Adattamento climatico, innovazione agronomica e cooperazione internazionale: sono questi i pilastri su cui si fonda il progetto mediterraneo Venus Project, iniziativa scientifica che punta a trasformare una delle principali criticità ambientali delle aree costiere — la salinizzazione dei suoli — in una nuova prospettiva di sviluppo agricolo ed economico.
Il progetto, ospitato dal Consorzio di bonifica Adige Euganeo, ha visto in Veneto lo svolgimento del “Third Open Day”, momento di confronto operativo tra istituzioni scientifiche e tecniche provenienti dall’intero bacino mediterraneo.
Ricerca mediterranea per territori fragili
Il programma Venus (Valuing Environmentally-friendly Neglected Uses of Small-scale crops) coinvolge dodici partner distribuiti in otto Paesi — Italia, Grecia, Spagna, Egitto, Giordania, Marocco, Algeria e Tunisia — impegnati nello scambio di dati sperimentali per individuare soluzioni replicabili nei territori agricoli minacciati da subsidenza e ingressione salina.
Capofila del progetto è l’organizzazione greca Elgo-Dimitra, affiancata dagli specialisti spagnoli di Idener e dai ricercatori del National Water Research Center.
Per l’Italia partecipano il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Università della Campania "Luigi Vanvitelli" e la società Rinci Srl.
La particolarità del progetto è la reciprocità operativa: ogni partner mette a disposizione i propri campi sperimentali, costruendo una rete mediterranea di laboratori a cielo aperto.
Vincenzi (Anbi): «Riconoscere la specificità idrologica del Sud Europa»
Secondo Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, il valore dell’esperienza supera la dimensione scientifica: «Solo integrando la ricerca internazionale con interventi strutturali potremo garantire maggiore resilienza a questi importanti ecosistemi del nostro Paese. È un’evidente dimostrazione della specificità idrologica del Sud Europa, di cui chiediamo il riconoscimento anche nelle scelte comunitarie a Bruxelles».
Il tema centrale diventa quindi politico oltre che tecnico: l’adattamento climatico richiede politiche europee calibrate sulle condizioni idrologiche mediterranee.
I campi sperimentali sotto il livello del mare
Le delegazioni internazionali hanno visitato i siti sperimentali di Gesia a Cavarzere e Zennare a Chioggia, aree agricole situate circa quattro metri sotto il livello del mare dove la risalita del cuneo salino e l’abbassamento del terreno rendono sempre più complessa l’agricoltura tradizionale.
Qui vengono studiate le Nus (Neglected and underutilized species) — specie sottoutilizzate come salicornia, atriplex, beta marittima, salsola oppositifolia e suaeda maritima — capaci di crescere in suoli salini con fabbisogni idrici estremamente ridotti.
Dopo due anni di sperimentazione, le colture hanno evidenziato ottimo attecchimento e notevole vigore vegetativo. Le analisi della biomassa condotte nei laboratori universitari hanno inoltre certificato un’elevata water use efficiency, dimostrando il mantenimento dell’efficienza fotosintetica anche in condizioni di forte salinità.
Dalla riqualificazione ambientale alla filiera economica
Le Nus emergono quindi non solo come strumento ecologico di riqualificazione dei suoli degradati, ma anche come potenziale asset economico.
Le prospettive individuate dal progetto spaziano infatti dall'industria farmaceutica (grazie ai principi attivi presenti nelle specie alofile), alla produzione mangimistica, alla filiera energetica per la produzione di metano fino all'utilizzo alimentare (alcune varietà stanno già trovando spazio nella gastronomia mediterranea).
L’obiettivo dichiarato di Venus è, del resto, la validazione dell’intera filiera produttiva, trasformando territori oggi vulnerabili in nuovi poli agricoli specializzati.
Frison: «Costruire il quadro delle trasformazioni climatiche»
L’ingegnere Lorenzo Frison, responsabile del progetto per il Consorzio di bonifica Adige Euganeo, evidenzia la continuità scientifica dell’iniziativa: «Il progetto Venus si pone in continuità con altre indagini sperimentali come Most e Swamrisk: l’obiettivo è comporre un quadro conoscitivo preciso su come si trasformeranno, per effetto della crisi climatica, le aree prossime alla gronda lagunare».
Bertin: «La sperimentazione parte di una strategia infrastrutturale più ampia»
Per il presidente del Consorzio, Fabrizio Bertin, la ricerca agronomica si integra con le opere idrauliche: «Presidiamo circa 15.000 ettari, che si trovano a quote significative sotto il livello del mare. Per noi, la riuscita della sperimentazione Venus è parte integrante di un impegno più vasto, che include anche grandi opere infrastrutturali come lo sbarramento sul fiume Brenta contro la risalita del cuneo salino, inserito nelle progettualità del Piano Idrico Nazionale e di cui attendiamo gli sviluppi attuativi».
Gargano: «Accelerare sugli investimenti idrici»
Chiude il quadro Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, sottolineando la dimensione nazionale della sfida: «Sono 266, per un importo complessivo di circa 7 miliardi e 300 milioni di euro, i progetti redatti da Consorzi di bonifica ed irrigazione, inseriti nel Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico. Alla politica chiediamo di accelerare le tempistiche per l’utilizzo dei fondi disponibili, riconoscendo contestualmente la specificità dei territori minacciati dall’ingressione salina ed evitando scelte, come la ripresa delle trivellazioni in Alto Adriatico, già foriere di gravi ripercussioni, che ancora pesano anche economicamente nella vita quotidiana delle popolazioni sul Delta del Po».
Un laboratorio per l’agricoltura del futuro
Il caso veneto dimostra come le aree agricole costiere possano diventare laboratori avanzati di adattamento climatico. Le Nus rappresentano una possibile risposta concreta alla salinizzazione crescente: non più solo difesa del territorio, ma riconversione produttiva guidata dalla ricerca scientifica e da una visione mediterranea condivisa.










