I rincari sulle materie prime fanno impennare i costi di produzione del latte

Come affrontare i rincari delle materie prime? Lo abbiamo chiesto a tre allevatori lombardi. Contenere i costi o attendere l'inversione di tendenza?

Aumentano vertiginosamente i prezzi delle materie prime, come mais e soia, che di settimana in settimana registrano continui rialzi, facendo lievitare i costi di produzione legati all’alimentazione zootecnica. La preoccupazione è tanta tra gli allevatori che subiscono i rincari dal dicembre scorso e nel caso del latte si aggiunge anche un prezzo alla stalla non particolarmente soddisfacente. Che cosa può fare allora il produttore? Modificare leggermente la razione sperando di non influire su qualità e volumi, oppure non cambiare la ricetta e aspettare una tregua sui rincari delle materie prime. Ecco i punti di vista di alcuni allevatori.

Modificare la razione

E’ preoccupato Gian Enrico Grugni, produttore di latte con una stalla da 450 capi in lattazione di Cervignano D’Adda (Lo) e un’altra stalla a Merlino con altri 150 capi in mungitura. «Gli aumenti sono costanti - sottolinea - e fanno pensare a speculazioni perché i commercianti che stoccano il prodotto tendono a ridurre la disponibilità dell’offerta sul mercato in attesa di ulteriori incrementi  di quotazioni. Dal 12 al 19 gennaio il mais ha registrato, in base al listino della Borsa merci di Milano, un aumento di 21 euro a tonnellata arrivando a 223 euro. Il frumento è salito di 18 euro, l’orzo di 7 euro, la soia di 15, la paglia di 5 euro. Se andiamo a vedere la settimana dal 5 al 12 gennaio la soia era già aumentata di 20 euro a tonnellata. Se in 15 giorni il prezzo della soia è salito di 40 euro i costi dei proteici sono aumentati di quasi il 10% in due settimane. Il costo della razione nel mio allevamento è passato così da 6,50 a 7,30 euro a capo. Il problema si ingigantisce se a questo rincaro dei costi di produzione si aggiunge la contrazione del prezzo del latte ».

 

 

Se la tendenza è questa la preoccupazione è legittima. Che cosa si può fare in questi momenti? « La soia è quasi tutta acquistata, mentre gli insilati di mais son prodotti in azienda. E’ possibile allora - spiega Grugni - ridurre leggermente la quota proteica della soia aumentando invece la parte di fieno contenente più leguminosa. Ad esempio, nella zona dei prati stabili di Lodi, si può utilizzare il trifoglio presente soprattutto nel quinto sfalcio per garantire un certo apporto proteico. Anche nei terreni a riposo per il rispetto delle misure Pac sul greening è possibile seminare erba medica. Ovviamente lo spostamento è minimo e va calibrato bene, ma serve a contenere i costi per qualche tempo. La speranza è che si arresti la crescita dei prezzi. Sulla piazza, tuttavia, la percezione fa pensare ad ulteriori incrementi».

Meglio aspettare e non rischiare su qualità e volumi

«Negli ultimi anni avevamo contratti di tre o sei mesi per la fornitura delle materie prime, ad esempio per il cotone che arriva dalla Grecia – spiega Mary Chiapparini, impegnata nell’allevamento di famiglia a Romano di Lombardia (Bg) con 900 vacche in lattazione – invece quest’anno non è stato possibile. Quando faccio un ordine devo sempre cercare di contrattare sul prezzo che è in continuo aumento. Siamo arrivati a 330 euro alla tonnellata.  Abbiamo pensato anche di rimuovere il cotone dalla razione, ma l’abbiamo solo leggermente ridotto. Non vogliamo rischiare né sulla qualità né sui volumi produttivi dei nostri capi che abbiamo faticosamente raggiunto negli anni. Tra l’altro il cotone è la componente che incide meno nella composizione della razione, al massimo il 4%, ma in una mandria così numerosa, il conto a fine mese aumenta a dismisura. Lo stesso discorso vale per la soia, subiamo gli aumenti visto che alcune materie prime siamo sempre dipendenti dall’estero. Il listino del 26 gennaio scorso la quotava ancora a 518 euro alla tonnellata.  Siamo in difficoltà, aspettiamo un’inversione di tendenza».

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Non ha intenzione di modificare la razione Luigi Barbieri dell’Azienda Agricola Belvedere di Fenaroli Valotti Barbieri e C. a Seniga (Bs) con 750 vacche in lattazione. «Per il momento i rialzi di prezzo delle materie prime per l’alimentazione zootecnica  si traducono in un aumento dei costi di produzione e ce ne stiamo facendo carico come allevatori. Sarebbe necessario poter contare su un proporzionale incremento del prezzo del latte per non far diventare insostenibili i costi. Il cambio di ricetta sull’alimentazione legato alla necessità di contenere il costo è rischioso perché è in gioco la qualità e il livello produttivo. Andrebbe in ogni caso calibrato bene sulle necessità della mandria e richiederebbe tempi di adattamento».

 

I rincari sulle materie prime fanno impennare i costi di produzione del latte - Ultima modifica: 2021-01-27T21:35:50+01:00 da Francesca Baccino

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