L’agricoltura ha sete di tecnici

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I temi principali del 17esimo congresso della rete Renisa. Due giorni di relazioni e dibattiti. Un centinaio di istituti agrari presenti

Oltre cento istituti agrari italiani rappresentati, con una settantina di dirigenti scolastici, una cinquantina di dirigenti dei servizi amministrativi e un centinaio tra docenti e tecnici arrivati ad Alba, nella sede della scuola enologica “Umberto I”, per partecipare al XVII congresso Renisa, la rete nazionale degli istituti agrari.

Si tratta di uno dei più importanti appuntamenti annuali dedicati all’istruzione agraria, tecnica e professionale. Una sorta di Cernobbio del settore, nata oltre tre lustri fa con il sostegno del direttore generale dell’istruzione tecnica Raimondo Murano, come ha ricordato in apertura di congresso Patrizia Marini, preside emerita e presidente uscente di Renisa, realtà che ha fondato e fatto crescere fino a raggiungere le 300 scuole associate, dando nuova dignità e prospettive all’istruzione e formazione agraria.

A riguardo va registrato che al termine della tre giorni, dal 18 al 20 maggio, c’è stato il cambio della guardia, con Antonella Germini, dirigente dell’Istituto “Umberto I” di Alba, eletta nuova presidente delle Rete. Ad affiancarla nel consiglio direttivo ci saranno Angelinda Griseta (Iis Basile-Caramia-Gigante di Locorotondo), Manuel Penasa (Fondazione Edmun Mach - San Michele all’Adige), Maria Antonietta Atzori (Duca degli Abruzzi di Elmas), Pietro Caterini (De Sanctis-D’Agostino-Amatucci di Avellino), Anna Rita Sicuri (Galilei-Bocchialini di Parma) e Antonio Campisi, Dsga sempre dell’Umberto I di Alba. Una squadra di dirigenti di scuole di eccellenza, già presentate nei mesi scorsi su “Terra e Vita”, il cui editore ha omaggiato tutti i delegati di uno speciale dossier realizzato per l’occasione.

Radici oltre

Il congresso, al quale hanno portato i saluti i ministri dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e dell’Istruzione Giuseppe Valditara, è stato però soprattutto il luogo del confronto tra dirigenti scolastici, docenti, istituzioni, imprese, università, enti di ricerca e stakeholder del comparto agroalimentare provenienti da tutta Italia, chiamati a discutere della ridefinizione del ruolo strategico della formazione agraria nel contesto delle grandi transizioni ecologiche, tecnologiche e produttive del Paese.

“Radici oltre” era il titolo del congresso ma se si volesse condensare i temi dibattuti in una rappresentazione visiva, in una nuvola di parole, quelle più ricorrenti sarebbero tutte afferenti a una: “futuro”. E questo fin dai primi interventi della seconda giornata, quando si è svolta una discussione approfondita riguardante l’intelligenza artificiale, analizzandone l’evoluzione, il funzionamento tecnico e le implicazioni etiche e sociali. Si è iniziato con una prolusione di Sonia Montegiove, giornalista e ingegnera informatica che ha parlato di ‘Opportunità, limiti e responsabilità dell’Ia”; a seguire l’intervento di Danilo Demarchi, ordinario di elettronica al Politecnico di Torino, dal titolo “Macchine che assistono, persone che decidono”.

Al centro della riflessione le evoluzioni della meccanica, l’analisi di enormi flussi di dati, le reti neurali e gli algoritmi di machine learning in grado di elaborare previsioni e generare contenuti in modo autonomo. Quindi gli impatti sul mondo del lavoro, ovvero la trasformazione radicale delle professioni, con l’Ia che se da un lato solleva l’essere umano da compiti ripetitivi e automatizzabili, dall’altro impone una forte riflessione sulla necessità di riqualificare la forza lavoro per evitare l’obsolescenza professionale. Altro momento centrale quello riferito alle responsabilità connesse allo sviluppo di queste tecnologie, con i rischi ereditati dai dati di addestramento, alla tutela della privacy e all’importanza di regolamentazioni globali per un utilizzo sicuro e trasparente.

Conclusioni? L’Ia come un potente amplificatore delle capacità umane, in grado di supportare il progresso scientifico e i processi decisionali in agricoltura, da cui la necessità di formare nuove figure professionali capaci di integrare competenze pratiche e digitali e, quindi, di accompagnare la crescita sostenibile delle filiere produttive dell’agro-alimentare italiano.

Futuro da scrivere

Ampio spazio è stato dedicato alla riforma dell’istruzione tecnica e professionale, presente il dottor Gianluca Lombardo, dirigente Mim per l’istruzione tecnica e professionale e per la formazione tecnica superiore, e al modello “4+2”, considerato uno degli strumenti centrali per rafforzare il rapporto tra scuola, Its Academy e mondo produttivo. Nel corso delle sessioni tecniche sono intervenuti dirigenti, esperti, rappresentanti del mondo universitario e della ricerca, che hanno toccato i temi legati alla sostenibilità integrale, all’agricoltura rigenerativa, alla transizione ecologica ed ancora all’innovazione tecnologica applicata alle diverse filiere. Particolare attenzione è stata riservata anche al cambiamento climatico e ai nuovi ecosistemi agricoli, con un confronto sul ruolo degli istituti nel formare studenti che saranno chiamati a governare i processi di resilienza ambientale.

Il congresso, nel pieno spirito della rete, è stato ancora una volta un’occasione unica per fare networking fra gli istituti e tra il sistema dell’istruzione agraria e gli altri attori del comparto. Il prossimo appuntamento è fissato per ottobre, quando Renisa, che ha voluto conferire il titolo di presidente onoraria a Patrizia Marini, si ritroverà a Napoli per ribadire il ruolo degli istituti agraria quali presidi culturali, scientifici e territoriali fondamentali per superare le sfide della sostenibilità, della sicurezza alimentare e della transizione ecologica e digitale.

Iscrizioni da aumentare

Nel corso del congresso è stato ricordato come i dati statistici di Unioncamere Excelsior mettano in evidenzia che ogni anno mancano 140.000 tecnici per soddisfare la richiesta del settore agroalimentare. Gli iscritti agli istituti tecnici e professionali a indirizzo agrario - è stato sottolineato - raccolgono solo il 3,4% degli iscritti al primo anno di istruzione superiore, una percentuale che è quindi auspicabile cresca, anche attraverso una maggiore attrattività dei profili e di una reale pluralità di opportunità occupazionali sempre più qualificate, pur in un contesto sociale di inverno demografico.

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