Forte risalita dei tondi, drastico calo per Roma-Baldo e per il gruppo Loto, sostanziale tenuta delle varietà pregiate da interno (Arborio-Carnaroli e similari). È il quadro che traspare dal consueto sondaggio sulle previsioni di semina per la campagna risicola 2026, pubblicato questa mattina (13 febbraio) dall’Ente Nazionale Risi.
Parziale ma indicativo
Come sempre, a inizio anno l’Ente realizza un sondaggio tra i risicoltori, per capire su che varietà intendono indirizzarsi per la campagna che si va profilando. Pur essendo una rilevazione parziale - quest’anno è basata su 1.022 schede, rende noto l’ufficio studi dell’Ente - si è storicamente rivelata abbastanza affidabile e sostanzialmente confermata, salvo parziali aggiustamenti, dai risultati finali del sondaggio, disponibili da marzo, e successivamente dalle superfici effettivamente seminate nel corso della primavera.
Sondaggio riso, chi sale e chi scende
I valori che più spiccano, nel quadro riassuntivo, sono, senza dubbio, il forte rialzo dei Tondi, che nel complesso guadagnano 20.500 ettari sui 56.820 dello scorso anno. Salgono così del 36 e rotti per cento, principalmente a scapito del gruppo Roma-Baldo e similari, che perde quasi 11mila ettari, ossia il 38,3% della superficie 2025. Scende pesantemente anche il gruppo Loto (-15,07%, pari a oltre 5.300 ha), mentre crescono le varietà pregiate da interno: Arborio e similari +21,8% (pari a oltre quattromila ettari), Carnaroli e similari +15% (3.700 ha scarsi). I dati agglomerati per gruppi vedono, oltre al già citato boom dei Tondi, un calo di oltre 13mila ettari per Medi e Lunghi A (-9,9%) e di quasi 8.200 ha per il Lungo B (-17,67%). La riga dei totali, infine, racconta di una superficie risicola che resta sostanzialmente invariata a 234mila ettari (682 in meno rispetto al 2025, secondo questo primo sondaggio).
Il sondaggio riso fotografa il mercato
È sostanzialmente una fotografia dell’andamento di mercato di questi ultimi mesi quella che emerge dall’analisi dei dati pubblicati da Ente Risi. Un quadro che, nel complesso, non sorprende gli addetti ai lavori. “Viste le buone performance agronomiche di alcune varietà dei gruppi Arborio e Carnaroli, i produttori che hanno abbandonato il gruppo Baldo-Roma si sono orientati su queste ultime, in quanto offrono maggiori garanzie di vendita della produzione”, commenta Massimo Gregori, mediatore specializzato nel settore risicolo.
Una fuga, quella da Roma e Baldo, non certo sorprendente, dal momento che le varietà ivi incluse risultano quasi invendibili a meno di non scendere sotto i 40 euro per quintale, per un effetto combinato di forte offerta internazionale e domanda relativamente rigida.












