Pluripremiato percorso dai grappoli alle bottiglie

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Alla scoperta dell’agrario “Paolino d’Aquileia” di Cividale del Friuli. L’istituto fa parte della rete delle scuole enologiche italiane e anche quest’anno il suo Igt Sauvignon ha ottenuto un riconoscimento al concorso “Bacco e Minerva”

l viaggio alla scoperta degli istituti agrari della rete Renisa fa tappa in Friuli nel cinquantesimo anniversario del sisma che colpì la regione nel 1976. Per l’occasione il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha fatto visita all’Agrario “Paolino d’Aquileia” di Cividale, realtà che nel 2024 ha festeggiato i suoi cento anni di attività. Si tratta di un istituto composito nel quale convivono un tecnico-tecnologico con corsi di web marketing e un professionale ad indirizzo ottico. Dei 700 studenti circa la metà sono iscritti al tecnico agrario, con provenienza da tutta la regione e anche dal vicino Veneto, grazie alla presenza del convitto nazionale di Cividale.

In Friuli sono cinque gli istituti agrari, tre tecnici e due professionali «con i quali esiste un ottimo rapporto di collaborazione in rete», confida Simone Paliaga, dirigente del Paolino d’Aquileia che ci apprestiamo a conoscere.

Come vanno le iscrizioni?

«Per il prossimo anno scolastico abbiamo registrato una crescita del 5% che ci permetterà di mantenere le tre sezioni del corso quinquennale. È un risultato più che soddisfacente in un contesto demografico generale che, di anno in anno, si va facendo sempre più sfavorevole».

Niente corso quadriennale?

«No, non ci sono state iscrizioni sufficienti. Siamo riusciti ad attivarlo l’anno scorso ma non stavolta. Credo ci sia una conoscenza ancora insufficiente della filiera 4+2 e del sistema di progettazione, strutturazione, articolazione oraria e relazioni funzionali con le realtà imprenditoriali del territorio. C’è necessità di lavorare di più e meglio sull’orientamento in un’ottica di servizio e non di competizione».

Quali sono i vostri rapporti con gli istituti tecnici superiori?

«Intensi e proficui. Il Paolino d’Aquileia opera in collegamento con due fondazioni Its: la “Alto Adriatico” di Pordenone, attiva dal 2011, che ha un’area agroalimentare con un corso di “Smart Farm Specialist”; e con la “LifeTech” di Trieste, nata nel 2014, con un indirizzo biotecnologico e uno di economia circolare. Nel corso della recente visita il ministro Valditara ha parlato a riguardo di esempio di collegamento tra istruzione, competenze tecniche e fabbisogni espressi dal territorio».

Con quali università collaborate?

«Quello di Udine è il principale ateneo di riferimento, data la presenza di un importante dipartimento di agraria, ma abbiamo rapporti solidi anche con l’Università di Padova, in Veneto, per i progetti connessi al corso di viticoltura ed enologia e alla presenza qui a Cividale di un sesto anno di specializzazione in enotecnico».

Cosa pensa della riforma dei tecnici appena approvata?

«Credo sia prematuro esprimere un giudizio perché mancano ancora le linee guida che permetteranno di valutare meglio la portata delle novità. Sono comunque convinto che il sistema di istruzione italiano debba essere profondamente ripensato nel suo insieme, ovvero non soltanto i tecnici».

Favorevole ai licei agrari dei quali ha parlato il ministro?

«Ripeto: serve ridisegnare il quadro complessivamente, senza scorciatoie e senza pregiudizi, guardando anche ai modelli di Francia e Germania per individuare la soluzione migliore per l’Italia. Senza dubbio il “liceo”, sull’esempio francese, è associato dalle famiglie a una maggiore mobilità sociale e a una preparazione che meglio procrastina nei ragazzi la scelta sul proprio futuro professionale; non da meno è però l’efficacia del sistema duale tedesco. Per questo non ridurrei il dibattito a una questione di nome».

Accennava all’articolazione di viticoltura ed enologia.

«È uno dei fiori all’occhiello dell’istituto che, non a caso, fa parte della rete delle scuole enologiche italiane e che, anche quest’anno, è tornato premiato con il proprio Igt Sauvignon dal concorso nazionale “Bacco e Minerva” svoltosi a San Michele all’Adige. Nell’azienda agraria di 21 ettari, quattro sono di vigneti dalle cui uve ricaviamo – nella cantina interna, dove sono presenti 15 linee di microvinificazioni – circa 300 ettolitri di vini all’anno. Produciamo etichette Doc di Friulano, Refosco, Sauvignon, Ribolla, Cabernet Franc e Merlot, oltre che il blend “Intense emozioni” e uno spumante metodo classico. Di recente, a valere su fondi Ocm vino, abbiamo impiantato un ettaro di Schioppettino, un vitigno autoctono che rafforza il nostro impegno sul fronte della tutela e valorizzazione della biodiversità del territorio».

Altri punti di forza?

«Di sicuro l’attività lattiero-casearia. Abbiamo una stalla dotata di robot di mungitura con 40 vacche, in gestione diretta, al pari della cantina, con il 60% dei capi di razza Pezzata Rossa e gli altri di Frisona e Bruna Alpina. Produciamo circa 18mila litri di latte al mese, per la metà conferito alle Latterie di Cividale e l’altra destinata al caseificio della scuola».

Avete la vendita diretta?

«Sì, oltre ai formaggi, commercializziamo anche il vino, presente in bottiglia anche sul catalogo ministeriale “Made in Mim”, l’olio e le produzioni florovivaistiche della serra. Riguardo a quest’ultima segnalo un investimento di 300mila euro, a valere sui fondi di rotazione, per la realizzazione di una nuova struttura automatizzata di mille metri quadrati».

Ci dica della filiera olearia.

«In linea con gli investimenti in olivicoltura sostenuti dalla Regione, l’istituto ha impiantato un campo catalogo di 400 olivi delle varietà tipiche friulane, in collaborazione con l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale. Nel 2025 abbiamo prodotto 200 litri di olio, con le olive molite nel frantoio aziendale che lavora per conto terzi anche piccole partite portate dagli agricoltori locali».

Altre filiere?

«Abbiamo attivato un laboratorio sperimentale per la lavorazione delle carni suine, i cui capi non sono però allevati in azienda. In questo caso ci avvaliamo per la figura del norcino di un professionista esterno; la finalità è quella di proporre agli studenti esperienze in grado di risvegliare l’interesse per questa professione».

Ultimi investimenti effettuati?

«Il Pnrr ha permesso ci ha permesso di rinnovare molte dotazioni laboratoriali. Con riferimento all’agraria, ci siamo dotati di un simulatore di guida per trattori e di processi di automazione nelle diverse filiere agroalimentari. In prospettiva ci stiamo attrezzando per affrontare le sfide dell’agricoltura del XXI secolo, che sono quelle dei cambiamenti climatici e dell’introduzione dell’intelligenza artificiale. Senza innovazione le future generazioni avranno problemi di sovranità alimentare e di sopravvivenza».

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