Nitrati, Italia verso la procedura d’infrazione. Ma le Regioni padane sono innocenti

Bufale in un allevamento del centro sud
Le vacche e i suini del Nord non c’entrano: sul banco degli imputati le bufale del centro sud e i ritardi nell’individuazione delle aree vulnerabili. Intanto, in Lombardia, giro di vite sui fanghi di depurazione

Mentre le Regioni Lombardia e Piemonte si preparano per la terza volta a rinegoziare con Bruxelles la deroga quadriennale sui nitrati, l’Italia è tornata sul banco degli imputati per il mancato rispetto della direttiva Ue Contro l'inquinamento delle acque legato proprio ai nitrati di fonte agricola (Terra e Vita ne ha parlato qui).

Di diverso questa volta c’è, però, che a finire nel mirino della Commissione europea che ha inviato una lettera di messa in mora dell’Italia avviando l’iter della procedura di infrazione , non ci sarebbero più la Lombardia, prima regione d’Italia per aree vulnerabili grazie alla sua zootecnia da primato, e neppure le altre regioni del bacino padano e di grandi allevamenti come Piemonte, Veneto, Friuli ed Emilia Romagna, già chiamate in causa da Bruxelles nel 2006 per non aver classificato come area vulnerabile, ossia soggetta al vincolo dei 170 chili di azoto per ettaro l’anno, tutto il bacino padano.

Sotto la lente: Campania, Sardegna, Puglia e Molise

Secondo alcune voci sotto la lente di ingrandimento ci sarebbero invece le Regioni del Centro e Sud-Italia, come la Campania, che solo nel 2017 ha aumentato le aree vulnerabili a oltre 300mila ettari sollevando le proteste degli allevamenti di bufale,  ma anche la Sardegna, la Puglia e il Molise.

Le motivazioni sono, secondo quanto riferito in un comunicato  della Commissione europea, che il nostro Paese «non ha designato tutte le zone vulnerabili ai nitrati, non ha monitorato le proprie acque e non ha adottato misure supplementari in una serie di regioni interessate dall'inquinamento da nitrati da fonti agricole».

Assieme all’Italia anche nei confronti della Spagna la Commissione europea ha iniziato il percorso che sfocia nella procedura di infrazione per violazione della stessa direttiva.

La Lombardia vuole superare
il limite dei 250 chili di azoto/ha
l’anno nelle aree vulnerabili

Le richieste del Pirellone

La Regione Lombardia chiederà alla Commissione europea di innalzare il limite allo spandimento oltre i 250 chilogrammi per ettaro l’anno concesso fino a oggi alle aziende in deroga. Lo ha annunciato Fabio Rolfi, assessore regionale all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, e quindi la Regione si prepara assieme al Piemonte a rinegoziare per la terza volta la seconda deroga quadriennale 2016-2019.  Nel confronto su questo tema con la Regione Piemonte durante un workshop a porte chiuse è emersa l’esigenza di farla diventare più  flessibile declinandola ad esempio  in misure “differenziate” per territorio o “a scelta delle aziende” in modo da aumentare l’efficienza di utilizzo dell’azoto nel rispetto dell’ambiente.


Stop ai fanghi

In Lombardia vietato l’uso agronomico dei fanghi di depurazione nel 22% della Sau

Sempre la Regione Lombardia ha deciso intanto di vietare con un decreto l’uso agronomico dei fanghi da depurazione in 170 comuni del territorio nella campagna 2018-19. Il decreto definitivo con l’elenco dei Comuni  riguarda il 22% della superficie agricola utile in Lombardia.« Dove c'è concime animale a sufficienza – ha sottolineato Rolfi - non sarà più possibile spandere fanghi. I fanghi di uso civile non hanno nulla in più rispetto al letame delle nostre stalle, che è già più che sufficiente per concimare e arricchire i nostri terreni e devono essere considerati come integrativi e non sostitutivi della materia organica».

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