubrica Primo piano di Terra e Vita

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    Oltre 180 q/ha nel Cremonese

    Marco Samarani

    Partiamo dal mezzo, ovvero dal territorio cremonese, collocato nel cuore della pianura del Po. Qui la raccolta ha preso il via negli ultimi giorni di agosto e qui incontriamo Marco Samarani, agricoltore davvero attento alle proprie coltivazioni. Fra le quali il mais, come ovvio, occupa il posto di maggior riguardo. «Inutile nascondersi che, se si parla di produzioni e guadagni, si pensa in primo luogo al mais. A ogni modo quest’anno pure il grano tenero, che seminiamo sui terreni marginali, ci ha dato delle belle soddisfazioni».

    Soddisfazioni che Samarani sta replicando indubbiamente anche nell’ultima fase della campagna 2020/21. «Lo dico senza girarci troppo attorno: abbiamo un prodotto bellissimo, oltre che abbondante. Superiamo i 180 quintali per ettaro al 21% di umidità mentre siamo sui 200 per il mais da pastone, che conferiamo a una cooperativa di suinicoltori».

    Numeri davvero interessanti, anche per un territorio ad alta produzione come il Cremasco, dove Samarani vive e lavora. Nella sua azienda, a Trigolo, ne coltiva 240 ettari, principalmente di primo raccolto.

    «Facciamo anche un po’ di secondo raccolto, ma lo seminiamo talmente presto – subito dopo il 15 maggio – che si può considerare un primo raccolto tardivo. Usiamo, per questi terreni, un 120 giorni, che andrò a raccogliere attorno al 20 settembre e che già sembra promettere bene».

    Per ottenere il lusinghiero risultato sopra citato, Samarani applica il meglio della pratica agronomica e dei mezzi tecnici, come lui stesso spiega: «Facciamo tutto quello che si può fare per ottimizzare le rese: concimazione localizzata alla semina e fogliare durante i trattamenti, interventi fungicidi, acaricidi, aficidi, irrigazioni ogniqualvolta necessario. I risultati, alla fine, arrivano e per fortuna sono positivi».

    In tema di irrigazioni, il 2021 è stato per molti un anno difficile, caratterizzato da piogge davvero scarse. «Anche qui nella nostra zona ha piovuto poco; fortunatamente l’acqua qui nel Cremonese non manca. I nostri terreni sono di due tipi: sabbiosi e limosi. Sui primi siamo arrivati a nove interventi, sui secondi ne sono bastati tre, perché trattengono bene l’umidità e in più abbiamo centrato le fasi fenologiche in cui il mais chiede acqua. Parliamo sempre di irrigazione per scorrimento, che qui in zona è il sistema dominante per il mais. Usiamo il rotolone soltanto per la soia, che va irrigata in momenti in cui l’acqua scarseggia».

    Le sommersioni, spiega Samarani, si sono arrestate con il mese di luglio. «È stata una scommessa, perché non irrigare per tutto agosto avrebbe potuto dare problemi. E forse se avessimo irrigato avremmo un raccolto ancora migliore. D’altra parte alcuni dei nostri terreni sono in pratica delle risaie e se dopo questa ipotetica irrigazione fosse venuta anche una pioggia, per esempio verso fine mese, saremmo dovuti entrare con la mietitrebbia cingolata, come accaduto in diversi anni. Così, invece, lavoriamo sull’asciutto e senza difficoltà».

    In controtendenza rispetto alla media dei cerealicoltori italiani, Samarani raccoglie da solo la sua produzione, avendo una mietitrebbia in azienda. «Questo ci permette di programmare bene i giorni di raccolta in base all’effettiva maturazione del prodotto. Per darci il tempo necessario a fare un buon lavoro, a primavera ripartiamo i terreni tra mais classe 500 e 700. Il primo anticipa la maturazione mentre il secondo la ritarda di quasi una settimana. In questo modo, pur seminando attorno a fine marzo, abbiamo una finestra di trebbiatura che arriva fino all’ultima decade di settembre. Il mais è la coltura che ci dà da mangiare. Si lavora otto mesi per fare un buon raccolto, non possiamo rischiare di sprecare tutto per un errore di pochi giorni».

    Pavia (quasi) in media

    Gianluca Tacconi

    Ci spostiamo a Pavia, dove lavora Gianluca Tacconi, agricoltore di Cava Manara con 200 ettari di terreni. La campagna, qui, è soltanto all’inizio, ma le premesse sono positive: «Abbiamo raccolto soltanto mais da pastone, al 30% di umidità, con una resa di circa 15 tonnellate per ettaro, contro le 18 dello scorso anno. Che tuttavia fu un evento eccezionale. A ogni modo, per le nostre zone, 15 tonnellate di pastone non sono un cattivo risultato. Chiaramente le scarse piogge hanno pesato: dal 9 giugno scorso non si è più vista una goccia d’acqua. Tuttavia, avendo terreni molto tenaci, sono state sufficienti due irrigazioni per fare il raccolto».

    Friuli e Piemonte in ritardo

    Procedendo verso Est facciamo tappa a Nogarole Rocca (Vr) dove lavora la famiglia Sandrini, contoterzisti ma anche proprietari terrieri. «Stiamo raccogliendo il mais verde (da pastone, ndr) e per ora le produzioni sono valide: siamo tra i 190 e i 210 quintali per ettaro, che corrispondono a circa 180 quintali di granella secca», ci dice Andrea Sandrini. Per ottenerli, spiega Paolo, zio di Andrea, è stato necessario irrigare cinque volte nel corso dell’estate. «Ma in zona c’è chi ne ha fatte molte di più, soprattutto se hak pochi terreni. Il primo intervento, comunque, è stato fatto il 20 giugno; nettamente in anticipo sulla media stagionale».

    All’estremo orientale della Pianura padana sentiamo la testimonianza di Francesco Casagrande, che coltiva 110 ettari di mais a Musile di Piave. «Sembra una stagione con alti e bassi, anche se per ora abbiamo raccolto soltanto il trinciato. Diciamo che dove non ha avuto problemi di acqua, dà delle soddisfazioni, mentre i terreni torbosi hanno risentito maggiormente della siccità».

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    Pur in assenza di informazioni sul mais da granella, il fatto che la produzione di trinciato abbia raggiunto e talvolta superato le 50 tonnellate per ettaro lascia ben sperare. «La media, da queste parti, è di quasi 600, ma in ogni caso non lo definirei un anno negativo. Viste le premesse, tra caldo e siccità, non ci si può lamentare».

    mais
    Massimo Silvestro

    Chiudiamo con la provincia di Cuneo, che come da tradizione è in ritardo rispetto agli altri territori. «Qui non si comincerà a raccogliere prima di metà settembre – premette Massimo Silvestro – tuttavia il prodotto sembra bello. Purtroppo la zona (Villafalletto, ndr) è stata colpita più volte dalla grandine, con danni anche pesanti. Abbiamo raccolto un po’ di superficie grandinata, senza andare oltre i 75 quintali all’ettaro. In pratica, una miseria in rapporto alle rese di quest’area».


    Precoci, qualità buona. E i prezzi sono ok

    Rese nella media, qualità buona. Sono queste le prime indicazioni che provengono dalle operazioni di raccolta degli ibridi di mais precoci, iniziate nella bassa Lombardia, in Emilia-Romagna e nel basso Veneto, regioni che da sole rappresentano l’85% della superficie nazionale investita a mais, pari a circa 600 mila ettari. Ovviamente si tratta di dati provvisori, ma che confermano che il livello produttivo della campagna in corso promette bene, con rese medie attorno alle 11-12 tonnellate/ettaro, anche se inferiori a quelle particolarmente elevate dello scorso anno, che si attestarono mediamente sulle 12-13 tonnellate/ettaro.

    I timori erano invece orientati verso previsioni che parlavano di livelli produttivi inferiori, soprattutto dopo una primavera particolarmente fresca e un mese di agosto caratterizzato da temperature ben sopra i livelli medi e da precipitazioni scarse o nulle. È ovvio che laddove si è irrigato con parsimonia, oppure nei terreni con scarsa disponibilità idrica, le rese si stanno rilevando basse, sensibilmente sotto le 10 t/ha, ma chi ha seguito la coltivazione in modo adeguato sta ottenendo soddisfazioni fin qui inaspettate. I produttori possono quindi sorridere, perché, oltre alle rese soddisfacenti, che si spera possono solo migliorare con il proseguo della raccolta degli ibridi a ciclo più lungo, c’è anche il profilo sanitario, quindi la qualità, che soddisfa, considerando che i primi dati di analisi della granella indicano non esserci particolari problemi relativi alle micotossine.

    D’altro canto, l’estate è stata nel complesso nelle aree più vocate caratterizzata da livelli di precipitazioni inferiori allo scorso anno e questo determinerà, in ultima analisi costi produttivi sensibilmente maggiori rispetto alla precedente campagna, anche di un 7-8%. Non è raro, infatti, imbattersi in cerealicoltori che hanno dovuto irrigare non meno di tre-quattro volte, il proprio mais. Nei terreni più leggeri, produttori del Mantovano sono intervenuti con irrigazioni di soccorso in ben cinque occasioni.

    Ma, dato decisamente positivo, il livello delle prime quotazioni sulle principali piazze italiane è particolarmente soddisfacente, con listini che hanno registrato nella prima settimana di settembre valori fra i 253 e i 261 euro alla tonnellata, circa il 45-48% in più rispetto solo a dodici mesi fa. Insomma, un inizio che lascia ben sperare, soprattutto se i produttori non si lasceranno prendere la mano dalla tendenza ribassista dei listini delle prossime settimane, considerando che il prodotto di provenienza estera invece registra decisi aumenti di prezzo.

    Massimo Battisti

    Mais fra alti e bassi ma l’annata promette bene - Ultima modifica: 2021-09-09T18:36:25+02:00 da K4

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