«I giovani scommettono su viticoltura ed enologia»

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Scopriamo l’istituto agrario di Firenze con il dirigente Andrea Marchetti. Strutture formative sempre più moderne grazie ai fondi Pnrr e connessione con il mondo del lavoro

In Toscana si contano una ventina di istituti agrari, con la rete regionale Renisa presieduta dal dirigente dell’agrario di Firenze, Andrea Marchetti. Si tratta di un polo di riferimento anche per il suo rilievo storico, quale erede diretto della scuola di agricoltura fondata da Cosimo Ridolfi. «Il livello di relazione all’interno della rete è eccellente», spiega il professor Marchetti, preside dal 2007 e in precedenza docente specializzato per le attività di sostegno, con ruoli di rilievo anche presso l’Usr e il ministero dell’istruzione.

«Lavoriamo per una didattica in filiera, uniformando la qualità dell’offerta formativa a livello regionale pur mantenendo ognuno le proprie peculiarità – racconta – collaboriamo con la Regione Toscana per la conservazione della biodiversità e i Consorzi di tutela per la valorizzazione delle produzioni. Facciamo sistema anche attraverso l’Istituto tecnico superiore, l’Its Eat, Eccellenza agroalimentare toscana, fondato nel 2015».

Che legame intrattenete con l’academy?

«Il rapporto, che nasce per colmare il mismatch tra scuola e lavoro, è strutturale e organico. Siamo un partner strategico e propulsore. Gli indirizzi di specializzazione legati a viticoltura ed enologia e alla gestione del sistema agroalimentare, a fronte della ventina di percorsi attivati in questi anni, sono quelli con più iscritti e con una percentuale di quasi il 90% dei diplomati che trova impiego subito, spesso nelle stesse aziende dove hanno svolto lo stage, parte integrante della formazione».

Quali sono i numeri e i corsi del suo istituto?

«La scuola conta 750 studenti. La maggioranza, circa l’80% frequenta il tecnico, mentre il restante 20% si orienta verso il professionale per l’agricoltura. Viticoltura ed enologia resta la scelta primaria a livello di indirizzo, dato il prestigio del settore in tutta la Toscana. Pure quello di produzioni e trasformazioni conta un numero rilevante di iscrizioni. C’è una crescita costante per l’indirizzo di gestione dell’ambiente e del territorio, spinto dall’aumentata sensibilità per la sostenibilità e la tutela del paesaggio. Da quest’anno abbiamo lanciato un nuovo percorso curriculare, quello di gestione dell’impresa e valorizzazione dei prodotti, che porterà gli studenti a specializzarsi nell’imprenditoria agroalimentare e agroindustriale potenziando le conoscenze in ambito normativo, economico e informatico nonché nel marketing».

Avete due altri corsi speciali…

«Siamo una realtà con una missione sociale marcata. Il corso presso la casa circondariale conta 30-40 iscritti. In questo caso la peculiarità è la didattica dell’impegno: il lavoro nei terreni coltivati e in serra diventa uno strumento di riscatto e di futura occupabilità. Il corso serale è invece frequentato da chi già lavora e vuole professionalizzarsi. Le attività pratiche vengono concentrate in orari pomeridiani estesi sfruttando i laboratori della sede centrale».

Non avete né il sesto anno né il convitto.

«Il sesto anno non è attivo perché nel 2012 furono fatte scelte che andavano a potenziare le altre due articolazioni. Attualmente è in corso l’iter per l’attivazione del sesto anno per enotecnici. Circa il convitto, in passato l’istituto ha avuto una significativa componente residenziale, oggi venuta meno per l’assenza di una struttura idonea. Il tema è di attualità nel dibattito interno: molti riterrebbero il college un investimento strategico per attrarre studenti dalle zone rurali della regione, dalle quali i collegamenti non sono adeguati».

Qual è la posizione sulla sperimentazione del 4+2?

«Siamo una delle tre scuole di Firenze e provincia che ha ottenuto l’autorizzazione alla sua istituzione. Siamo favorevoli al percorso quadriennale, in quanto consente l’ingresso all’università in linea con le scuole europee. Inoltre, accelera l’ingresso nel mondo del lavoro attraverso l’Its academy. Il nostro progetto curricolare garantisce il bagaglio di competenze tecniche necessario ad affrontare l’università, il percorso biennale post diploma dell’Its o il mondo del lavoro. Tutto ciò grazie a un cambio radicale della didattica, alla collaborazione di esperti delle aziende e del mondo accademico che affiancheranno i docenti nelle lezioni, nonché un aumento delle ore di alternanza scuola-lavoro».

Com’è organizzata l’azienda agraria annessa?

«È un’azienda di 16 ettari nel cuore di Firenze con indirizzo misto. Il vivaismo è storico ma la produzione di vini e di olio, con la chiusura delle filiere nella cantina e nel frantoio interni, rappresenta l’eccellenza. I prodotti sono venduti direttamente al pubblico nel punto vendita dell’istituto, un modello perfetto di filiera corta e di didattica del commercio. Inoltre, collaboriamo con il parco delle Cascine per la gestione del verde urbano».

Cosa state facendo sul fronte dell’innovazione?

«Stiamo vivendo una fase di profondo ammodernamento grazie ai fondi Pnrr. Parliamo di agricoltura 4.0: droni per i rilievi, stazioni meteo avanzate, laboratori di analisi di chimica agraria digitalizzati e serre idroponiche tecnologiche. Non stiamo solo comprando macchine, stiamo ridisegnando il modo di insegnare l’agricoltura. Inoltre, nell’istituto è presente un’aula di realtà virtuale e siamo sede di corsi per assaggiatori di olio riconosciuti dalla Regione Toscana. Da sottolineare gli investimenti significativi che hanno trasformato l’Istituto in un hub tecnologico per il settore primario toscano. Va poi evidenziato che è in costruzione una palestra dotata di attrezzature e spazi innovativi per l’attività di scienze motorie che sarà aperta anche alla cittadinanza. L’opera, un gioiello di architettura moderna, è costata otto milioni di euro con finanziamenti derivanti dal Pnrr e dalla Città Metropolitana».

«Sempre grazie al Pnrr, L’Its Eat Academy ha progettato in collaborazione con l’istituto un moderno frantoio, tecnologicamente all’avanguardia, un presidio tecnologico e produttivo nel cuore della città. Le olive, raccolte nei terreni dell’istituto, vengono frante immediatamente nel nuovo impianto. Questo garantisce un olio extravergine di qualità altissima, con parametri organolettici d’eccellenza grazie al controllo digitale delle temperature e dei tempi di lavorazione. Per gli studenti è un’occasione unica per imparare l’arte dell’estrazione con macchinari 4.0. L’idea di un frantoio cittadino, inoltre, apre prospettive interessanti di servizio alla comunità e di valorizzazione dell’olivicoltura urbana».

I corsi Its 2025-2027

I percorsi attivati per il biennio in corso sono sette: Wine manager, con sede a Scandicci, per il Tecnico superiore per il marketing e la qualità delle produzioni viti-vinicole; Agrifuture 5.0, sempre a Scandicci, per il tecnico per l’innovazione delle produzioni agrarie sostenibili e le trasformazioni agro-industriali; Food Marketing & Export Management, con sede a Grosseto, per il tecnico per l’innovazione delle strategie di marketing ed export dei prodotti agroalimentari made in Italy; Enofood marketing & communication experience, con sede a Scandicci, per il tecnico per la comunicazione, il marketing e l’innovazione dell’esperienza enogastronomica e turistica; Assistant store manager, con sede a Firenze, per il tecnico per la strategia commerciale; Agritech innovation, con sede a Grosseto, per il tecnico per la gestione di startup, l’innovazione e la competitività del sistema agroalimentare.

Il patrimonio storico

L’Istituto ha sede nell’area delle Cascine sin dalla sua fondazione. Qui si trovano il museo degli strumenti agrari e la biblioteca storica che non sono solo “depositi” ma parte integrante dell’identità formativa. Questi spazi conservano macchinari d’epoca, collezioni pomologiche in cera e una biblioteca con testi rari che testimoniano l’evoluzione della millenaria scienza agraria. Nella biblioteca Ridolfi ci sono volumi che costituiscono delle pietre miliari dell’agronomia. Il fatto che i membri dell’accademia dei Georgofili vi facciano ricerca attesta che non si tratta di un semplice archivio scolastico ma di un centro di documentazione di rilievo nazionale.

«Per gli studenti che hanno accesso a questo patrimonio – commenta Marchetti – significa comprendere la nobilità della professione. Vedere i disegni tecnici del Settecento e i trattati dell’Ottocento li aiuta a sviluppare un rispetto profondo per la terra e per il rigore scientifico che oggi applichiamo alle biotecnologie».

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