
Non più istituti tecnici agrari e professionali per l’agricoltura ma licei tecnologici e licei professionali. È il risultato della riorganizzazione formale e ordinamentale contenuta nel decreto legge varato a fine settembre dal Ministero dell’istruzione e del merito. La novità, annunciata già ad inizio 2026, è arrivata a ridosso del 18esimo congresso nazionale della Rete nazionale degli istituti agrari (Renisa), svoltosi a Napoli a metà ottobre intorno al tema “Seminare Salute. La terra che ci cura: agricoltura sostenibile, alimentazione e benessere”.
La stretta concomitanza non ha investito e modificato il programma convegnistico ma, complice anche la presenza del Direttore generale dell’istruzione tecnica e professionale Ettore Acerra, l’argomento ha aleggiato nei momenti informali del congresso, al quale hanno preso parte oltre 200 delegati in rappresentanza dei 286 istituti facenti parte della Rete della quale è presidente Antonella Germini, dirigente dell’Umberto I di Alba.
La consapevolezza di essere centrali
«Da Napoli torniamo con una certezza – commenta la professoressa Germini –: le scuole agrarie sono una delle risorse su cui il Paese può costruire il suo futuro. In queste giornate è emerso cosa significa davvero ‘seminare salute’. Significa prendersi cura della terra, del cibo che arriva sulle tavole, dei territori e delle persone che ci lavorano. Il settore attraversa una fase complessa, ma proprio per questo motivo il ruolo delle nostre scuole cresce. Il nuovo ordinamento degli istituti tecnici e la filiera 4+2 sono l’occasione per rinnovare la didattica senza perdere ciò che ci rende unici: i laboratori, le aziende agrarie, il contatto diretto con il campo. Le nuove tecnologie, dall’agricoltura di precisione all’intelligenza artificiale, entreranno sempre di più nelle aule: il nostro compito sarà formare persone capaci di usarle con competenza e responsabilità».
I lavori del congresso si sono conclusi con l’approvazione della «Carta di Napoli», documento strategico articolato su quattro direttive fondamentali per il rilancio dell’istruzione agraria: consolidamento della filiera 4+2, con l’integrazione sistemica tra istituti agrari, Its Academy e dipartimenti universitari per percorsi formativi continui e altamente qualificanti; transizione digitale agritech, con ammodernamento dei laboratori didattici e adozione di serre 4.0, sensoristica IoT e modellistica per l’agricoltura di precisione. E, poi, valorizzazione delle filiere brevi, con promozione della cultura del km zero, tracciabilità dei prodotti e sostegno ai presìdi agroalimentari biologici; adozione dell’approccio One Health, con l’ integrazione nei curricoli formativi del legame tra salute umana, salute animale e salvaguardia dell’ambiente.

Al centro del dibattito non solo le prospettive della formazione agraria, ma anche il ruolo dei futuri professionisti dell’agricoltura
Studenti protagonisti
«La capacità di produrre qualità senza compromettere il futuro dei territori, il valore delle produzioni agroalimentari, la salute, in una visione ampia e inclusiva che non è limitata alla sola dimensione sanitaria: questi pilastri – sottolinea Angela Mormone, dirigente del Sannino-De Cillis che ha organizzato il raduno – hanno trovato piena e concreta coerenza nell’identità dell’istituto ospitante, attraverso la narrazione diretta dei giovani studenti degli indirizzi agrario, socio-sanitario ed enogastronomico».
Con l’anno scolastico ormai avviato, gli istituti agrari della Rete si sono lasciati con l’impegno di focalizzare l’attenzione dei prossimi mesi sul consolidamento delle alleanze territoriali con imprese, Its, enti di ricerca, istituzioni e organizzazioni agricole affinché le indicazioni emerse si traducano in progetti didattici concreti ed in grado di garantire esperienze di formazione scuola-lavoro di qualità.
In tal senso avranno un ruolo importante le partecipazioni degli istituti agrari a mostre, fiere e concorsi di settore: da Fiera Cavalli di Verona a Evolio Expo a Bari, dal concorso enologico del Gambero Rosso a quello di Bacco e Minerva, dai Saloni dello studente di Torino, Milano e Roma a Didacta e Job Orienta, appuntamenti questi ultimi necessari per un orientamento scolastico sempre più mirato e consapevole. E poi le gare zootecniche, come quella appena vissuta a fine ottobre a Montichiari, la partecipazione al concorso enologico del Vinitaly e a quello dell’Ercole Olivario, nella sezione “Future” nata proprio su impulso di Renisa per la valorizzazione delle produzioni olivicole realizzate dagli studenti nelle aziende agrarie annesse agli istituti.
Nel caso specifico la finalità è quella di favorire un’occasione di crescita, confronto e dialogo tra scuole, tecnici e imprese del settore olivicolo, avvicinando docenti e studenti ai temi dell’assaggio, dell’analisi sensoriale e, in generale, ai criteri che definiscono un olio extra vergine di qualità. Un contributo concreto, dunque, alla formazione di una nuova generazione di professionisti capaci di tutelare e innovare il patrimonio olivicolo italiano. Un obiettivo che si realizza anche grazie al percorso “Training” che l’Ercole riserva da quest’anno agli istituti premiati, così da supportare ancora meglio il percorso formativo dei futuri periti agrari.
Il regolamento, presentato proprio al congresso di Napoli, prevede che le scuole debbano inoltrare la domanda di partecipazione entro il 14 gennaio 2027. Entro il 3 febbraio dovranno inviare i campioni di olio per l’assaggio del panel nazionale, che si svolgerà a metà dello stesso mese, con i vincitori che verranno proclamati a marzo e premiati tra aprile e maggio.

La richiesta di pari dignità
Punto di verifica del percorso delineato sarà l’assise nazionale di Renisa prevista in maggio 2027 presso l’istituto agrario di Pieve Santo Stefano, in Toscana, incontro dove i temi legati alla riforma e al superamento della storica dicotomia tra istruzione liceale e istruzione tecnico-professionale non potranno non tornare al centro della discussione.
In realtà i dirigenti scolastici aspettano delucidazioni ben prima, entro novembre, come ha lasciato intendere avverrà lo stesso direttore Acerra a margine del congresso di Napoli, per consentire alle scuole di dispiegare meglio le azioni di orientamento alle iscrizioni al primo anno delle superiori.
Al di là dell’obiettivo dichiarato, ovvero di restituire pari dignità a tutti gli indirizzi di studio secondario, va chiarito se ciò coinciderà con il posizionare l’agricoltura e le scienze agroalimentari al centro dell’identità economica e culturale del Paese o si limiterà ad una operazione di facciata con funzioni di sola immagine percepita.
A oggi l’iniziativa ha acceso un dibattito all’interno della comunità scolastica, dividendo le opinioni tra l’entusiasmo per il rinnovamento e le perplessità sulla reale sostanza del cambiamento. La richiesta è di non snaturare l’anima pratica del percorso ma di arricchirla, integrando una solida base culturale, scientifica e umanistica con un potenziamento mirato delle discipline Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Un ruolo fondamentale sarà di sicuro affidato alla flessibilità didattica: le scuole avranno a disposizione una quota di autonomia che permetterà di personalizzare i programmi in base alle vocazioni produttive del territorio, rafforzando le sinergie con i distretti agricoli locali.
Ultimo aspetto. La riforma si inserisce in un disegno più ampio di continuità formativa. Il nuovo liceo dovrà guardare con attenzione al collegamento con gli Its Academy, modello che lo stesso Ministero chiede di rafforzare perché consente ai diplomati di proseguire con percorsi terziari non universitari altamente professionalizzanti, conseguendo titoli riconosciuti nel Quadro europeo delle qualificazioni (EQF) e trovando subito occupazione.
Se così sarà verrà centrato un altro obiettivo ministeriale: quello di contrastare la liceizzazione che ha visto negli ultimi anni la quota dei nuovi iscritti ai licei tradizionali superare stabilmente il 55-56%, a fronte di un progressivo calo di attrazione verso la formazione tecnica e professionale. Una dinamica questa che contrasta con le forti richieste del mercato del lavoro, che registra una marcata carenza di tecnici specializzati.










