Agricoltura europea, “autunno caldo” con l’agenda dei prossimi mesi

Dalla strategia per la zootecnia alla digitalizzazione delle aziende, fino alla nuova fiammata dei prezzi delle commodity: l’agricoltura europea si prepara a una fase in cui competitività e sostenibilità dovranno necessariamente procedere insieme. Ma il divario tecnologico tra aziende resta una delle principali fragilità del sistema

L’agricoltura europea entra nell’autunno con un’agenda che restituisce una fotografia tutt’altro che semplice. Da una parte Bruxelles guarda con crescente attenzione alla ricerca, all’innovazione e alle tecnologie digitali come strumenti per rafforzare la competitività e la resilienza delle filiere. Dall’altra, i mercati alimentari tornano a mostrare segnali di tensione e la FAO avverte che l’aumento dei costi delle commodity potrebbe trasferirsi nei prossimi mesi sui prezzi al consumo.

È dentro questa doppia pressione – quella strutturale della trasformazione del sistema agricolo e quella contingente dei mercati e della geopolitica – che va letta la discussione che l’Irlanda intende portare al centro della prossima riunione informale dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue.

Zootecnia e proteine, l’innovazione al centro

Dal 6 all’8 settembre, a Dublino, la Presidenza irlandese porrà sotto i riflettori il futuro della zootecnia e del settore delle proteine. La discussione formale, prevista l’8 settembre al Dublin Castle, sarà dedicata in particolare al ruolo della ricerca e dell’innovazione nel sostenere i sistemi produttivi di fronte alle sfide economiche, ambientali e climatiche.

Il documento preparatorio della Presidenza individua con chiarezza le vulnerabilità del comparto: redditività, fragilità strutturali, impatti ambientali e climatici, oltre al rischio rappresentato dalle malattie animali. La risposta indicata passa dallo sviluppo di nuove tecnologie, dal miglioramento delle pratiche di gestione e dalla produzione di conoscenze capaci di accompagnare l’evoluzione delle condizioni economiche, sociali e ambientali.

Il riferimento è anche alla Livestock Strategy e al Protein Action Plan, presentati il mese scorso dalla Commissione europea. Tra le tecnologie individuate figurano sistemi di supporto alle decisioni, sensori, big data, robotica, sistemi di allerta precoce e strumenti di precision livestock farming.

La questione decisiva, tuttavia, non sarà soltanto quanto velocemente queste tecnologie potranno essere sviluppate. Sarà soprattutto capire chi potrà permettersi di adottarle.

La Presidenza irlandese pone infatti una seconda domanda molto concreta: come possono l’Ue e gli Stati membri sostenere gli agricoltori, in particolare quelli di minori dimensioni, nell’adozione delle nuove tecnologie e delle pratiche innovative?

Un interrogativo che assume ancora più peso alla luce dei dati sulla digitalizzazione diffusi da Eurostat.

Il paradosso digitale: l’agricoltura corre, ma non tutti

Nel 2023 appena il 43% delle aziende agricole dell’Ue disponeva di accesso a Internet. Il dato fotografa una frattura tecnologica che rischia di diventare una nuova forma di disuguaglianza economica all’interno del settore.

Le differenze tra Stati membri sono molto marcate: Danimarca, Germania, Slovacchia, Lettonia, Repubblica Ceca e Austria superavano il 90% di aziende con accesso a Internet, mentre in altri Paesi la situazione risultava molto più arretrata.

Ma il dato più significativo riguarda la dimensione aziendale. L’accesso a Internet arrivava al 74% nelle aziende con una produzione standard pari almeno a 100mila euro, mentre scendeva a circa il 21% nelle aziende con una produzione inferiore ai 2mila euro.

La stessa dinamica si ripete nell’utilizzo degli strumenti digitali. Nel 2023 soltanto l’11% delle aziende agricole europee utilizzava sistemi informativi per la gestione aziendale. La Francia raggiungeva circa il 60%. La robotica, invece, era presente in appena il 7% delle aziende dell’Ue, con i Paesi Bassi al primo posto, intorno al 35%.

Anche la precision farming rimane una tecnologia concentrata soprattutto nelle aziende più strutturate: appena il 18% delle aziende la utilizzava, ma queste gestivano circa il 44% della superficie agricola utilizzata dell’Unione.

Il dato dice qualcosa di importante: la tecnologia non è ancora distribuita in modo uniforme nel tessuto agricolo europeo, ma si concentra laddove esistono già dimensioni, capitale e capacità organizzativa sufficienti per sostenerne l’adozione.

Ed è proprio qui che la politica agricola dovrà misurare la propria capacità di accompagnare la trasformazione.

Prezzi alimentari, una nuova pressione dai mercati

A complicare il quadro arriva l’andamento delle commodity. Secondo l’ultimo Food Price Index della FAO, pubblicato il 7 agosto, i prezzi mondiali delle principali commodity alimentari sono aumentati dello 0,6% a luglio rispetto a giugno e dell’1% rispetto a un anno prima. Restano tuttavia inferiori del 18,2% al picco raggiunto nel marzo 2022.

A spingere l’indice sono stati soprattutto cereali, zucchero e oli vegetali.

Lo zucchero ha registrato l’aumento mensile più consistente, pari al 5,6%, sostenuto dalle preoccupazioni per il caldo e la siccità nell’Ue e dagli effetti attesi di condizioni climatiche legate a El Niño sui raccolti asiatici. A incidere anche le prospettive di una maggiore domanda di etanolo in Brasile.

I prezzi dei cereali sono cresciuti complessivamente del 3,4% rispetto a giugno e del 6,9% rispetto a luglio 2025. Il frumento ha segnato un aumento mensile del 5,8%, arrivando a essere quasi il 10% sopra il livello di un anno prima. A pesare sono le preoccupazioni sulle esportazioni dal Mar Nero e i danni alle infrastrutture di export, cui si sono aggiunti gli effetti delle ondate di calore sui raccolti.

Anche il mais è salito, del 3,6%, mentre gli oli vegetali hanno registrato un incremento del 2%, raggiungendo il livello più alto dal giugno 2022.

Il quadro è invece più debole per lattiero-caseario e carne. I prezzi dei prodotti lattiero-caseari sono scesi dello 0,7% nel mese e risultano del 24,8% inferiori a luglio 2025. I prezzi della carne hanno invece registrato una flessione mensile del 2,8%, pur rimanendo dello 0,8% sopra i livelli di un anno fa.

L’inflazione alimentare potrebbe tornare a salire

È soprattutto l’analisi del capo economista della FAO, Maximo Torero, a introdurre un elemento di preoccupazione nel quadro.

In un’intervista pubblicata da Reuters il 5 agosto, Torero ha previsto un’accelerazione dei prezzi delle commodity, destinata a trasferirsi sui prezzi alimentari con un ritardo stimato tra tre e sei mesi.

La ragione va ricercata anche nella crescente incidenza dei fattori geopolitici sui costi agricoli. Petrolio e gas naturale sono input essenziali per il funzionamento dei sistemi produttivi: dal pompaggio alla trasformazione, dal trasporto al confezionamento, fino alla produzione dei fertilizzanti.

Il riferimento alle tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz rende evidente quanto il prezzo di una commodity agricola non dipenda più soltanto dall’equilibrio tra domanda e offerta. Energia, commercio internazionale, clima e sicurezza delle rotte diventano variabili sempre più intrecciate.

E quando i margini degli agricoltori sono già sotto pressione, anche una variazione relativamente contenuta dei costi può incidere sulle decisioni di semina e sugli investimenti.

Le nuove indicazioni geografiche: territorio e valore

In questo scenario si inserisce anche un altro segnale della politica europea: la tutela delle produzioni legate ai territori.

La Commissione ha approvato nuove registrazioni di indicazioni geografiche. Tra queste figura la Dop “Aceite de las Sierras Espadán y Calderona”, olio extravergine e vergine prodotto nelle aree montane della regione di Valencia, prevalentemente con la varietà locale Serrana de Espadán.

La produzione è circoscritta a 28 comuni delle province di Castellón e Valencia, con oliveti collocati generalmente su terrazzamenti tra 350 e 850 metri di altitudine. La specificità dell’olio viene ricondotta alla combinazione tra territorio, brezze marine, rugiada notturna, tecniche tradizionali e caratteristiche della cultivar.

Accanto all’olio spagnolo, la Commissione ha riconosciuto la Igp “Pernil Cerretà”, prosciutto tradizionale della Catalogna, la Igp “Jabłka krajeńskie” per le mele della regione polacca di Krajna e la Igp “Kiełbasa pradziada z Dukli”, insaccato tradizionale della regione polacca del Podkarpackie.

Sono produzioni molto diverse tra loro, ma accomunate da un elemento: la capacità di trasformare territorio, tradizione e conoscenza locale in valore economico riconoscibile.

Italia, 20 milioni per Friuli Venezia Giulia

Nel frattempo la Commissione ha approvato un regime italiano di aiuti di Stato da 20 milioni di euro destinato alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura del Friuli Venezia Giulia per fronteggiare l’aumento dei costi di carburanti e fertilizzanti determinato dalla crisi in Medio Oriente.

La misura, autorizzata nell’ambito del Middle East Crisis Temporary State Aid Framework, resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026. Per le imprese agricole il sostegno sarà calcolato sulla superficie utilizzata per la produzione primaria, mentre per pesca e acquacoltura sarà legato ai consumi stimati di carburante. Il sostegno massimo è fissato a 50mila euro per beneficiario.

Una misura analoga è stata autorizzata per la Svezia, per un valore di 149 milioni di euro, con contributi parametrati all’aumento dei costi di carburante e fertilizzanti.

La semplificazione torna al centro

Infine, il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha invitato agricoltori, silvicoltori, produttori e operatori della filiera agroalimentare a indicare alla Commissione dove le norme europee possano essere rese più semplici e facili da applicare.

Non è un dettaglio. La richiesta di suggerimenti arriva mentre Bruxelles continua a lavorare sulla semplificazione della Pac e, più in generale, sulla riduzione degli oneri amministrativi.

La vera sfida è non lasciare indietro nessuno

La fotografia che arriva da Bruxelles è dunque quella di un’agricoltura europea chiamata contemporaneamente a innovare, produrre, ridurre i costi, affrontare il cambiamento climatico e difendere la propria competitività.

La ricerca e la tecnologia possono essere parte della risposta, ma non sono una risposta automatica. Se il 74% delle aziende più grandi dispone di accesso a Internet contro appena il 21% delle più piccole, il rischio è che la rivoluzione digitale finisca per amplificare, anziché ridurre, le differenze strutturali del sistema agricolo.

Allo stesso modo, se energia, fertilizzanti, clima e geopolitica tornano a spingere verso l’alto i costi delle commodity, la competitività non può essere affidata soltanto alla capacità delle singole imprese di assorbire gli shock.

La domanda politica, allora, non è soltanto quanto l’agricoltura europea debba diventare più tecnologica. È se l’Europa saprà costruire le condizioni perché quella tecnologia sia realmente accessibile anche alle aziende più fragili, senza trasformare la transizione in un ulteriore fattore di concentrazione.

È forse questa la vera sfida che attende la Pac: non scegliere tra competitività e sostenibilità, ma creare le condizioni perché entrambe possano diventare una possibilità concreta anche per chi, oggi, dispone di meno capitale, meno strumenti e meno margini per affrontare il cambiamento.

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