Giansanti: «L’agricoltura è sicurezza nazionale, l’Europa protegga il mercato»

Alla tre giorni organizzata da Confagricoltura il suo presidente, Massimiliano Giansanti, lancia l’allarme sui crisi geopolitiche e rincari

Giansanti
Chiesta una nuova Pac più ambiziosa e maggiore autonomia strategica per l’Ue. Il sostegno della premier, Giorgia Meloni, alla centralità dell’agricoltura non solo per il suo contributo economico. Un documento di Confagricoltura, realizzato con L'Università Bocconi, traccerà il percorso del settore fino al 2050

«Il cibo è diventato uno strumento di potere». L’agricoltura va tutelata come pilastro della sicurezza nazionale, settore strategico per la stabilità sociale e la tenuta economica di un Paese non solo come produttrice di beni alimentari.

È questo il messaggio lanciato da Massimiliano Giansanti, in un intervento focalizzato sugli effetti delle tensioni geopolitiche, della crisi energetica e delle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime durante “L’agricoltura il futuro”, la tre giorni di lavori organizzata da Confagricoltura a Milano dal 7 al 9 maggio 2026 destinata a realizzare, insieme all'Università Bocconi, il Manifesto del settore primario da qui al 2050.

«Oggi l’agricoltura è la sicurezza nazionale del Paese» ha affermato Giansanti, sottolineando come il settore primario non possa più essere considerato soltanto produttore di beni alimentari, ma debba essere riconosciuto come elemento centrale per la stabilità economica e sociale. «Detenere il cibo significa detenere il potere – ha aggiunto – e avere un’agricoltura forte significa avere una democrazia forte».

Il presidente di Confagricoltura ha insistito sulla necessità di costruire una visione strategica di lungo periodo. «Il manifesto che proponiamo - ha concluso Giansanti - non è un elenco di richieste, ma un documento di sistema che non verrà presentato oggi perché deve essere attentamente elaborato e ha bisogno di tempo».

La premier Meloni: «Rifiutiamo il racconto surreale degli agricoltori come nemici della natura»

L’agricoltura «è sempre più centrale per la nostra vita, per la nostra economia, per la nostra identità e anche per la nostra sicurezza»ha detto la premier Giorgia Meloni, intervenendo all'iniziativa di Confagricoltura. Meloni ha rivendicato il ruolo strategico del comparto agricolo italiano, definendo gli agricoltori «i primi custodi dell’ambiente» e criticando «il racconto surreale di agricoltori come nemici della natura. Questa lettura è ideologica e inaccettabile ed è la ragione per cui l'abbiamo contrastata, la contrastiamo convintamente. Sappiamo che i nostri agricoltori sono i primi alleati della natura, che non è possibile proteggere l'ambiente senza l'opera responsabile dell'uomo»». Secondo la premier, serve una visione capace di tenere insieme «sviluppo e tutela, innovazione e tradizione».

La premier, Giorgia Meloni, al Convegno di Confagricoltura a Milano

La premier ha ricordato lo stanziamento del Governo, oltre 15 miliardi di euro, in appena tre anni: «Abbiamo investito sulla competitività delle filiere, facendo crescere gli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di oltre 5 miliardi, concentrando quelle risorse su ciò che il settore riteneva più utile come i contratti di filiera, la produzione di energia rinnovabile senza consumo di suolo, l'efficientamento idrico. Ci siamo impegnati a proteggere la nostra eccellenza dall'Italian sounding, dalla concorrenza sleale».

Meloni ha sottolineato anche l’importanza della legge a tutela dell’agroalimentare approvata nei giorni scorsi dal Parlamento: «Abbiamo introdotto nuovi reati e previsto l’aggravante di agropirateria, con sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, perché siano un deterrente serio, vero, reale».

Ampio spazio anche al tema europeo. La premier ha sottolineato il ruolo dell’Italia nella difesa della Politica agricola comune: «Siamo riusciti a ottenere 10 miliardi di euro in più nella futura Pac rispetto alla proposta iniziale della Commissione». E ha ribadito la necessità di rafforzare la sovranità alimentare europea: «Nel mondo di caos in cui viviamo oggi non possiamo permetterci di dipendere dagli altri per ciò che è fondamentale».

Oltre alla presidente del Consiglio Giorgia Melon all’evento milanese di Confagricoltura sono intervenuti  i ministri per l’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e hanno portato i loro contributi i ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, e il rettore della Bocconi, Francesco Billari assieme ai principali stakeholder del mondo economico.

Massimiliano Giansanti e Giorgia Meloni

I problemi legati alla crisi globale

Il presidente di Confagricoltura ha evidenziato le criticità che stanno colpendo le imprese agricole europee, a partire dall’esplosione dei costi dei fertilizzanti. «L’urea è passata da 300 a 1.000 euro a tonnellata e il problema non è soltanto il prezzo, ma anche la disponibilità del prodotto», ha spiegato. Secondo Giansanti, la situazione internazionale e le tensioni legate ai grandi Paesi produttori stanno trasformando il cibo e le materie prime agricole in strumenti geopolitici.

«Stiamo vivendo una delle peggiori crisi produttive degli ultimi cento anni» ha detto, richiamando gli effetti della guerra russo-ucraina, delle tensioni nello Stretto di Hormuz e delle difficoltà logistiche internazionali. Un quadro che, secondo il presidente di Confagricoltura, rischia di avere conseguenze pesanti anche sui raccolti futuri: «Se entro settembre non si arriverà a una soluzione del conflitto in Iran, il 2026 e il 2027 potrebbero essere anni ancora peggiori».

Il ruolo attivo che deve assumere l’Europa

Giansanti ha poi puntato il dito contro l’Europa, definita «un grande condominio» incapace di reagire in modo unitario alle emergenze economiche e produttive. «In una fase straordinaria servono strumenti straordinari – ha dichiarato –. Non capisco perché non venga consentito agli Stati di superare i vincoli del Patto di stabilità per sostenere i sistemi produttivi».

Tra le richieste avanzate da Confagricoltura figura anche la revisione delle politiche europee sui fertilizzanti e sulle importazioni. «La maggior parte dei fertilizzanti utilizzati in Europa ha matrice russa o bielorussa – ha ricordato – e la nuova tassazione sul carbonio rischia di pesare per oltre un miliardo di euro solo sugli agricoltori italiani».

L’impatto dei rincari anche al consumo

Il presidente di Confagricoltura ha inoltre richiamato il tema dell’impatto dei rincari sul consumatore finale. «Quando compriamo una bottiglia di latte, il prodotto vale circa 47 centesimi, ma il cittadino lo paga due euro al litro a causa dei costi energetici, dei trasporti e del packaging» ha osservato, avvertendo che gli aumenti rischiano di trasferirsi sempre di più sul carrello della spesa.

Una Pac che deve essere più «ambiziosa»

Giansanti ha ribadito la necessità di una nuova Pac «ambiziosa», capace di sostenere innovazione, digitalizzazione, energie rinnovabili e autonomia produttiva europea. «Serve una Pac che accompagni davvero la crescita del sistema agricolo europeo» ha affermato.

Transizione energetica

Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dell’agricoltura nella transizione energetica e ambientale. «L’agricoltura oggi non produce soltanto beni primari, ma anche energia» ha spiegato Giasanti, ricordando il contributo delle bioenergie e delle rinnovabili alla sicurezza energetica nazionale. Secondo Giansanti, il futuro del settore passerà anche attraverso lo sviluppo dell’idrogeno verde e del digestato, per ridurre la dipendenza dall’estero.

Il ministro Pichetto Fratin ha sottolineato in maniera chiara i risultati ottenuti attraverso le risorse messe a disposizione dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). In particolare, gli investimenti destinati alle agroenergie, soprattutto nei settori dell’agrivoltaico e del biometano, stanno favorendo un profondo ammodernamento delle aziende agricole, con ricadute positive sia sul piano dell’efficienza produttiva sia su quello della redditività delle imprese.

Attualmente il sistema delle agroenergie in Italia può contare su 3,4 gigawatt di potenza installata nelle aziende agricole, una quota che contribuisce per l’8,5% alla produzione nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili. Un dato che evidenzia il livello di sviluppo raggiunto dal comparto in poco più di vent’anni.

Pichetto  Fratin ha, inoltre, ricordato come i prezzi minimi garantiti rappresentino uno strumento fondamentale per integrare i ricavi delle imprese, più che un incentivo diretto, permettendo di sostenere i costi di gestione in una fase particolarmente delicata come quella successiva al termine degli incentivi. Sull’eventuale modifica del Decreto bollette il ministro ha rinviato qualsiasi valutazione sugli aggiustamenti normativi all’evoluzione delle trattative in corso con l’Unione europea e alla dinamica dei prezzi energetici internazionali.

Relativamente all'Europa Pichetto Fratin ha chiesto di «scorporare o meglio concedere, rispetto agli interventi sul fronte energetico, una deroga rispetto al patto di stabilità».

 

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