La ricerca studia come adattare la coltura del farro al cambiamento climatico

    Il progetto toscano SvernalFar! sperimenta vernalizzazione del seme, microrganismi benefici e nuove varietà di monococco e dicocco. Le prove coinvolgono quattro aziende agricole e proseguiranno fino al 2027

    Gli inverni sempre più miti possono mettere in difficoltà il ciclo biologico del farro, che ha bisogno di un adeguato periodo di esposizione al freddo per avviare la fase riproduttiva. Per individuare tecniche agronomiche e varietà più adatte alle nuove condizioni climatiche nasce SvernalFar!, progetto sviluppato in Toscana e dedicato al Farro Monococco (Triticum monococcum L.) e al Farro Dicocco (Triticum turgidum L. dicoccum).

    L'iniziativa nasce dalle esigenze dei cerealicoltori delle aree marginali, dove aumento delle temperature, siccità e alterazione dei cicli stagionali stanno già incidendo sulle rese e sulla qualità delle colture autunno-vernine. Monococco e dicocco sono tradizionalmente coltivati anche in territori caratterizzati da suoli difficili e condizioni pedoclimatiche particolari, grazie alla loro rusticità e capacità di adattamento.

    Quattro esperienze in campo

    Il progetto, già in corso e con una durata prevista entro il 2027, punta a sviluppare e validare in pieno campo un modello di adattamento replicabile. La sperimentazione sarà condotta in quattro areali cerealicoli toscani e prevede il confronto tra diverse varietà di monococco e dicocco, comprese quelle già utilizzate nelle aziende.

    Una delle linee di ricerca riguarda la vernalizzazione del seme, attraverso un'esposizione controllata al freddo (pre-chilling), per verificare se sia possibile compensare la riduzione del periodo freddo invernale. A questa tecnica viene affiancata la concia biologica con consorzi di microrganismi benefici, tra cui funghi micorrizici e batteri promotori della crescita.

    Le diverse combinazioni saranno valutate sia dal punto di vista agronomico sia qualitativo, con l'obiettivo di individuare le varietà più adatte alle condizioni ambientali di riferimento.

    La sperimentazione coinvolge quattro aziende: Il Rinnovamento Agricolo Soc. Coop. Agr. di Santa Luce, in provincia di Pisa; l'azienda agricola Pieve a Salti di Buonconvento e il Podere Pereto di Rapolano Terme, nel Senese; la Soc. Agr. De Angeli di Fauglia, ancora nel Pisano. Il coordinamento scientifico è affidato al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DiSAAA-a) dell'Università di Pisa.

    L'obiettivo finale è trasferire i risultati delle prove alle aziende, mettendo a disposizione tecniche e materiali genetici che possano contribuire a rendere più stabile la produzione di farro nelle condizioni climatiche attuali e future. Il modello, secondo il progetto, potrà essere valutato anche per altri cereali autunno-vernini.

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