Legge di Bilancio 2026: più difficile compensare i crediti d’imposta

Dl fisco
L'attuale bozza vieta, dal 1° luglio prossimo, la compensazione con i versamenti previdenziali, assistenziali e assicurativi. Le organizzazioni agricole chiedono al Governo di intervenire

Sta facendo molto discutere in questi giorni l’articolo 26 contenuto nella bozza della Legge di Bilancio 2026, in cui il Governo stabilisce che, dal 1° luglio 2026, sarà vietato compensare i crediti d’imposta con i versamenti previdenziali, assistenziali e assicurativi.

Il divieto è generalizzato e colpisce anche i crediti legittimi. Inoltre, il limite per le compensazioni in presenza di debiti fiscali viene dimezzato da 100.000 a 50.000 euro.

Il rischio per le imprese agricole, quindi, è di venirsi a trovare con crediti inutilizzabili e contributi da versare.

L’intero mondo agricolo, pur con diverse sfumature al suo interno, sta auspicando che il Governo ritiri questa norma e apra un confronto serio con le associazioni di categoria. Le compensazioni fiscali, infatti, non dovrebbero essere interpretate come un privilegio, ma come uno strumento di equità e un riconoscimento verso chi fa investimenti.

Le reazioni del mondo agricolo

Coldiretti ha espresso forte preoccupazione per la norma che, dal 1° luglio 2026, introdurrebbe il divieto di compensare i crediti d’imposta non derivanti da dichiarazioni fiscali con i debiti previdenziali e contributivi.

«Tale misura - rileva Coldiretti - avrebbe effetti negativi: rallenterebbe la modernizzazione del settore, aumentando i costi per l’acquisto di macchinari e tecnologie; creerebbe tensioni finanziarie per le imprese che hanno pianificato investimenti basandosi sulle compensazioni».

Per Copagri «destano più di qualche perplessità anche la mancata proroga del credito d’imposta per gli investimenti nella Zes per il settore agricolo, che rischia di creare una discrasia tra le imprese del Primario e quelle degli altri settori, e soprattutto la sospensione delle compensazioni fiscali tramite credito d’imposta con i versamenti previdenziali, assistenziali e assicurativi, intervento che va di fatto a penalizzare tutti i produttori agricoli che hanno investito in innovazione e sostenibilità».

Confagricoltura definisce «al limite della incostituzionalità la previsione del divieto di compensazione dei crediti d'imposta con i debiti contributivi a partire dal 1° luglio 2026» e confida «in un superamento di queste criticità».

Per Cia, infine, «l’agricoltura va tenuta fuori dall’art. 26 della Legge di Bilancio. Si garantisca ai produttori del settore la compensazione dei crediti di imposta con i contributi previdenziali e assistenziali, la principale occasione di recupero delle spese per le imprese agricole».

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