Maurizio Martina: «Sì al Ceta, no al glifosate»

Maurizio Martina
Il ministro Maurizio Martina
Impegno rinnovato sulle infrastrutture irrigue. Tema chiave del G7 agricolo di Bergamo sarà la tutela del reddito dei produttori. Il ministro traccia il bilancio di quattro anni di legislatura

Maurizio Martina rivendica i risultati raggiunti in oltre 4 anni di lavoro, assicura la tutela del Made In Italy, prende posizione sul Ceta, sul glifosate e sugli altri temi caldi. E soprattutto garantisce agli agricoltori che arriveranno fondi, regole certe e condizioni ancor più favorevoli per eliminare gli ostacoli e garantire uno sviluppo sostenibile all’intera filiera. Il Ministro si confida a Terra e Vita con questa lunga intervista.

 

L’Italia ha mille tesori, oltre al patrimonio artistico più importante al mondo, è il Paese delle eccellenze enogastronomiche che fruttano alla penisola primati invidiabili. Lo scorso anno 38,4 miliardi di export. Ovunque cercano di imitare il Made in Italy e il suo Ministero è impegnato a testa bassa nella lotta alla falsificazione. Che risultati state ottenendo?

«Abbiamo superato i 2mila interventi all’estero del nostro Ispettorato repressione frodi contro i falsi prodotti agroalimentari. È una battaglia quotidiana e ci siamo dotati di strumenti che ci rendono unici. Sono oltre 240mila i controlli che abbiamo effettuato attraverso i nostri organismi negli ultimi 24 mesi. Il Mipaaf è l’unica Istituzione al mondo ad avere accordi e collaborazioni con eBay, Amazon e Alibaba per rimuovere dagli scaffali virtuali i prodotti agroalimentari contraffatti, come ad esempio il finto olio Dop, il Prosecco in lattina o il falso pecorino romano».

A tale proposito si discute molto di Ceta, l’accordo tra Canada e Ue approvato a Bruxelles, ma che deve essere ancora ratificato dal Parlamento italiano. I detrattori lo considerano una svendita del Made in Italy, chi lo sostiene invece parla di un decisivo passo in avanti. Vi fermerete di fronte alle polemiche oppure tirate dritto?

«È giusto avere un confronto aperto su provvedimenti così importanti. Il nostro obiettivo è sempre stato e continua a essere quello di salvaguardare i piccoli produttori, in Italia come all’estero. Abbiamo bisogno di accordi internazionali giusti, che diano tutela a chi è più debole sui mercati internazionali. Non sono le multinazionali ad avere bisogno di regole, anzi. Servono promozione e protezione, altro che muri e barriere. Dobbiamo farlo, quindi, valorizzando i marchi geografici di ogni nazione e riconoscendo reciprocamente il diritto alla tutela. Come succede col Ceta, che per me è un punto di partenza».

 

No a compromessi sulla sicurezza

C’è però chi parla di un passo indietro sulla sicurezza alimentare?

«Sgombriamo il campo da un dubbio: non accetteremo mai compromessi al ribasso sulla qualità e sulla sicurezza. Nessun accordo commerciale, comunque, può modificare le regole europee sugli alimenti. I produttori canadesi che vogliono esportare in Europa dovranno seguire le regole Ue per la produzione. È una garanzia in più».

La tropicalizzazione crescente del clima continua a creare emergenze. Lunghi periodi di siccità a cui seguono alluvioni disastrose. Quali provvedimenti intende prendere per sostenere i settori colpiti?

«Siamo davanti a una fase epocale. Chi per anni ha banalizzato la questione del cambiamento climatico deve aprire gli occhi e capire che servono risposte concrete al settore. Stiamo lavorando sui primi tre fronti: abbiamo esteso l’attivazione del fondo di solidarietà nazionale per bloccare i pagamenti dei mutui e dei contributi previdenziali e assistenziali delle imprese; è stato ottenuto l’aumento dell’anticipo dei fondi europei per gli agricoltori e l’investimento per oltre 700 milioni di euro per rendere più efficienti le infrastrutture irrigue. Il percorso da fare è lungo».

L’industria alimentare cresce il doppio dell’economia italiana, però a fronte dei guadagni dei grandi gruppi, i prezzi all’origine delle materie prime continuano a diminuire. E l’agricoltore spesso non riesce a coprire neanche i costi di produzione.

«Troppo spesso la remunerazione dei prodotti non è sufficiente e su questo aspetto abbiamo il dovere di fare di più e meglio, consapevoli delle difficoltà dettate dalle oscillazioni dei prezzi sui mercati. Anche per questo insistiamo molto sulla trasparenza in etichetta e sull’obbligo di indicazione dell’origine delle materie prime, per consentire ai consumatori di scegliere con consapevolezza. E quello della tutela del reddito dei produttori sarà uno dei temi chiave del G7 dell’Agricoltura di Bergamo».

 

Burocrazia, partita ancora aperta

Tutto nasce dalla terra e “Terra e Vita” è impegnata da anni nella battaglia per la tracciabilità e la sostenibilità. Così come molti agricoltori. Che devono garantire standard di qualità e un guadagno, seppur minimo. Spesso però lamentano due grossi problemi ancora irrisolti: l’eccesso di burocrazia e un costo del lavoro insostenibile. Possono sperare in qualche miglioramento per il futuro?

«La lotta alla burocrazia è un impegno costante, anche se faticoso. Eliminare adempimenti e procedure inutili non è semplice. È molto più facile fare un convegno e denunciare, che cambiare davvero. In questi anni abbiamo lavorato per rendere più semplice la vita degli agricoltori, ma la sfida è ancora tutta aperta».

Glifosate: il suo uso è autorizzato dall’Ue fino a dicembre e la Francia si opporrà a una proroga. Lei Ministro invece che decisioni intende prendere?

«Siamo stati contrari e la nostra posizione resta questa. Dobbiamo lavorare ad alternative sostenibili per l’ambiente e dal punto di vista economico per i produttori».

Qual è il confine tra redditività in agricoltura e tutela delle eccellenze italiane? Come si può fare business su scala industriale ed essere competitivi?

«Usciamo dai vecchi schemi. Nell’agroalimentare italiano c’è il meglio dell’innovazione del Paese eppure troppo spesso questo potenziale resta inespresso, incastrato in dinamiche che impediscono a questa energia di emergere.

Siamo al fianco delle piccole imprese con incentivi e un piano di internazionalizzazione ma dobbiamo fare squadra e puntare sull’aggregazione dell’offerta. Meno organizzazioni e più organizzazione. Questo abbiamo fatto anche con la nuova Strategia ortofrutta 2018-2020. Solo uniti i produttori possono affrontare al meglio le sfide dei nuovi mercati».

 

Le sfide da vincere

Sono oltre 4 anni che lei si occupa ai massimi livelli di politiche agricole. Quali sono le sfide ancora da vincere?

«Sicuramente la revisione delle politiche europee per proseguire nel processo di semplificazione della Pac e di difesa del budget agricolo dopo la Brexit. Penso poi anche alla creazione di nuovi strumenti per favorire l’organizzazione e l’aggregazione nelle filiere. Infine, proseguendo l’impegno per il dopo Expo Milano, l’avvio del progetto Human Technopole, che sorgerà nell’area che ha ospitato i sei mesi dell’Esposizione universale»

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 29/2017

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome