Meat Summit: la carne italiana è sostenibile

Incontro a Milano, organizzato da Tecniche Nuove, fra i principali esponenti della filiera, dal mondo degli allevatori a quello degli industriali sino alla grande distribuzione. La produzione italiana è di qualità, hanno detto, ma ci sono problemi nella comunicazione al consumatore

 

“Equilibrio e sostenibilità: sono le caratteristiche che deve avere oggi l’alimentazione per garantire il consumatore su tante questioni, da quelle nutrizionali a quelle salutistiche. Non sfugge a questo principio generale una categoria alimentare di primissimo piano come quella delle carni”. Con queste considerazioni l’editore Ivo Nardella (nella foto) ha aperto i lavori del Meat Summit, un impegnativo incontro, tenutosi oggi a Milano e organizzato da Tecniche Nuove, che ha analizzato le più attuali e importanti problematiche della filiera della carne. Dalla carne bovina a quella suina, da quella fresca a quella processata.

L’evento è stato il secondo appuntamento con Le filiere di MarkUp - Tecniche Nuove dopo il Dairy Summit, tenutosi in settembre. Il Meat Summit ha coinvolto l’intera filiera di carni fresche e salumi: oltre 30 aziende di allevamento e consorzi, 20 salumifici, una quarantina di industrie di trasformazione e lavorazione, e poi mangimisti, tecnici, veterinari, allevatori, fino al mondo retail, con più di 20 responsabili qualità, category e buyer, direttori freschi e freschissimi: sono stati 280 gli iscritti.

L’allevamento

Una discussione, quella del Meat Summit, che per forza di cose è dovuta partire dalla fase dell’allevamento. E qui i maggiori specialisti italiani della questione, da Carlo Angelo Sgoifo Rossi dell’Università di Milano a Giuseppe Pulina dell’Università di Sassari, hanno assicurato che sì, gli allevatori italiani stanno facendo scelte tecniche improntate alla ricerca della sostenibilità del processo produttivo.

Dove invece si può focalizzare una carenza, ha denunciato invece Giuliano Marchesin, direttore di Unicarve e dell’Aop Italia Zootecnica, due grandi associazioni di produttori di bovini da carne, è forse nel momento della comunicazione al consumatore. “La nostra carne è di grande qualità e ottenuta nel rispetto della sostenibilità, dal rispetto dell’ambiente al benessere animale. Ma mentre noi produttori solo da poco tempo ci siamo attrezzati per cercare di informare di tutto questo i consumatori, attraverso il lancio di marchi dedicati, chi vuole denigrare la produzione della carne a comunicare con il consumatore ci riesce benissimo”.

Il riferimento è a quelle trasmissioni televisive che per fare audience mostrano maltrattamenti di animali con sceneggiature un po’ artefatte. Hanno avuto un grande impatto nel grande pubblico, danneggiando ingiustamente la filiera italiana delle carni, che invece si basa appunto sulla sostenibilità. E danneggiando soprattutto lo sforzo dei nutrizionisti e dei medici che indicano nel consumo di carne un momento indispensabile di un’alimentazione equilibrata.

L’industria

Ma al Meat Summit non sono mancate neppure le analisi di mercato. Come quella proposta da Giulio Gherri, titolare e ad con i fratelli Giorgio e Giancarlo dell’azienda parmense Terre Ducali. “È innegabile - ha detto - come il settore delle carni rosse sia uscito a malapena dalle accuse che ha subito ingiustamente sulla pericolosità per la salute. Mentre la salumeria è massacrata perché si è scelto a livello istituzionale di non rappresentarla adeguatamente in Europa, nelle sedi in cui si decide del futuro dei settori. È possibile che i francesi nelle commissioni europee siano almeno in quattro, mentre gli italiani a volte sono assenti o mandano un funzionario spaesato da solo? Per promuovere i nostri prodotti all’estero a volte fanno di più le catene dei cosiddetti discount che non la nostra grande distribuzione; prendiamo il caso di Lidl, che sta valorizzando i prodotti italiani col marchio Italiamo; con loro abbiamo penetrato il mercato svedese. Peccato per la storia dei dazi americani, il rischio è davvero che si chiuda quel mercato”.

Altra analisi messa sul piatto all’incontro di Milano è stata quella di Enhance, sulla competitività nel comparto salumi: se marginalità operativa e utile netto rispetto ad altri settori dell’agroalimentare sono decisamente bassi e rappresentano una soglia di criticità per molte aziende, oggi la situazione è aggravata dalla crisi innescata dalla pandemia sui suini in Cina con conseguente innalzamento dei prezzi della materia prima carne suina sui mercati di tutto il mondo. Insomma, prospettive non rosee, soprattutto perché non c’è sicurezza sulla durata dell’emergenza.

Il retail

La filiera, poi, va comunicata in modo corretto anche per sostenerne il valore a reparto. E da qui si è sviluppata l’ultima tavola rotonda della giornata nella quale i rappresentanti del mondo retail hanno commentato i principali spunti della ricerca di Sgmarketing parlando di strategie di sviluppo del reparto carne, di trend attuali e soprattutto previsioni di medio periodo.

Al Meat Summit è stato distribuito anche la pubblicazione de Le filiere di MarkUp interamente dedicata allo studio del settore carni, un utile strumento di lavoro per gli operatori dell’intera filiera.

Sono stati molto più numerosi, comunque, gli spunti di riflessione sul mercato delle carni emersi all’evento di Milano. Per prenderne visione si può consultare il sito internet dedicato, www.meatsummit.it . Qui presto saranno consultabili anche i video e le presentazioni della giornata.

 

 

Meat Summit: la carne italiana è sostenibile - Ultima modifica: 2019-10-16T22:57:36+00:00 da Giorgio Setti

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