Corineo, albicocco sensibile agli attacchi primaverili

Grave attacco di corineo su albicocco
La lotta contro questa avversità prevede, prima di tutto, l’adozione di alcune importanti pratiche agronomiche per ridurre il potenziale di inoculo del fungo: riduzione delle fertilizzazioni azotate e delle irrigazioni e una buona potatura prima della ripresa vegetativa per eliminare i rami dell’anno colpiti

Il corineo è una malattia crittogamica comune a tutte le drupacee ma in grado di causare danni di una certa entità in particolare su pesco e albicocco, specialmente nei frutteti trascurati o mal curati. Dove vengono applicate le strategie di difesa corrette la malattia si presenta solo sporadicamente. Su pesco le infezioni più pesanti si verificano nei mesi autunnali, mentre l’albicocco risulta maggiormente suscettibile alle infezioni primaverili.

Favorito dalla presenza di acqua libera

Agente casuale della malattia è il fungo deuteromicete Stigmina carphophyla, in passato conosciuto come Coryneum beijerinkii, che esplica la sua attività patogenetica in concomitanza di prolungati periodi di bagnatura e alta umidità relativa e un range di temperature abbastanza ampio (5-26 °C) ma con valori ottimali di 15 °C.

Il periodo di incubazione con questo regime termico risulta di circa 7-8 giorni. L’attività del patogeno si ferma solamente nei mesi estivi quando di norma le temperature sono più elevate e la stagione decorre asciutta. Al contrario, nei nostri areali, raggiunge la sua massima attività in corrispondenza della primavera e in autunno, con stagioni umide e piovose. La presenza di acqua libera è quindi il fattore più importante sia per la sporulazione sia per la germinazione dei conidi come anche per la penetrazione di questi nella cuticola.

 Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Una volta penetrato il fungo produce sugli organi vegetali un micelio sotto epidermico i cui filamenti talvolta si riuniscono in veri e propri “stromi” dai quali, se le condizioni climatiche permangono favorevoli, si originano rami conidiofori alla cui estremità è portato un singolo conidio. A questa spora è affidata la diffusione della malattia quando viene veicolata dal vento o dall’acqua piovana sui circostanti tessuti sani suscettibili. La perpetuazione della malattia nei diversi anni avviene solitamente a opera del micelio presente in corrispondenza delle lesioni sui rametti dell’anno o tra le perule delle gemme.

Macchie rosse

Il fungo è grado di colpire le foglie, i rami e i frutti.

Sulle foglie compaiono delle tacche rosso violacee che, col tempo si allargano, ma mantenendo sempre una netta separazione con i tessuti sani. Successivamente la parte di lembo colpita tende a distaccarsi lasciando la foglia come fosse stata impallinata.

Sui rametti si producono lesioni brunastre allungate, talvolta infossate che possono trasformarsi in veri e propri cancri.

In fine sui frutti l’infezione di corineo si manifesta con piccole tacche rossastre di pochi millimetri di diametro che col tempo progrediscono ricoprendosi di incrostazioni gommose. I frutticini in accrescimento assumono pertanto un aspetto butterato mentre sui frutti maturi l’infezione di corineo si presenta solamente con macchie rossastre circondate da un alone più scuro. In entrambi i casi tuttavia l’infezione rende i frutti non commercializzabili.

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Ridurre fertilizzazioni e irrigazioni contro il corineo

La lotta contro questa avversità prevede, oltre a una serie di trattamenti chimici, anche l’adozione di alcune importanti pratiche agronomiche miranti a ridurre il potenziale di inoculo del fungo, quali la riduzione delle fertilizzazioni azotate e delle irrigazioni (in quanto rallentano il processo di lignificazione dei getti rendendoli maggiormente suscettibili alle infezioni) e una buona potatura per eliminare i rami dell’anno colpiti. I momenti migliore per eseguire i trattamenti sono “al bruno” in autunno, dopo la caduta delle foglie, e prima della ripresa vegetativa, verso il mese di febbraio con l’innalzarsi della temperatura. I principi attivi maggiormente efficaci sono ziram, captano e dodina, ma anche i Sali di rame possono essere di valido aiuto, specialmente su albicocco e ciliegio. Gli stessi trattamenti che di norma vengono effettuati per ridurre il potenziale di inoculo di altri importanti agenti patogeni delle drupacee come per esempio la bolla, il nerume e le batteriosi, sono altrettanto validi nei confronti del corineo. Si ricorda che i sali di rame non devo superare il limite di 4 kg di ione Cu/ha/anno.

Corineo, albicocco sensibile agli attacchi primaverili - Ultima modifica: 2022-03-04T02:22:52+01:00 da K4

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