L’Europa cambia passo sulla salute animale: più prevenzione, vaccini e biosicurezza

La Commissione europea valuta positivamente la Animal Health Law, ma individua undici priorità per rafforzarne l'efficacia. In arrivo nuove regole su vaccinazioni, piani di emergenza e sostegno agli allevatori

Negli ultimi anni l'Europa ha dovuto fare i conti con una successione di crisi sanitarie senza precedenti. L'influenza aviaria, la peste suina africana e la crescente diffusione di malattie trasmesse da vettori hanno evidenziato quanto il sistema zootecnico europeo sia esposto a rischi sempre più complessi, aggravati dai cambiamenti climatici, dall'intensificarsi degli scambi commerciali e dalle tensioni geopolitiche. È in questo scenario che Bruxelles si prepara a inaugurare una nuova fase della propria politica sanitaria: non più una strategia fondata prevalentemente sulla gestione dell'emergenza, ma un modello che punta a prevenire le crisi prima che producano pesanti conseguenze economiche e produttive.

La valutazione della Animal Health Law (Ahl), che la Commissione europea presenterà ufficialmente oggi, 6 luglio, rappresenta il primo tassello di questa evoluzione e anticipa alcuni degli orientamenti che confluiranno nella nuova Strategia europea per la zootecnia. Il messaggio è chiaro: la normativa funziona, ma per affrontare le sfide dei prossimi anni serviranno strumenti più efficaci, un'applicazione uniforme nei diversi Stati membri e un deciso rafforzamento della prevenzione.

Una legge che ha cambiato l'approccio europeo

Entrata pienamente in vigore nel 2021, la Animal Health Law ha sostituito 39 differenti atti normativi, introducendo un quadro unico europeo basato sull'analisi del rischio, sulla responsabilizzazione degli operatori e sulla prevenzione delle malattie animali.

Secondo la Direzione generale Salute della Commissione (Dg Sante), la riforma ha raggiunto nel complesso i propri obiettivi, contribuendo a rendere più moderna e coordinata la gestione sanitaria degli allevamenti europei. Il passaggio da un sistema prevalentemente reattivo a uno preventivo viene considerato uno dei principali risultati ottenuti, insieme al rafforzamento della biosicurezza, della sorveglianza epidemiologica e del coordinamento tra autorità veterinarie e operatori del settore.

La Commissione, tuttavia, riconosce anche che il percorso di attuazione è ancora incompleto. Persistono differenze significative tra gli Stati membri nell'applicazione delle norme, nella capacità amministrativa e nell'organizzazione dei servizi veterinari, elementi che rischiano di compromettere l'efficacia complessiva del sistema europeo.

Vaccinazioni: si apre una nuova stagione

Tra gli aspetti destinati a incidere maggiormente sul futuro della zootecnia europea vi è la revisione dell'approccio alle vaccinazioni.

Le grandi epidemie degli ultimi anni hanno comportato l'abbattimento di milioni di capi, con costi elevatissimi per allevatori e amministrazioni pubbliche. Per questo motivo Bruxelles ritiene ormai necessario valutare un impiego più ampio dei vaccini come strumento ordinario di prevenzione, verificando se l'attuale quadro normativo risponda ancora alle esigenze sanitarie ed economiche dell'Unione.

La Commissione intende inoltre rafforzare il dialogo con l'Organizzazione mondiale per la salute animale e con i partner commerciali internazionali per favorire un riconoscimento condiviso delle strategie vaccinali, evitando che il loro utilizzo possa tradursi in ostacoli agli scambi commerciali.

Biosicurezza e controlli più omogenei

Un altro pilastro della futura strategia riguarda il rafforzamento della biosicurezza.

La valutazione evidenzia che gli standard applicati nei diversi Paesi restano ancora troppo eterogenei e che le differenze risultano particolarmente marcate tra grandi aziende e allevamenti di dimensioni minori.

Per questo motivo Bruxelles prevede nuove linee guida europee, criteri comuni per le visite veterinarie, programmi di formazione e sistemi di sorveglianza più uniformi, così da garantire condizioni di concorrenza omogenee all'interno del mercato unico e migliorare la capacità di individuare tempestivamente eventuali focolai.

Undici priorità per rafforzare la normativa

Pur escludendo una revisione radicale della Animal Health Law, la Commissione individua undici ambiti sui quali concentrare il lavoro dei prossimi anni.

Tra questi figurano la semplificazione della normativa, il chiarimento delle responsabilità tra allevatori, veterinari e autorità competenti, l'aggiornamento della classificazione delle malattie emergenti, il rafforzamento dei piani di emergenza, una maggiore armonizzazione tra gli Stati membri, il potenziamento della regionalizzazione per salvaguardare il commercio internazionale, il miglior utilizzo della vaccinazione, la riduzione degli oneri burocratici, il rafforzamento dei sistemi di compensazione economica per gli allevatori colpiti dalle epidemie e una più stretta integrazione dell'approccio "One Health", che considera inscindibili salute animale, salute umana e ambiente.

Le ricadute per il sistema italiano

Per l'Italia il documento assume un rilievo particolare.

Negli ultimi anni il nostro Paese ha dovuto fronteggiare emergenze sanitarie di grande impatto, dalla peste suina africana ai focolai di influenza aviaria, che hanno messo sotto pressione allevatori, servizi veterinari e filiere produttive.

L'orientamento della Commissione verso una maggiore prevenzione potrebbe tradursi in strumenti più efficaci per contenere la diffusione delle malattie e limitare il ricorso agli abbattimenti di massa, ma richiederà anche ulteriori investimenti nella biosicurezza aziendale, nella formazione degli operatori e nella digitalizzazione dei sistemi di sorveglianza.

Di particolare interesse risulta anche l'impegno ad affrontare uno dei temi più sentiti dal mondo agricolo: la disponibilità di risorse finanziarie adeguate per compensare le perdite economiche subite durante le crisi sanitarie. La Commissione richiama infatti la necessità di rafforzare i meccanismi europei di sostegno, anche in vista della futura Strategia europea per la zootecnia.

L'Europa sceglie la prevenzione

La valutazione della Animal Health Law arriva in un momento decisivo per il futuro della politica agricola europea. Se negli ultimi anni la gestione delle emergenze ha spesso imposto interventi straordinari, Bruxelles sembra oggi voler costruire un sistema capace di anticipare le crisi piuttosto che subirle.

La sfida, tuttavia, non sarà soltanto normativa. Il vero banco di prova sarà trasformare principi condivisi in pratiche realmente applicate in tutti gli Stati membri, superando le differenze amministrative che ancora oggi caratterizzano il mercato unico. Solo così prevenzione, biosicurezza e vaccinazione potranno diventare strumenti concreti di competitività, garantendo agli allevatori maggiore stabilità economica e all'Europa una filiera zootecnica più resiliente, sostenibile e preparata ad affrontare le sfide sanitarie dei prossimi decenni.

 

Le 11 priorità della Commissione europea

La roadmap per la nuova sanità animale europea

  • Semplificare il quadro normativo.
  • Chiarire responsabilità e competenze degli operatori.
  • Aggiornare la classificazione delle malattie emergenti.
  • Rafforzare i piani di emergenza.
  • Potenziare regionalizzazione e compartimentazione per tutelare gli scambi commerciali.
  • Uniformare l'applicazione delle regole nei diversi Stati membri.
  • Rafforzare biosicurezza, sorveglianza e prevenzione.
  • Estendere il ricorso alle vaccinazioni come strumento preventivo.
  • Ridurre gli oneri amministrativi per allevatori e autorità.
  • Migliorare i meccanismi europei di sostegno economico durante le crisi sanitarie.
  • Rafforzare l'approccio One Health, integrando salute animale, salute umana e ambiente.

Cosa cambia per gli allevatori italiani

La revisione della Animal Health Law non introduce nuovi obblighi immediati, ma delinea con chiarezza la direzione della futura politica europea. Gli effetti più rilevanti potrebbero riguardare un maggiore utilizzo delle vaccinazioni, standard più elevati di biosicurezza, controlli veterinari più omogenei, una riduzione della burocrazia, migliori strumenti di compensazione economica in caso di epidemie e una maggiore tutela dell'export grazie al rafforzamento della regionalizzazione. Per il settore zootecnico italiano si apre una fase nella quale la competitività passerà sempre più dalla capacità di prevenire le emergenze sanitarie prima che diventino crisi economiche.

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