Il credit crunch non si allenta

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I dati dell’ultimo rapporto AgrOsserva (Ismea e Unioncamere). Finanziamenti in calo. Lieve controtendenza per il settore primario

La restrizione creditizia (credit crunch) che le banche stanno puntualmente adottando, nei confronti di tutti i settori economici, viene confermata dall’ultimo rapporto AgrOsserva (emanazione Ismea e Unioncamere) anche per il settore agricolo.

L’analisi dei dati mostra infatti, una sostanziale stabilità nella consistenza degli impieghi e una evidente contrazione dei finanziamenti a lungo termine.

In particolare il credito concesso all’intero sistema imprenditoriale italiano, in riferimento agli ultimi dati disponibili di settembre 2015, mostra una riduzione di 2,3 punti su base annua (figura 1), confermando un trend negativo, osservato già a partire dal maggio 2012. Tuttavia, rispetto a tale quadro generale, per il mondo agricolo e agroalimentare, l’accesso al credito sembra essere più agevole, in quanto sulla scorta dei dati divulgati dalla Banca d’Italia ed elaborati all’interno dello stesso rapporto AgrOsserva sopra citato, si rileva che l’ammontare dei prestiti bancari concessi all’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, ha seguito una tendenza sempre positiva durante i primi nove mesi del 2015, confermata da un +2,4%, su base annua, nel mese di settembre.

Anche il settore primario in senso stretto (agricoltura, silvicoltura e pesca) dopo aver superato un primo bimestre negativo, ha fatto registrare nel 2015 una tendenza lievemente crescente, confermata anche dal +0,7% di settembre (rispetto a settembre 2014).

Alla luce di quanto appena mostrato, le imprese agricole sembrano essere meno colpite dalla stretta del credito, ma analizzando le linee di finanziamento di medio e lungo termine è possibile vedere come anche il settore primario non ne è immune. Infatti il totale dei finanziamenti oltre il breve periodo al settore agricolo nel secondo trimestre del 2015 ha mostrato una flessione del 5,2% su base annua e dell’1,8% su base trimestrale. Tale contrazione ha colpito indistintamente tutte le voci di investimento, come la costruzione di fabbricati rurali (che ha subito la maggiore flessione attestandosi al -7,5% su base annua), l’acquisto di macchine e attrezzature (-3,5% su base annua) e l’acquisto di immobili rurali (-3,2% su base annua).

 

Generale peggioramento del rating

Il credit crunch è pertanto un fenomeno generalizzato che trae le sue origini nella crisi finanziaria degli ultimi anni, la stessa ha difatti determinato una drastica riduzione degli investimenti (che si è tradotta in una minore richiesta di credito di medio lungo termine), e un generale peggioramento del rating (rischiosità) delle imprese affidate. Tale elemento risulta essere rilevante in quanto le stesse banche, per rispettare le normative a cui sono sottoposte, a parità di volumi di impiego devono incrementare le proprie esigenze di capitalizzazione, così da generare un aumento del costo alle imprese per poter richiedere un finanziamento, e una conseguente e ulteriore diminuzione delle richieste di affidamento. Inoltre, in linea generale gli istituti di credito si sono mostrati più prudenti nella concessione di credito, in quanto, la stessa crisi ha determinato un generale aumento delle sofferenze. Rispetto a tale contesto le imprese agricole sono state ulteriormente penalizzate da alcune caratteristiche strutturali che complicano il rapporto banca-impresa, su tutte la generalizzata assenza delle scritture contabili, che rappresentano la principale fonte di dati utilizzabile dagli istituti di credito per misurare il rating di un potenziale affidato.

Nonostante il quadro generale e le difficoltà derivanti dalle specificità del comparto agricolo, il rapporto AgrOsserva ha reso evidente come per il settore in questione l’accesso al credito è generalmente migliore di quanto osservato per l’economia nel suo complesso.

Questo dato è comprensibile analizzando il rapporto sofferenze lorde su impieghi per branca di attività produttiva (tabella). In particolare le imprese agricole rispetto all’ultimo dato disponibile di settembre 2015 fanno registrare un rapporto sofferenze su impieghi del 13%, ossia, un rapporto sensibilmente più basso che in altri settori, come quello del commercio e dei servizi (20%), nonché quello delle costruzioni (31%). Contestualmente la stessa tabella evidenzia come il settore agricolo ha il più alto rapporto tra garanzie reali e sofferenze (58%) rispetto a tutti gli altri settori produttivi (con l’evidente esclusione del solo comparto delle attività immobiliari 60%), ciò significa che le imprese agricole, nonostante l’assenza di indici di bilancio capaci di esprimere il loro grado di patrimonializzazione, sono in grado di offrire una “migliore tutela” delle sofferenze.

 

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