La siccità che ha colpito ampie aree dell’Europa occidentale e centrale non è più soltanto una questione legata agli esiti della campagna agricola. A Bruxelles è ormai considerata una vera emergenza economica e strategica, capace di incidere sulla produzione, sui costi aziendali, sulla sicurezza alimentare e, nei prossimi mesi, anche sull’inflazione.
È questo il quadro emerso dalla riunione del 1° settembre tra il Commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, il ministro irlandese Martin Heydon, presidente di turno del Consiglio, e le principali organizzazioni agricole europee. Un confronto convocato alla vigilia del Consiglio informale dei ministri dell’Agricoltura che si terrà a Dublino dal 6 all’8 settembre, con l’obiettivo di fare il punto sui danni provocati da siccità, ondate di calore e incendi.
«La situazione è seria, soprattutto in alcune parti dell’Ue», ha avvertito Hansen, riconoscendo che nelle aree maggiormente colpite sono probabili veri e propri fallimenti produttivi. Le prime informazioni raccolte dalla Commissione evidenziano soprattutto le difficoltà per le colture estive, a partire dal mais, e per prati e foraggere. Ma gli effetti si stanno estendendo anche a frutta, ortaggi, patate, barbabietola da zucchero e vino.
Il problema non riguarda dunque soltanto i raccolti. La scarsità di foraggi rischia di tradursi in maggiori costi per gli allevamenti proprio mentre le imprese agricole arrivano a questa fase dell’anno già appesantite dall’aumento dei fertilizzanti e dell’energia e da una situazione di mercato tutt’altro che favorevole.

Mais e foraggi sotto pressione, l’Italia tra i Paesi più colpiti
I dati raccolti da Copa-Cogeca restituiscono una fotografia particolarmente severa. Le aree meridionali, centrali e occidentali dell’Europa risultano quelle maggiormente interessate, con conseguenze particolarmente pesanti segnalate in Slovenia, Austria, Francia e Italia.
Per il mais le perdite stimate arrivano al 50-70% in Slovenia, a circa il 40% in Francia e al 20-25% in Italia, con punte fino al 70% nelle aree non irrigue. Anche patate, barbabietola e orticole risultano fortemente penalizzate laddove l’acqua per l’irrigazione è mancata o si è rivelata insufficiente.
A soffrire sono anche le colture permanenti. Stress termico, scottature, cascola e riduzione delle dimensioni e della qualità dei frutti sono stati segnalati in diversi Paesi. Gli effetti riguardano anche vite e olivo, con segnalazioni particolarmente rilevanti in Croazia, Italia, Slovenia e Spagna.
Sul fronte zootecnico la situazione è altrettanto delicata. La riduzione della disponibilità di prati e foraggi sta determinando carenze alimentari e l’aumento del ricorso ai mangimi acquistati. In alcune aree la produzione di latte è già diminuita del 10-15%, mentre vengono segnalati effetti anche sul benessere animale, sulla fertilità e sulla consistenza delle mandrie.
È quindi evidente che il problema non si esaurirà con la fine dell’estate. Il rischio è che gli effetti della siccità si trasferiscano sui costi di produzione dei prossimi mesi e, di conseguenza, sulla disponibilità e sui prezzi degli alimenti.
La Commissione: utilizzare subito le flessibilità della Pac
La risposta indicata da Hansen parte dagli strumenti già disponibili. Il Commissario ha invitato i 27 Stati membri a valutare rapidamente quali misure siano più adatte alle rispettive condizioni nazionali e a utilizzare pienamente le flessibilità offerte dai Piani strategici della Pac e dagli strumenti nazionali.
Tra le possibilità indicate figurano l’anticipo e l’aumento dei pagamenti diretti, le deroghe temporanee agli obblighi della condizionalità in caso di forza maggiore, gli investimenti per ripristinare il potenziale produttivo e il ricorso agli aiuti di Stato.
Una delle novità più significative è rappresentata dal nuovo intervento di crisi previsto dall’articolo 78a del regolamento sui Piani strategici della Pac. La misura consente agli Stati membri di compensare gli agricoltori attivi che abbiano subito perdite produttive di almeno il 30% a causa di eventi climatici avversi, calamità naturali o eventi catastrofici, compresa la siccità. Per attivarlo, gli Stati devono modificare i propri Piani strategici, ma la spesa può essere considerata ammissibile dalla data in cui si è verificato l’evento.
La Commissione richiama inoltre la possibilità di utilizzare deroghe agli obblighi della condizionalità quando condizioni climatiche estreme impediscano agli agricoltori di rispettare temporaneamente determinati requisiti. In presenza di grave siccità, le autorità nazionali possono riconoscere condizioni di forza maggiore o circostanze eccezionali, evitando che gli agricoltori perdano i pagamenti Pac per il mancato rispetto temporaneo di alcuni obblighi.
Per gli allevamenti, tra le ipotesi indicate, vi è anche la possibilità di autorizzare l’utilizzo di foraggio convenzionale nelle aziende biologiche quando quello biologico non sia disponibile, attraverso deroghe temporanee.
Dall’emergenza alla prevenzione
La novità più importante, però, è forse nella lettura politica che la Commissione dà dell’emergenza. Hansen ha infatti sottolineato come eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e intensi impongano di superare la logica dell’intervento straordinario dopo ogni crisi.
Il messaggio è chiaro: l’agricoltura europea deve passare dalla gestione delle emergenze alla costruzione della resilienza.
In questa prospettiva, Bruxelles indica come priorità una maggiore diffusione di assicurazioni, fondi mutualistici e strumenti di condivisione del rischio, ma anche varietà e colture più resilienti, miglioramento della salute dei suoli e della loro capacità di trattenere acqua e investimenti strutturali nella gestione sostenibile della risorsa idrica.
Particolare attenzione viene riservata alle infrastrutture per lo stoccaggio dell’acqua, alle soluzioni naturali di ritenzione, al riutilizzo delle acque trattate e agli approcci circolari. Anche la gestione del territorio viene considerata strategica nella prevenzione degli incendi, con Hansen che ha richiamato persino il ruolo del pascolamento degli animali nelle aree a maggiore rischio.
Si riaccende il confronto sulla Pac post 2027
L’emergenza climatica arriva in un momento particolarmente delicato per la politica agricola europea. La discussione sulla risposta immediata alla siccità si intreccia infatti con quella sulle risorse e sull’architettura della Pac dopo il 2027.
Copa-Cogeca chiede una risposta europea più forte, sostenendo che interventi finora prevalentemente nazionali o regionali non siano sufficienti di fronte a un fenomeno di questa portata. L’organizzazione sollecita misure immediate per la liquidità delle imprese, maggiore flessibilità degli strumenti Pac e un coordinamento europeo più incisivo, ma anche investimenti strutturali in adattamento climatico, varietà resilienti, gestione dell’acqua, irrigazione e strumenti di gestione del rischio.
La questione finanziaria diventa quindi centrale. I presidenti di Copa e Cogeca, Massimiliano Giansanti e Lennart Nilsson, hanno messo in guardia dal rischio che l’Europa finisca per indebolire l’agricoltura proprio mentre le principali potenze mondiali stanno considerando la produzione alimentare sempre più come una componente della sicurezza nazionale.
Secondo la loro posizione, la futura Pac dovrà mantenere risorse adeguate e una reale dimensione comune. L’integrazione delle risorse agricole nei nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato rischierebbe, a loro giudizio, di indebolire la struttura a due pilastri e il carattere comune della politica agricola europea.
Il punto politico è dunque destinato a diventare sempre più rilevante: se la sicurezza alimentare è un obiettivo strategico dell’Unione, anche la capacità produttiva agricola deve essere considerata un’infrastruttura strategica.
Strumenti fitosanitari sempre più sotto pressione
Nello stesso giorno in cui Bruxelles discuteva della siccità, al Parlamento europeo si apriva un altro dossier destinato a incidere direttamente sulla capacità produttiva agricola: quello dell’autorizzazione dei prodotti fitosanitari.
Durante un’audizione congiunta delle commissioni Agricoltura e Ambiente, le autorità di regolazione hanno segnalato un forte aumento della complessità e del carico di lavoro. Pavel Minář, responsabile dei prodotti fitosanitari dell’istituto ceco competente, ha riferito di un incremento del carico di valutazione compreso tra il 70% e il 130%, a fronte di organici rimasti sostanzialmente invariati.
Parallelamente, gli agricoltori denunciano la progressiva riduzione delle sostanze disponibili e la difficoltà di trovare alternative efficaci in tempi compatibili con le esigenze produttive. Per le colture cerealicole, Copa-Cogeca segnala una progressiva riduzione degli strumenti per il controllo delle infestanti; nel caso della frutticoltura altoatesina, la disponibilità insufficiente di sostanze per la gestione degli afidi viene indicata come un problema concreto per la continuità stessa delle produzioni.
Il confronto politico resta però aperto. Una parte degli eurodeputati ritiene necessario semplificare e rendere più efficiente il sistema di autorizzazione; altri ritengono che il problema della capacità amministrativa debba essere affrontato innanzitutto aumentando le risorse delle autorità e preservando pienamente il livello di tutela sanitaria e ambientale.
È un equilibrio che l’Europa dovrà trovare senza scorciatoie: la sostenibilità non può essere disgiunta dalla possibilità concreta di produrre.
La sfida per l’Europa agricola
Il quadro che arriva da Bruxelles è dunque molto più ampio della fotografia di una difficile estate agricola. Siccità, costi di produzione, disponibilità di strumenti fitosanitari, gestione dell’acqua, assicurazioni, innovazione e futuro bilancio europeo sono tasselli dello stesso problema: come garantire all’agricoltura europea la capacità di continuare a produrre in un contesto climatico, economico e geopolitico sempre più instabile.
La siccità di questa estate dovrebbe rappresentare per l’Europa un punto di svolta. Non perché ogni evento climatico debba automaticamente tradursi in una richiesta di risorse straordinarie, ma perché diventa sempre più difficile considerare “straordinari” fenomeni che si ripetono con frequenza crescente.
La prima risposta deve essere naturalmente quella dell’emergenza: liquidità alle aziende, flessibilità della Pac, strumenti assicurativi e mutualistici più efficaci e sostegno alle produzioni maggiormente colpite. Ma fermarsi qui sarebbe un errore.
Serve una politica europea capace di investire nella capacità produttiva e nella resilienza prima che arrivino le crisi: acqua, innovazione genetica e tecnologica, suolo, irrigazione, gestione del rischio, ricerca e strumenti fitosanitari devono tornare a essere considerati elementi di una stessa strategia.
E soprattutto serve coerenza tra obiettivi e risorse. Non possiamo chiedere all’agricoltura europea di essere contemporaneamente più sostenibile, più resiliente, più competitiva, più autonoma e più sicura dal punto di vista alimentare, riducendo però gli strumenti e le risorse con cui questi obiettivi devono essere raggiunti.
La partita della nuova Pac non sarà quindi soltanto una partita di bilancio. Sarà una scelta sul ruolo che l’Europa intende attribuire alla propria agricoltura. Perché la sicurezza alimentare non si costruisce quando arriva la siccità: si costruisce molto prima, mettendo gli agricoltori nelle condizioni di poter continuare a produrre.












