Le imprese agricole guidate da donne mostrano una maggiore propensione al biologico e alla diversificazione delle attività, in particolare attraverso l’agriturismo. Cresce anche il livello di formazione delle imprenditrici, mentre permangono differenze nell’accesso alle risorse economiche e ai ruoli di vertice. Sono alcuni dei risultati delle ricerche presentate il all’Università degli Studi di Milano, durante l’incontro Coltivare l’equità e l’innovazione: identità, ruoli e prospettive delle donne nel sistema agroalimentare di oggi, che ha aperto le iniziative dell’Ateneo per l’Anno internazionale della donna agricoltrice 2026, promosso dalla Fao.
All’apertura dei lavori sono intervenuti la rettrice Marina Brambilla, la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo e l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi, con un videomessaggio. Dopo l’introduzione di Sara Borin, già presidente del Comitato di direzione della Facoltà di Scienze agrarie e alimentari, è intervenuto Maurizio Martina, direttore generale aggiunto della Fao.
Più formazione e diversificazione aziendale
I dati illustrati durante l’incontro evidenziano il contributo della componente femminile anche ai processi di innovazione. I gruppi di ricerca con una maggiore diversità di genere sviluppano brevetti con una protezione mediamente più ampia del 6% e famiglie brevettuali più estese del 7%. La partecipazione femminile resta tuttavia limitata in alcuni ambiti: circa il 70% dei brevetti relativi alle tecnologie per l’adattamento climatico in agricoltura è ancora sviluppato da gruppi composti esclusivamente da uomini.
Sul fronte imprenditoriale, l’analisi di Stefano Corsi, docente di Economia agraria, alimentare ed estimo rurale, mostra una crescita della qualificazione delle titolari d’impresa. Tra il 2012 e il 2021, la quota di imprenditrici agricole laureate è passata dal 3,8% al 9,8%, quasi triplicando. Aumentano anche dimensioni e investimenti delle aziende condotte da donne, ma oltre la metà delle imprese femminili rimane concentrata nella classe economica più piccola. Persistono quindi divari nell’accesso alle risorse produttive e nelle condizioni economiche.
Le scelte aziendali mostrano inoltre una maggiore apertura verso la sostenibilità e la diversificazione. Secondo le analisi presentate da Maria Teresa Trentinaglia, ricercatrice in Economia agraria, alimentare ed estimo rurale, a parità delle principali caratteristiche aziendali la probabilità di adottare il metodo biologico è pari al 5,6% per le imprese femminili, contro il 4,3% di quelle maschili. Ancora più marcata la differenza per l’agriturismo, con una probabilità del 7,4% per le aziende guidate da donne rispetto al 3,5% delle altre.
Docenza, cresce la presenza femminile
La crescita della componente femminile interessa anche la formazione e la ricerca universitaria. Come sottolineato da Monica Battini, docente di Benessere animale, nella Facoltà di Scienze agrarie e alimentari la presenza delle donne è ormai sostanzialmente equilibrata fino al ruolo di professore associato. L’accesso alle posizioni apicali procede più lentamente, anche se negli ultimi dieci anni il numero delle docenti ordinarie è aumentato del 25%, arrivando a rappresentare mediamente quasi il 35% delle cattedre.
«Il lavoro pionieristico nella promozione della parità di genere attraverso iniziative di sensibilizzazione, formazione e valorizzazione delle competenze femminili svolto dalla Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari, fin dai primi anni Duemila, sta portando risultati concreti e misurabili», ha commentato Sara Borin, già presidente del Comitato di Direzione della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari. La crescita della rappresentanza femminile tra docenti e studentesse, ha aggiunto, conferma l’importanza di un impegno che prosegue attraverso una rete di referenti per le politiche di genere.
La maggiore attrattività del settore agroalimentare per le giovani donne e il parallelo con l’evoluzione della realtà imprenditoriale, confermano che investire nell’equità può contribuire a costruire un sistema più innovativo e sostenibile.
Un percorso tra vino, latte e innovazione
L’incontro ha inaugurato inltre il progetto "Coltivare l’equità", che proseguirà nei prossimi mesi con appuntamenti dedicati alla presenza femminile nel settore vitivinicolo, nella filiera lattiero-casearia e nei processi di innovazione e imprenditorialità agroalimentare. L’obiettivo è approfondire il ruolo delle donne nei diversi comparti e valorizzarne il contributo alle trasformazioni del sistema agroalimentare.












