CAMPAGNA CEREALI

Grano, produzioni in aumento

Secondo le prime stime +5% per il tenero e 2,7 milioni di ettari per il frumento duro.

Per comprendere i futuri scenari e le prospettive di mercato dei grani teneri e duri, è necessario partire dalle attese del giugno 2012.

L’attuale campagna è iniziata all’insegna delle sirene rialziste, con una situazione maidicola mondiale deficitaria e il rischio di vedere esplodere gli utilizzi di grano a feed. A compensare tanta ansia solo qualche timido segnale dallo scenario (supply-demand) del grano 2012-2013 abbastanza equilibrato e una più che decorosa produzione di 665 milioni di t, sufficiente a coprire i consumi.

Per il duro, piccola galassia dell’universo grano, le speranze erano di assistere a un crescendo di notizie positive sui nuovi raccolti, dal Magreb al Nord America, passando per Messico ed Europa; notizie che gradualmente avrebbero fatto rientrare le paure di un nuovo 2007/08, date le scorte risicate.

Scorrendo le tabelle e i grafici, notiamo che per i grani teneri i dati a consuntivo e le previsioni uscite da luglio a dicembre hanno delineato, a livello mondiale, un sensibile peggioramento delle stime produttive (carestia in Russia) e un crescente utilizzo di scorte iniziali a compensare lo “spread” negativo con i consumi: un 20 milioni di t. In Europa i consumi di tenero hanno puntualmente seguito la flessione delle produzioni, mentre le esportazioni sono state corrette al rialzo man mano che la Russia ha cominciato a ridurre la sua aggressività in prezzo sull’export.

Per quanto riguarda il grano duro a giugno si era già preso atto del sensibile calo produttivo in Spagna e Marocco e da settembre la domanda mondiale si è prontamente adeguata al ribasso. In poche settimane, con l’arrivo dei raccolti Usa e Canada e la conferma della loro ottima produzione, lo scenario mondiale è tornato, nei fondamentali, alla normalità ma sul fronte dei prezzi il mercato estero è rimasto ancora succube dell’influenza del mais sul Cbot.

Non così in Europa ove, dopo aver assorbito l’handicap produttivo spagnolo, si sono registrati gli ottimi raccolti italiano e greco che hanno bloccato sul nascere ogni possibile turbamento per una produzione francese al di sotto delle aspettative. Con il passare dei mesi il deficit comunitario è stato via-via rivisto al ribasso accelerando la stabilizzazione dei mercati: Italia in primis.

Tutto quanto appena descritto per l’Europa è accaduto gradualmente grazie a compratori e venditori che hanno agito con una sana dose di buon senso nell’operare che troppo spesso sacrificato sull’altare della frenesia nel valutare in tempo reale una sempre più ampia mole di notizie, stime e indiscrezioni sui mercati mondiali. Nel primo semestre di campagna il “gossip” mediatico ha dibattuto sul Canadian wheat board (Cwb), il “weather market”, la domanda asiatica, le decisioni commerciali dei paesi del Mar Nero, l’insufficienza di mais in Usa.

Di fatto big bang dell’offerta canadese, si è rivelato una castagnola con un maggior numero di venditori che faticano a convincere gli agricoltori a uscire dalle dinamiche di prezzo di quell’ex “Board” che tuttora esiste e resta punto di riferimento.

Per il clima, delle originarie stime catastrofiche resta poca traccia dopo siccità russa e del centro Europa, del clima avverso nel “corn belt” Usa: sia per il “recupero” dei raccolti sia per la difficoltà di verificare gli effetti su rese, produzioni e consumi in paesi come l’Ucraina ove l’intero supply-demand è da anni redatto per deduzioni e quindi con un primordiale alto grado di approssimazione. Anche la domanda asiatica e le politiche commerciali del Mar Nero e del Nord Africa, sono figlie di questa statistica deduttiva del fabbisogno interno e delle scorte spesso dichiarate dagli stessi governi che poi acquistano/vendono cereali.

Infine, la carenza di mais negli Usa. Se fino ad un paio di anni fa le previsioni bio-energetiche erano una quasi certezza, oggi, con la crisi anche nei settori automobilistico e petrolifero, pensare a una macchina a bio-etanolo è utopia e con sempre meno Suv e più utilitarie gli Usa hanno già raggiunto nel 2012/13 il massimo in utilizzo industriale di mais; se la crisi continuerà a ridurre i consumi energetici, forse produrrà qualcosa in più da collocare nel circuito internazionale!

Italia eccellente

A livello Italia, cosa ha turbato il nostro quieto vivere? Anche qui un mix di dati reali e ipotetici. Il grano fin dai primi tagli ha dato in volume e soprattutto in qualità risultati a dir poco eccezionali: rese medio-alte e caratteristiche merceologiche da non volerci credere! I teneri di forza sono usciti proteici, con un buon W ma non troppo “rigidi” (come P/L); i grani duri con buon peso specifico, elevata vitrosità e un tenore proteico oltre il 13% sulla sostanza secca anche in aree ove è da sempre quasi un miraggio. A turbare il sonno degli operatori sono comparse le angosce retaggio del 2007/08: utilizzo massiccio di grano in zootecnia, blocco dell’export russo-ucraino, repentini rincari di prezzo in Europa e nel mondo per effetto domino dal mais...

Tutto vero ma il mondo agro-alimentare italiano ha già sperimentato il panico mediatico nelle campagne 2007 e 2010 e, nonostante l’annuncio di imminenti “uragani”, la domanda si è gradualmente coperta sul luglio-dicembre 2012, qualcuno in parte fino a giugno 2013, ma senza clamori o particolari patemi d’animo confidando che il mondo agricolo reagisse, come già nel 2008 e nel 2011, con successive ampie semine e, soprattutto, con maggiore maturità commerciale, ossia vendendo regolarmente in presenza di prezzi congrui.

Al contrario delle scorse crisi cerealicole, produzione e trasformazione hanno interagito di più e operato con meno emotività, anche tra le mille sirene allarmiste. Erano vere o false? È vero che la Russia ha prodotto meno delle attese, ma è falso affermare che abbia esportato sotto la “media”, come non tornerà a farlo (2011 docet) in caso di quotazioni mondiali in forte calo dalla primavera in poi.

Se il raccolto di grano 2013 sarà abbondante, chi vorrà riportare a nuova campagna ingenti volumi con il rischio di realizzare prezzi inferiori a oggi? Le ultime stime di semina in Europa parlano di superfici in aumento e i prezzi del grano sulle piazze Usa dovrebbero convincere gli agricoltori delle “pianure” del Nordamerica a investire ancor più in teneri e duri.

In conclusione dove andrà il mercato del grano? Per il duro all’orizzonte si vedono la possibilità di un’offerta sempre più aggressiva dalle origini Usa e Canada e un raccolto nell’area del Mediterraneo che, salvo catastrofi climatiche, sarà più abbondante che nel 2012. Se le intenzioni di maggiori semine in Usa e Canada saranno confermate, l’ultima parte della campagna potrebbe essere in discesa per chi compera.

Per i teneri, lo scenario è tendenzialmente ribassista ma ancora con più fronti da tenere monitorati: l’andamento colturale in Usa sarà essenziale come le decisioni politico-commerciali dei paesi del Mar Nero e del Sud Mediterraneo... fino all’effetto domino del “mais mondiale” e degli “umori” degli speculatori finanziari. La sensazione è che nel 2013 vi sarà grano in abbondanza e se gli attuali enigmi troveranno rapidamente risposte positive, si arriverà in pochi mesi alla normalità ... ma per un paese strutturalmente deficitario come l’Italia e stante il livello di concentrazione dell’offerta comunitaria ed estera, meglio essere ancora prudenti.

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