La sicurezza alimentare non è soltanto una questione agricola. È una variabile economica, un fattore di stabilità sociale e, in una fase segnata da guerre e tensioni commerciali, una componente essenziale della sovranità europea. Quando aumentano i costi del carburante, dei fertilizzanti e delle materie prime, a essere compromessa non è soltanto la redditività delle imprese agricole, ma la capacità stessa di produrre cibo a prezzi sostenibili e di garantirne la disponibilità ai cittadini. Per Coldiretti, la crisi in corso rischia di essere persino più grave di quella provocata dalla pandemia, e richiede una risposta europea di portata analoga.
È su queste premesse che Coldiretti ha avanzato, nella giornata conclusiva del XXIV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, svoltosi a Roma, la proposta di un nuovo Pnrr straordinario per il settore, finanziato con risorse aggiuntive rispetto alla Politica agricola comune (Pac).
La questione investe il futuro della politica agricola europea e, più in generale, la capacità dell’Unione di proteggere i propri interessi economici in un contesto internazionale nel quale il cibo, l’energia e le materie prime sono diventati strumenti di competizione geopolitica. La sicurezza alimentare richiede quindi capacità produttiva, investimenti e una politica comune in grado di affrontare le emergenze senza rinunciare alla programmazione.
La crisi dei costi e il rischio per le produzioni
I numeri presentati da Coldiretti restituiscono la dimensione dell’emergenza. Secondo un’elaborazione del Centro Studi Divulga, se gli aumenti medi dei prezzi dell’energia e degli input agricoli osservati nella prima metà del 2026 dovessero perdurare, verrebbe a mancare una produzione di cereali equivalente a oltre 230 miliardi di pasti, con conseguenze particolarmente pesanti per i Paesi più poveri.
Dall’avvio della guerra in Medio Oriente, il prezzo del gasolio agricolo è praticamente raddoppiato. Secondo i dati richiamati da Coldiretti, a settembre 2026 la quotazione media mensile ha raggiunto 1,561 euro al litro, superando il precedente record di 1,559 euro registrato nel giugno 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Per arare un campo di 11 ettari (la dimensione media di un’azienda agricola italiana) un agricoltore spende oggi circa 600 euro in più rispetto al febbraio scorso. I fertilizzanti hanno superato gli 800 euro a tonnellata, mentre sono cresciuti anche i costi dei materiali, a partire dalla plastica.
A queste pressioni si sommano i danni climatici. Secondo una stima di Coldiretti, i danni provocati all’agricoltura italiana da caldo estremo, siccità, grandine e incendi hanno superato i tre miliardi di euro.
Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, individua il punto debole nella dipendenza europea dalle forniture estere. «L’Europa è tra le maggiori potenze agricole del pianeta, ma ha un punto debole che deve preoccupare tutti: il ricorso all’estero per approvvigionarsi di alcune materie prime strategiche. La crisi in corso – ha dichiarato – rischia di accentuare questa dipendenza in maniera enorme, se non si interviene subito».
Il caso dei fertilizzanti è emblematico. Secondo Prandini, il ricorso a forniture estere meno costose ha contribuito a indebolire alcune capacità produttive europee, in particolare nel settore dei fertilizzanti. Una scelta che, in condizioni di mercato stabili, può ridurre i costi, ma che in una fase di crisi espone le imprese alla volatilità dei prezzi e ai rischi legati alla disponibilità dei prodotti.
Il problema, dunque, non si risolve soltanto attraverso gli aiuti emergenziali. Il Governo italiano è intervenuto sul gasolio agricolo attraverso le agevolazioni sulle accise, il credito d’imposta e le misure a sostegno dei fertilizzanti. Coldiretti ha inoltre coinvolto le Regioni: nove di queste hanno deliberato sulla base delle proposte avanzate dall’organizzazione e, in diversi casi, le risorse attivate hanno contribuito a riportare il costo del carburante agricolo sotto un euro al litro.
Prandini ha ricordato che il sostegno attraverso le accise vale circa un miliardo di euro l’anno, a cui si sono aggiunti, secondo la ricostruzione presentata al Forum, 100 milioni di credito d’imposta e 160 milioni per gli interventi sui fertilizzanti. Anche lo sviluppo del fotovoltaico ha contribuito a contenere i costi energetici. Ma, come ha sottolineato il presidente, «non abbiamo risolto tutti i problemi».
La richiesta è quindi di affiancare agli interventi nazionali una strategia europea che non lasci i singoli Stati soli di fronte a crisi di portata internazionale. «Sarebbe una follia tagliare anche un solo centesimo delle risorse per l’agricoltura, perché significherebbe mettere a rischio il futuro stesso dell’Unione e dei suoi cittadini», ha affermato Prandini.
Un nuovo Pnrr e un'Europa diversa

Il nuovo Pnrr agricolo chiesto da Coldiretti dovrebbe affiancare alla Pac risorse aggiuntive per sostenere le imprese e gli investimenti. Nei diversi interventi del Forum, Prandini ha indicato tra le priorità i bacini idrici, l’energia, gli stoccaggi, l’innovazione e le infrastrutture. L’obiettivo è rafforzare la resilienza del sistema agroalimentare senza che le nuove emergenze vengano affrontate sottraendo fondi alle politiche ordinarie di sostegno al settore.
La richiesta arriva mentre si negozia il futuro bilancio pluriennale dell’Unione europea. Al centro del confronto c’è anche l’ipotesi di ricondurre una parte dei finanziamenti comunitari a piani nazionali più ampi, nei quali le risorse agricole rischierebbero, secondo Coldiretti, di perdere una destinazione specifica e di entrare in competizione con altre priorità.
Il segretario generale dell’organizzazione, Vincenzo Gesmundo, ha contestato con durezza questa prospettiva. «Siamo profondamente europeisti, ma non possiamo più accettare questa Europa, ostaggio di una tecnocrazia autoreferenziale, distante dai cittadini e incapace di difendere i propri interessi strategici». E ancora: «Serve un’Europa diversa, che torni a essere dei popoli e non dei burocrati, che metta al centro la sicurezza alimentare anziché sacrificarla sull’altare di un mercato globale senza regole».
La critica riguarda l’impostazione delle politiche comunitarie degli ultimi anni. Sul Green Deal, Gesmundo ha contestato la scelta di imporre vincoli confidando che le altre potenze mondiali avrebbero seguito l’Europa: «Abbiamo indebolito le nostre piattaforme produttive, ci siamo ulteriormente aperti alle importazioni senza criteri di reciprocità. Il risultato è un’agricoltura europea che resta una superpotenza del cibo, ma dipende dall’estero per fattori produttivi strategici come fertilizzanti e soia».
Metsola: «Non possiamo chiedervi di fare di più con risorse minori»
La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, in un videomessaggio ha richiamato la necessità di mantenere una dotazione «adeguata, dedicata e protetta» per la Pac. «Non possiamo chiedervi di fare di più con risorse minori», ha affermato nel videomessaggio al Forum, sottolineando che la sicurezza alimentare è parte integrante della sicurezza europea e richiede investimenti, innovazione e condizioni di concorrenza eque con i produttori dei Paesi terzi.
Meloni: «Non accetteremo tagli alla Pac»
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel suo messaggio, ha ribadito che «l’Italia non accetterà ridimensionamenti della Pac, della pesca e della coesione, considerate pilastri dell’autonomia strategica dell’Unione». Meloni ha ricordato gli oltre 17 miliardi di euro mobilitati per l’agricoltura in quattro anni e i risultati raggiunti dal settore italiano, dall’export al valore aggiunto. Il Governo, ha assicurato, continuerà a battersi in Europa per la tutela delle risorse e per il principio di reciprocità: «chi vende nel mercato europeo deve rispettare regole comparabili a quelle imposte ai produttori comunitari».
La strategia oltre l’emergenza
Accanto alla richiesta di nuove risorse, Prandini ha indicato una serie di investimenti strutturali. Il primo riguarda l’acqua, attraverso la realizzazione dei bacini di accumulo, una proposta che Coldiretti sostiene da anni e che oggi assume un valore ulteriore in una fase di crescente instabilità climatica.
Nel suo intervento, Prandini ha ricordato che la realizzazione dei bacini idrici può contribuire non soltanto alla disponibilità di acqua per l’agricoltura, ma anche alla produzione idroelettrica e alla gestione delle risorse necessarie ad altre attività economiche. Ha inoltre indicato la possibilità di recuperare un milione di ettari di terreno e di incrementare le rese agricole nelle aree del Mezzogiorno attraverso una maggiore disponibilità idrica e lo sviluppo delle filiere cerealicole.
Un secondo capitolo riguarda l’energia. Il fotovoltaico ha contribuito a contenere i costi, ma per Coldiretti occorre accelerare anche sul biogas e sul biometano, oltre a rafforzare le capacità di stoccaggio.
L’organizzazione chiede inoltre una politica europea delle scorte cerealicole, capace di attenuare le oscillazioni dei prezzi: ritirare prodotto dal mercato nelle fasi di eccedenza e reimmetterlo quando l’offerta diminuisce.
Prandini ha richiamato, a questo proposito, il caso della Cina, che secondo i dati da lui citati produce il 18% dei cereali a livello globale e ne detiene il 60% delle scorte. Il tema non riguarda soltanto la stabilizzazione dei mercati. Una politica europea degli stoccaggi potrebbe rafforzare il ruolo dell’Unione nei rapporti con i Paesi in via di sviluppo, contribuendo alla sicurezza degli approvvigionamenti e creando nuove opportunità commerciali.
Reciprocità e origine: competere senza doppi standard
La seconda grande direttrice è la tutela delle filiere dalla concorrenza internazionale non regolata da condizioni comparabili. Per Coldiretti, la reciprocità deve tradursi in controlli effettivi sugli standard ambientali, sanitari e del lavoro applicati ai prodotti importati.
La richiesta non è di chiudere i mercati. «Mai come in questi anni abbiamo sostenuto l’internazionalizzazione come principio di crescita e sviluppo», ha sottolineato Prandini. Il punto è evitare che gli accordi commerciali penalizzino le imprese europee, chiamate a sostenere costi maggiori per rispettare standard più rigorosi.
Alla reciprocità si lega la trasparenza dell’origine. Coldiretti chiede di superare le distorsioni che, attraverso il criterio doganale dell’ultima trasformazione sostanziale, possono consentire a prodotti stranieri di acquisire l’indicazione di origine italiana dopo una lavorazione nel nostro Paese. Secondo l’organizzazione, la revisione di questo meccanismo permetterebbe di recuperare 20 miliardi di euro per la filiera agricola.
Innovazione, credito e giovani: il futuro passa dalle imprese
La sovranità alimentare non può essere perseguita soltanto difendendo le produzioni esistenti. Richiede investimenti in ricerca, tecnologia e capitale umano.
«Dobbiamo aprire un dibattito sull’innovazione, l’agricoltura non può esserne esclusa», ha affermato Prandini, indicando Stati Uniti, Cina, India e Brasile come economie che hanno compreso la centralità strategica del cibo e stanno investendo per rafforzare la propria capacità produttiva.
Tra le priorità figura la ricerca sulle Tecniche di evoluzione assistita (Tea), con la realizzazione in Italia di un polo dedicato. L’obiettivo indicato da Prandini è sviluppare soluzioni capaci di rendere le colture più resilienti, contenere i costi di produzione e affrontare le nuove condizioni climatiche, tutelando al tempo stesso il patrimonio di biodiversità.
Prandini ha sollecitato anche un rafforzamento degli strumenti di credito e del credito d’imposta per le imprese agricole, piccole, medie e grandi, insieme a una semplificazione degli adempimenti della Pac. La burocrazia, secondo Coldiretti, assorbe risorse e tempo senza produrre benefici proporzionati. «Questi apparati vanno smontati per dare fiducia all’agricoltore», ha affermato il presidente, richiamando anche gli oneri amministrativi legati alle domande di accesso ai finanziamenti.
La competitività dipende inoltre dalla capacità di portare i prodotti sui mercati. Occorre migliorare porti, ferrovie e collegamenti stradali, superando un sistema logistico troppo dipendente dal trasporto su gomma. Allo stesso tempo, servono piattaforme commerciali e strumenti di promozione capaci di sostenere l’internazionalizzazione delle imprese.
Il presidente dell’Ice, Matteo Zoppas, ha ricordato che l’export agroalimentare italiano è cresciuto di circa il 65% tra il 2019 e il 2025, secondo i dati richiamati al Forum. L’Istituto punta a rafforzare l’incoming degli operatori stranieri alle fiere e gli accordi con la grande distribuzione e l’e-commerce, ampliando le opportunità per le imprese, soprattutto medio-piccole. Tra i mercati da presidiare figurano India, Australia e Mercosur, oltre ai Balcani e all’Africa.
Prandini ha inoltre dedicato un passaggio significativo ai giovani, criticando il ricorso a contratti di apprendistato sottopagati anche per chi ha completato gli studi universitari. «Non lamentiamoci se poi vanno in altri Paesi», ha osservato, chiedendo che le competenze siano riconosciute e remunerate adeguatamente.
Il ricambio generazionale è una condizione per la tenuta del sistema produttivo: senza giovani qualificati, capaci di portare nelle aziende competenze scientifiche, tecnologiche e gestionali, diventa più difficile innovare e fare reddito.
Prodi e Cacciari: l’Europa deve tornare a decidere

Il dibattito del Forum ha allargato la riflessione dalla politica agricola alla capacità dell’Unione di assumere decisioni comuni in un contesto di crescente competizione globale.
L’ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha individuato nei veti nazionali e nella debolezza delle istituzioni comunitarie le cause di una crescente paralisi decisionale. «Questa è la tragedia dell’Europa che non fa più politica e non può più prendere le grandi decisioni. Se non prende le grandi decisioni è finita», ha dichiarato, sostenendo che un eventuale allargamento dell’Unione debba essere accompagnato da una riforma istituzionale.
Prodi ha richiamato anche la necessità di costruire grandi strutture finanziarie europee, capaci di trattenere e investire nel continente il risparmio e di sostenere la competitività industriale.

Il filosofo Massimo Cacciari ha sottolineato invece la debolezza della politica di fronte alle grandi potenze economiche e tecnologiche: «O l’Europa si dà una vera dimensione di unità politica o si sfascerà anche l’unità economica».
Entrambi hanno richiamato, da prospettive diverse, il problema della capacità decisionale europea. Un tema che incrocia direttamente la richiesta di Coldiretti: senza una politica comune in grado di programmare investimenti e proteggere le filiere strategiche, l’agricoltura rischia di essere esposta alle asimmetrie tra Stati membri e alle scelte delle grandi potenze globali.
Salute pubblica e qualità del cibo: il valore della prevenzione
La difesa del reddito agricolo è stata affiancata al tema della salute. Coldiretti ha annunciato di valutare tempi e condizioni per un’azione legale sui cibi ultraprocessati, con l’obiettivo di arrivare alla Corte di giustizia dell’Unione europea, e ha ribadito la richiesta di test clinici e preclinici a garanzia di produttori e consumatori.
I dati richiamati al Forum associano un maggiore consumo di alimenti ultraformulati a un aumento del rischio di diverse patologie, tra cui diabete di tipo 2, depressione, sovrappeso e obesità e malattie cardiovascolari. Si tratta di associazioni epidemiologiche, da non confondere automaticamente con la dimostrazione di un rapporto causale per ciascuna patologia. La Fondazione Aletheia stima in circa 13 miliardi di euro all’anno la spesa italiana per le malattie croniche legate a scorretti stili alimentari.
Per quanto riguarda le mense pubbliche, Prandini ha indicato due obiettivi collegati: chiedere, nella prossima legge di Bilancio, una norma che valorizzi la qualità dei pasti e proporre il divieto dei cibi ultraprocessati nelle mense pubbliche. L’idea è superare un sistema basato prevalentemente sul prezzo più basso, favorendo un’offerta che tenga conto della qualità degli alimenti. Prandini ha inoltre chiesto che la competenza sulle mense torni al ministero dell’Agricoltura.
La questione non è soltanto sanitaria. Un pasto di qualità nelle mense scolastiche è anche uno strumento di equità sociale, soprattutto per le famiglie che non possono sostenere autonomamente il costo di un’alimentazione adeguata. L’intervento pubblico può contribuire alla prevenzione e ridurre la pressione futura sul sistema sanitario, ma anche riconoscere al cibo un ruolo educativo e culturale.
Il rapporto Coldiretti-Censis presentato alla vigilia del Forum indica che l’85% degli italiani considera utile introdurre l’educazione alimentare a scuola fin dall’infanzia. Eppure, solo una minoranza dichiara di aver compreso già durante l’adolescenza il legame tra alimentazione e salute.
Per colmare questo divario, Campagna Amica ha presentato FarmCraft, un progetto che utilizza il linguaggio del videogioco per avvicinare i ragazzi alla produzione agricola, alla coltivazione e all’allevamento, collegando l’esperienza virtuale alle attività nelle fattorie e nei laboratori. Come ha spiegato la presidente Dominga Cotarella, l’obiettivo è fornire ai giovani strumenti per scegliere consapevolmente il cibo sano e comprenderne l’origine.
Agromafie, frodi e tracciabilità: difendere una filiera da 707 miliardi
La tutela della qualità passa anche dal contrasto all’illegalità. Il business delle agromafie ha raggiunto, secondo l’ottavo rapporto Eurispes-Coldiretti del 2025, il valore stimato di 25,2 miliardi di euro. Il rapporto Coldiretti-Censis presentato al Forum segnala inoltre che il 75% degli italiani dichiara di essere stato vittima almeno una volta di inganni a tavola, mentre l’89% ritiene necessarie leggi severe contro le frodi sulla qualità e sull’origine dei prodotti.
La filiera agroalimentare italiana, con un valore indicato da Coldiretti in 707 miliardi di euro e circa quattro milioni di occupati, rappresenta un patrimonio economico e sociale esposto a contraffazioni, sfruttamento del lavoro e pratiche commerciali scorrette.
Per questo l’organizzazione chiede di rafforzare l’applicazione delle norme sui reati agroalimentari e di accelerare l’attuazione degli strumenti previsti dal ColtivaItalia, a partire dalla banca dati dei controlli innovativi. L’impiego di tecniche scientifiche, dalle analisi genomiche alla mappatura isotopica e alla risonanza magnetica, dovrebbe consentire di verificare l’origine effettiva delle produzioni e rendere più efficaci le indagini sulle frodi. Coldiretti chiede inoltre che i risultati dei controlli possano essere utilizzati come prove nei procedimenti giudiziari.
Ettore Prandini, quale presidente anche della Fondazione Osservatorio Agromafie, ha sottolineato che non si tratta soltanto di contraffazione, ma di fenomeni che «alterano la concorrenza, sfruttano il lavoro, mettono a rischio la salute dei cittadini e colpiscono il reddito degli agricoltori». L’obiettivo è tutelare i consumatori e garantire che chi rispetta le regole non venga penalizzato da chi ottiene vantaggi economici attraverso l’illegalità.












