Erba medica, filiera divisa sul valore della campagna 2026

erba medica
La componente sementiera mantiene una linea prudenziale in attesa di segnali dal mercato internazionale, mentre gli agricoltori sollecitano un adeguamento

Il prezzo orientativo del seme di erba medica certificato in natura e pulito, con tara zero, resta fissato a 2,80 euro al chilogrammo per la campagna 2026. È quanto emerso dall’ultima riunione del Comitato economico dell’Accordo interprofessionale, che ha fatto il punto sia sull’andamento produttivo sia sulle prospettive di mercato della filiera.

Dal punto di vista agronomico, il quadro della campagna viene giudicato complessivamente positivo. Gli ultimi tagli hanno infatti evidenziato rese e livelli qualitativi buoni, favoriti da condizioni climatiche che hanno consentito un andamento produttivo regolare, pur senza risultati eccezionali.

Alla luce della ricognizione tecnica, la componente sementiera ha confermato la propria indicazione, già espressa nei mesi scorsi, di 2,80 euro al chilogrammo per il seme pulito. Un valore considerato coerente con le informazioni attualmente disponibili e con un mercato internazionale che continua a presentare diversi elementi di incertezza. In assenza di segnali consolidati di rialzo, la posizione della parte sementiera resta quindi improntata alla prudenza.

Diversa la valutazione espressa dalla componente agricola, che non si riconosce nell’indicazione formulata e ritiene necessario definire un prezzo più elevato. Secondo i rappresentanti del mondo produttivo, un adeguamento sarebbe necessario innanzitutto per tenere conto dell’aumento dei costi sostenuti dai moltiplicatori, ma anche per offrire un segnale di fiducia a una filiera chiamata a garantire continuità produttiva in una fase economica complessa.

Il confronto sul valore della campagna 2026 resta quindi aperto. Da una parte l’esigenza di mantenere un riferimento prudenziale, legato all’incertezza dei mercati internazionali; dall’altra la richiesta degli agricoltori di riconoscere maggiormente il lavoro e gli investimenti necessari alla moltiplicazione del seme. Una distanza che riflette le tensioni economiche presenti lungo la filiera e che continuerà a essere al centro del tavolo interprofessionale nelle prossime settimane.

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