Il carrubo (Ceratonia siliqua L.) è una specie arborea che racconta la storia del Mediterraneo. Da millenni accompagna l’agricoltura e la cultura di tutte le civiltà che si affacciavano sul mare nostrum. Da sempre noto per i carati, i semi che venivano usati nell’antichità come unità di misura del peso per oro e pietre preziose, il carrubo è stato per secoli fonte di alimento, dolcificante naturale e legno pregiato.
In Puglia la sua presenza è documentata sin dall’antichità, soprattutto lungo le coste del Salento e nel Brindisino, dove ancora oggi si ergono esemplari secolari che testimoniano la sua storica diffusione nella macchia mediterranea. Specie altamente rustica e inserita nel registro delle specie Nus (Neglected and Underutilized Species), il carrubo ha saputo sopravvivere laddove altre colture non trovavano condizioni favorevoli. Nei primi del ‘900, periodo in cui la Fillossera ha distrutto l’intera viticoltura europea, ha garantito un’alternativa produttiva in un periodo critico. Oggi, di fronte alle nuove sfide poste dal cambiamento climatico e dalle emergenze fitosanitarie, questa specie si propone come strumento eccellente di rinascita per il paesaggio agrario pugliese.
Ripartire dopo Xylella
L’epidemia di Xylella fastidiosa subsp. pauca ha rappresentato una delle più gravi crisi nella storia dell’agricoltura e dell’economia pugliese. Milioni di olivi secolari sono stati compromessi nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, alterando irreversibilmente l’economia e l’identità paesaggistica del territorio. A peggiorare la situazione si aggiungono il cambiamento climatico e la riduzione della quantità e della qualità di acqua disponibile per l’agricoltura, sia di natura meteorica, che da emungimenti sotterranei. In questo scenario, il carrubo si propone, all’attenzione della comunità scientifica, dei professionisti del settore e delle istituzioni, come specie arborea strategica per il recupero delle aree infette attraverso la rigenerazione del paesaggio agrario salentino, a cominciare dalla componente produttiva. Questa leguminosa arborea mostra spiccate resistenze sia a fattori biotici che abiotici: risulta, infatti, essere non ospite di tutte le subspecie di Xylella fastidiosa e resistente agli stress idrici e salini.
All’interno del progetto “Rigenerazione sostenibile dell’agricoltura nei territori colpiti da Xylella fastidiosa” del Distretto agroalimentare Jonico-Salentino (Dajs), coordinato dall’agronomo Fabrizio De Castro, il gruppo di ricerca del professor Salvatore Camposeo e della professoressa Alessandra Gallotta, dell’Università degli Studi di Bari, ha realizzato una mappa di vocazionalità territoriale della carrubicoltura pugliese (Costanza et al., 2024). Attraverso un’analisi multifattoriale, basata su una vasta gamma di indici pedoclimatici, lo studio ha individuato oltre 260 mila ettari potenzialmente idonei alla coltivazione del carrubo solo nell’areale infetto da Xylella. Le zone più vocate coincidono con la fascia ionico-adriatica meridionale, caratterizzata da inverni miti e precipitazioni scarse, ma sufficienti per questa coltura. Questa ricerca ha evidenziato anche il valore ecologico del carrubo che, oltre a contrastare l’erosione dei terreni, contribuisce significativamente al sequestro di carbonio, offrendo un contributo concreto alla mitigazione dei cambiamenti climatici.













