Diga del Pappadai entra in funzione con l’acqua in arrivo dalla Basilicata

diga pappadai
L'invaso artificiale del Pappadai
Con l’acqua raccolta nell’invaso verranno irrigati fino a 12.000 ettari di campi del territorio della provincia di Taranto

Ideata nel secondo dopoguerra, realizzata nel 1997 e finora mai utilizzata, la diga artificiale del Pappadai, nel territorio comunale di Monteparano (Ta), è stata riempita grazie all'acqua in eccesso della diga di Monte Cotugno in Basilicata. Con l’acqua raccolta nell’invaso verranno irrigati fino a 12.000 ettari di campi del territorio occidentale della provincia di Taranto.

Diga del Pappadai, invaso dalla lunga storia

L'invaso artificiale del Pappadai è opera strategica del progetto “Irrigazione Salento” di ottimizzazione e recupero funzionale dell'invaso per l'irrigazione. Accoglie le acque provenienti dalla diga di Monte Cotugno (servita dalle acque del fiume Sinni) per distribuirle attraverso il Nodo di Monteparano e il Nodo di Sava.

L’invaso è stato costruito tra il 1994 e il 1997 in pietrame con manto, con una quota di massimo invaso di 108,5 metri sul livello del mare e capacità invaso di 20 milioni di metri cubi d'acqua. La storia del Pappadai affonda le sue radici storiche nel dopoguerra, quando l’urgenza della ricostruzione e dello sviluppo agricolo del Sud Italia venne raccolta dal Piano Marshall. Fu in quel contesto che prese forma l’idea di questo invaso come opera fondamentale per lo sviluppo agricolo dell’area ionica pugliese.

Successivamente, con la nascita della Cassa per il Mezzogiorno, il progetto venne ripreso, integrato e rilanciato, ma ha dovuto attraversare diverse stagioni, affrontare ostacoli tecnici, amministrativi e culturali, prima di poter vedere la luce.

Oggi l’invaso del Pappadai diventa realtà

pappadai«Oggi, grazie a un lavoro sinergico tra Regione, Stato, enti locali e Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia, possiamo dire che l’invaso del Pappadai diventa realtà – afferma l’assessore regionale pugliese all’Agricoltura, Francesco Paolicelli –. Dopo 30 anni, infatti, l’invaso artificiale Pappadai e il complesso sistema Irrigazione Salento saranno messi in esercizio, grazie al piano di investimenti del Consorzio, co-finanziato con il Programma Operativo Complementare 2014–2020 per complessivi 6 milioni di euro. Il Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia, alla fine del 2025, ha avviato i lavori per

  • il lotto I, relativo a “Intervento di ottimizzazione e recupero funzionale delle opere, degli impianti e delle apparecchiature dell’Invaso Pappadai” e
  • il lotto II relativo a “Intervento per il recupero funzionale delle opere e impianti facenti parte del sistema Irrigazione Salento”.

I lavori saranno terminati entro la fine del 2026.

  • L’“Intervento di ottimizzazione e recupero funzionale delle opere, degli impianti e delle apparecchiature dell’Invaso Pappadai”, con importo progetto di euro 2.664.734,35, riguarda la manutenzione e il ripristino di tutte le apparecchiature elettromeccaniche dell’Invaso Pappadai e ciò consentirà, durante il periodo invernale, di accumulare nell’invaso una riserva di circa 20 milioni di metri cubi di acqua.
  • L’“Intervento per il recupero funzionale delle opere ed impianti facenti parte del sistema Irrigazione Salento”, di importo progetto di 3.351.897,24 euro, riguarda invece la manutenzione e il ripristino delle apparecchiature elettromeccaniche presenti sui nodi e sulla condotta che, partendo dall’invaso Pappadai, giunge alla vasca di Sava».

12.000 ettari accederanno a risorse idriche stabili

I numeri parlano chiaro, sottolinea Paolicelli: circa 12.000 ettari di terreno agricolo dell’area nord Salento, un tempo esclusi dai circuiti irrigui, potranno ora accedere a risorse idriche stabili, programmate e di qualità. Questo significa incremento della produttività, maggiore varietà colturale, riduzione della vulnerabilità climatica e maggiore attrattività economica dell’area.

«I primi interventi in corso di esecuzione stanno già consentendo di avviare l’accumulo di risorsa idrica, mediante il recupero delle acque della diga di Monte Cotugno, che altrimenti sarebbero andate disperse in mare. In un tempo in cui il cambiamento climatico ci impone riflessioni e scelte coraggiose, opere come questa diventano presìdi di sicurezza e sviluppo. L’invaso Pappadai sta per diventare non solo un motore agricolo, ma anche uno strumento di tutela ambientale e di gestione integrata della risorsa idrica. Un risultato che non è frutto del caso, ma della programmazione strutturata, dell’utilizzo efficace delle risorse europee e nazionali, e della volontà politica di dare finalmente al territorio gli strumenti per un’agricoltura moderna, sostenibile e competitiva».

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