Grano duro, luci e ombre nei raccolti in Puglia e Basilicata

grano duro
Rese buone, ma non eccellenti, qualità caratterizzata da pesi specifici medio-alti, proteine basse e assenza di bianconatura

In Puglia e in Basilicata la mietitrebbiatura del grano duro, ormai terminata quasi dovunque, ha disegnato per l’annata 2026 una mappa ricca di luci e ombre.

Nel Foggiano la differenza l’ha fatta a successione

Nel Foggiano, informa Donato Luciani, presidente della Cooperativa agricola fra coltivatori di Apricena (Fg), le rese per ettaro sono state abbastanza uniformi, circa 40 q/ha. Invece nel 2025 avevano registrato una forte oscillazione fra i 40-45 q/ha dell’Alto Tavoliere e i 15-20 q/ha e anche meno dell’area pedegarganica (fra il Gargano e Foggia) e a sud del capoluogo dauno.

«Tuttavia anche quest’anno, se si va a guardare bene, una differenza c’è e l’ha fatta la successione colturale:

  • nei campi soggetti a ringrano le rese si sono fermate a 30-35 q/ha,
  • in quelli provenienti da maggese di pomodoro da industria o leguminose sono arrivate persino a 60-65 q/ha!».

Pesi specifici buoni, proteine basse

La qualità non si è espressa in maniera completa, aggiunge Luciani.

«I pesi specifici sono in generale buoni, anche molto alti: da 80 a 84, per la varietà Farah addirittura 87-88, segno che la resa in semola sarà molto alta. Invece le proteine sono basse, per più motivi:

  • le piogge continue di primavera hanno dilavato l’azoto somministrato, rendendolo indisponibile per le piante;
  • a causa delle rese alte il contenuto in proteine si è spalmato su una quantità maggiore di granella;
  • diversi produttori a causa dei prezzi bassi del grano duro hanno evitato di effettuare tutte le opportune concimazioni, limitandosi a una o due, per risparmiare sui costi di produzione.

Numerosi agricoltori della cooperativa lavorano con il contratto di filiera “Dedicato”, ma quest’anno non potranno usufruire del prezzo minimo garantito, pari a 30 €/q, perché non hanno raggiunto il livello minimo proteico richiesto dal contratto, cioè il 14%».

Grano duro con quasi totale assenza di bianconatura

Aspetto qualitativo positivo, rileva Luciani, è la quasi totale assenza di bianconatura.

«Ciò significa che l’amido si è depositato bene nelle cariossidi, non si è deteriorato. La vitrosità delle cariossidi

  • massimizza la quantità di semola estratta durante la macinazione,
  • è garanzia di un maggiore indice di glutine,
  • assicura maggiore elasticità della semola all’impasto,
  • dona alla semola e alla pasta un colore giallo-ambrato brillante,
  • consente alla pasta ottima tenuta in cottura e consistenza “al dente” senza scuocere».

Dall’Alto Potentino al Basso Tavoliere rese variabili

Nella fascia cerealicola appulo-lucana che dall’Alto Potentino digrada verso il Basso Tavoliere foggiano le rese produttive sono risultate molto variabili, afferma Mario Cardone, agronomo di campo operante a cavallo fra Puglia e Basilicata.

«Nelle aree di pianura e al di sotto dei 300-350 metri di altitudine, quindi soprattutto nel Sud Foggiano, dove è piovuto abbastanza, ma non tantissimo, e nei tempi giusti, le rese sono state in media abbastanza alte, anche di 50 q/ha, soprattutto nei terreni a maggese, che l’anno precedente hanno ospitato pomodoro da industria o leguminose, e in quelli dove è stato possibile effettuare bene le necessarie operazioni colturali. Invece nelle aree di medio-alta collina, dai 350 ai 600 metri di altitudine, presenti in gran parte nei territori potentini di Atella, Palazzo San Gervasio e così via, le rese sono state più basse, sui 20-30 q/ha: in queste zone è piovuto più che altrove, tanto da impedire l’accesso ai terreni e, quindi, di poter effettuare le concimazioni e i trattamenti anticrittogamici nei tempi opportuni; inoltre il forte rialzo delle temperature tra fine maggio e inizio di giugno ha accelerato improvvisamente la maturazione, causando una dannosa stretta, evidente soprattutto nelle spighette laterali, stentate e poco riempite».

Tre concimazioni per coniugare quantità e qualità

In linea di massima è stato rispettato un po’ dovunque il principio secondo il quale all’aumentare della quantità diminuisce la qualità, pur osservando le normali pratiche colturali, aggiunge Cardone, tuttavia chi è riuscito a effettuare tre concimazioni ha potuto coniugare quantità e qualità.

«Ma quest’anno pochi produttori hanno raggiunto il 14-15% di proteine, come era invece accaduto diffusamente l’anno scorso. Per la maggior parte si sono attestati sul 12-13% e chi ha potuto compiere una solo concimazione ha dovuto accontentarsi del 9-10%. Il peso specifico è mediamente buono, pari in genere a 78-80, anche se in alcune zone è stato compromesso dalle piogge di metà-fine maggio».

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