Venti milioni di euro di finanza bancaria per accompagnare l’espansione di un’azienda agricola e l’acquisizione di 210 ettari di terreni. È il valore dell’operazione perfezionata dalla società agricola Halaesa, società benefit nata in Sicilia nel 2022 e specializzata nella produzione di avocado e frutta tropicale.
L’operazione porta la superficie complessiva del progetto a circa 300 ettari e rappresenta uno dei più rilevanti finanziamenti ipotecari in pool realizzati nel comparto agricolo italiano. A sostenere il piano industriale è un pool composto da UniCredit, Crédit Agricole Italia, Mediocredito Centrale e BdM Banca, con UniCredit nel ruolo di banca agente e arranger. Il finanziamento è stato strutturato senza il ricorso a garanzie pubbliche o strumenti agevolativi.
Le risorse sono destinate al piano di sviluppo, che comprende l'acquisizione dei nuovi terreni, l'espansione delle superfici coltivate, il rafforzamento della struttura finanziaria e il consolidamento del posizionamento di Halaesa tra gli operatori europei della frutta tropicale.
Un programma basato su dati molto positivi
La scommessa agricola di Halaesa parte da un mercato che continua a crescere. In Europa il consumo di avocado è aumentato del 36% tra il 2020 e il 2024, raggiungendo oltre 850 mila tonnellate. Nello stesso periodo il consumo pro capite nell’Ue è passato da 1,40 a 1,90 kg. Le importazioni da Paesi terzi rappresentano ancora circa l’88% dei consumi europei, a conferma dello spazio disponibile per produzioni più vicine ai mercati di sbocco.
Anche l’Italia sta aumentando rapidamente la domanda. Secondo i dati presentati a Macfrut 2026, nel 2025 il consumo pro capite italiano ha raggiunto 1,12 kg, mentre le vendite al dettaglio sono cresciute del 28% in un anno, arrivando a circa 55mila tonnellate. Il quadro di mercato è dunque uno degli elementi che spiegano l’interesse crescente verso l’avocado come coltura alternativa. Un interesse che in Sicilia si intreccia con condizioni climatiche diventate, in alcune aree costiere e a bassa quota, più favorevoli alla coltivazione di specie subtropicali.
Nasceranno 300 ettari tra Tusa, Noto e Buonfornello
È in questo scenario che nel 2022 nasce Halaesa, con sede nel territorio di Tusa in provincia di Messina, che porta il nome della valle dominata dall’antica città fondata nel 403 a.C. da Arconide re di Herbita.
Il progetto è stato costruito fin dall’inizio con una logica da start-up agricola, facendo ricorso anche a capitali privati esterni al settore primario e a una gestione manageriale dell’impresa.
I primi impianti sono stati realizzati su terreni precedentemente destinati soprattutto a viticoltura e olivicoltura, molti dei quali avevano visto ridursi la propria produttività. Il progetto prevede una progressiva crescita delle superfici e una diversificazione geografica degli impianti, distribuiti tra il Messinese, il Siracusano e il Palermitano.
Con la nuova acquisizione di 210 ettari, Halaesa raggiunge dunque il traguardo dei circa 300 ettari complessivi previsto dal piano industriale che per il lato produttivo è a basso impatto visto che si basa sull’agricoltura rigenerativa. Ma i progetti della società sono perfino più ambiziosi. Entro il 2030 la superficie coltivata ad avocado dovrebbe arrivare a 500 ettari, diventando così il maggior player italiano sul piano produttivo.
La scelta di distribuire gli impianti in territori differenti della Sicilia risponde anche alla necessità di ridurre il rischio legato alle avversità climatiche locali. «Per una coltura come l’avocado, infatti, - spiega il Ceo Francesco Mastrandrea - acqua, caratteristiche del suolo e condizioni microclimatiche sono elementi determinanti nella scelta dei terreni».

Il nodo acqua
Proprio la disponibilità idrica rappresenta uno dei punti più delicati del progetto. La governance di Halaesa ha selezionato terreni dotati di fonti autonome e stabili di approvvigionamento. Pozzi e bacini di accumulo dove stoccare l’acqua piovana per assicurare continuità di approvvigionamento.
Nel Siracusano, dove sono presenti alcuni degli impianti dell’azienda, la società ha previsto investimenti in sistemi di desalinizzazione delle acque di falda e in impianti fotovoltaici destinati a contenere i costi energetici legati al sollevamento e al trattamento dell’acqua. Solo così è possibile mettere in pratica il modello produttivo scelto dalla società che punta sull’irrigazione di precisione, sui sensori e sul monitoraggio delle condizioni climatiche.
«Applichiamo alle coltivazioni tropicali un modello di agricoltura rigenerativa e tecnologica, nel quale suolo, acqua e gestione del rischio agronomico diventano parte integrante della strategia industriale», spiega Mastrandrea.
Quando l’agricoltura incontra la finanza
Più ancora della dimensione dell’investimento o dell’estensione degli avocadeti, l’aspetto più interessante dell’operazione Halaesa è il suo finanziamento che segnala la possibilità di costruire un rapporto diverso tra agricoltura e capitale. La società ha infatti impostato la propria crescita attraverso capitale privato, governance manageriale e progressiva strutturazione finanziaria.
«Il recente finanziamento erogato da quattro istituti bancari a un progetto agricolo di questa scala mostra come per iniziative caratterizzate da dimensioni, organizzazione e prospettive di sviluppo definite, che hanno alla base governance solida, strategia chiara e gestione manageriale, possano accedere a strumenti finanziari sempre più evoluti», sottolinea il Ceo di Halaesa.
Non si tratta, quindi, soltanto di piantare nuove piante di avocado. Il progetto punta a costruire una piattaforma agricola scalabile, capace di integrare produzione, tecnologia, capitale e gestione della risorsa naturale.
Una filiera ancora dipendente dall’estero
Il contesto di mercato contribuisce a rendere particolarmente interessante la scommessa. L’Europa continua, infatti, a dipendere fortemente dalle importazioni di avocado: nel 2025 gli acquisti da Paesi terzi hanno raggiunto circa 918mila tonnellate. Parallelamente, la produzione europea è cresciuta, con Spagna e Portogallo in testa e una superficie coltivata nei principali Paesi produttori salita a oltre 25mila ettari.
Per l’Italia, dove il consumo rimane inferiore a quello di altri grandi mercati europei, esiste quindi un interessante margine di crescita. Il Centro per la promozione delle importazioni dei Paesi in via di sviluppo (Cbi), in un’analisi aggiornata alla fine del 2025, indica proprio Italia e Germania tra i mercati europei con ulteriore potenziale di sviluppo per l’avocado.
La sfida per la produzione siciliana sarà trasformare il vantaggio climatico in competitività duratura. E qui entrano in gioco disponibilità e costo dell’acqua, gestione del rischio climatico, produttività degli impianti, logistica e capacità di garantire prodotto e qualità nel tempo.
Con i 20 milioni di euro dell’operazione finanziaria e i 210 ettari acquisiti, Halaesa prova a misurarsi proprio su questa scala. L’avocado non più soltanto come coltura alternativa, dunque, ma fulcro di un progetto di agribusiness nel quale terra, tecnologia e capitale vengono messi a sistema per intercettare una domanda alimentare in rapida evoluzione.












