Con i sopralluoghi effettuati in questi giorni dai tecnici del Settore Fitosanitario e Difesa delle Produzioni dell’Emilia-Romagna, sono state rilevate le prime neanidi della cavalletta dei prati, nota altresì come Cavalletta italiana (Calliptamus italicus) nei campi sentinella delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, aree già interessate da infestazioni negli anni precedenti. Con questi primi ritrovamenti si apre la fase di massima attenzione per l’individuazione dei focolai iniziali e la realizzazione di interventi localizzati. Si raccomanda di concentrare le attività di monitoraggio nei terreni che negli anni scorsi hanno registrato elevate infestazioni.
Nei campi sentinella delle province emiliane non sono invece state ancora riscontrate forme giovanili di C. italicus. Si tratta di un dato atteso, in quanto le prime nascite in tali aree sono previste nelle prossime settimane. Le nascite delle cavallette, infatti, sono scalari e iniziano nelle zone più calde e a minore altitudine, per poi interessare progressivamente le aree collinari e montane.
La strategia di gestione in Emilia-Romagna
Si ricorda che la strategia della Regione Emilia-Romagna per la lotta e il contenimento delle cavallette è basata sulla prevenzione e punta all’individuazione dei luoghi di nascita (le cosiddette “grillare”) su cui devono essere realizzati interventi insetticidi mirati da effettuare quando le cavallette sono ancora piccole, prive di ali e concentrate su piccole superfici. Questi interventi preventivi, realizzati con insetticidi biologici (ad es. Spinosad o piretro naturale) fra metà maggio e la fine di giugno, evitano una successiva dispersione delle cavallette sul territorio, limitando i danni alle coltivazioni.
A tal fine si segnala che, con Decreto Dirigenziale del 7 maggio 2026, è stato autorizzato l’uso in emergenza del formulato LASER 120 SC (Spinosad) su erba medica, trifoglio e leguminose foraggere, contro la cavalletta crociata (Dociostaurus maroccanus) e la cavalletta italiana (Calliptamus italicus), per un periodo di 120 giorni (7 maggio – 3 settembre 2026). Tale formulato è impiegabile anche per le aziende che seguono i disciplinari di produzione integrata della regione Emilia-Romagna (deroga Prot. 22/05/2026.0526372.U). Si invitano i destinatari a dare la massima diffusione alla presente comunicazione. La collaborazione di tutti è fondamentale per un contrasto tempestivo ed efficace del fenomeno.
Che cos'è Calliptamus italicus
La “cavalletta dei prati” (Calliptamus italicus) è una specie ampiamente diffusa in tutta Italia lunga 2-4 cm da adulte, di colore bruno e caratterizzate da ali di colore rosa che si rendono particolarmente evidenti solo quando gli insetti, disturbati, effettuano brevi voli. Calliptamus italicus compie una sola generazione all’anno e supera l’inverno nel terreno allo stato di uovo.
La deposizione delle uova avviene in agosto in aree circoscritte, dette “grillare”, presenti per lo più in vecchi prati o medicai caratterizzati da terreni compatti, esposizione a sud e dotati di pendenza (quindi meno soggetti a ristagni idrici). La femmina scava nel terreno un foro della profondità di 2-3 cm dove forma una ooteca (comunemente denominata “cannello”) deponendo sovrapposte e incollate tramite un secreto spugnoso 25-55 uova. Ogni femmina è in grado di formare da 3 a 6 ooteche.
Le forme giovanili nascono scalarmente in funzione dell’altitudine e dell’esposizione, tra la fine di maggio e la fine di luglio. In caso di forte infestazione le giovani cavallette si riuniscono in folle che ricoprono interamente il terreno e si spostano alla ricerca di cibo devastando le coltivazioni soprattutto le leguminose foraggere che incontrano sul loro cammino. In circa 40-50 giorni, attraverso più mute, raggiungono lo stato adulto. I primi adulti compaiono in luglio e si accoppiano, spostandosi in volo alla ricerca di cibo per brevi distanze.
Essendo polifaghe, se numerose, le cavallette possono danneggiare non solo piante spontanee, ma anche colture erbacee, in particolare leguminose foraggere, e orticole. Il danno è direttamente correlato al livello di infestazione e generalmente si determina a carico delle coltivazioni di erba medica, in quanto diffuse nelle aree collinari e alimento preferito dalle forme giovanili in rapido accrescimento.
Sono stati segnalati casi sporadici di infestazioni su mais, vite e pesco.









