Made in Italy o Italian made?

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Tra verità in etichetta e know how. Se ne è parlato ad Expo all'incontro organizzato dal periodico “GdoWeek” in collaborazione con Fiere di Parma

Esiste una definizione univoca di cibo made in Italy? Quali sono i criteri per dichiarare italiano, e soprattutto per vendere come tale, un prodotto alimentare? È possibile trovare un punto di equilibrio tra informazione al consumatore, interessi delle diverse categorie della filiera e interesse “nazionale”? Alla discussione di queste domande è stato dedicato l’incontro “Made in Italy o Italian made? Idee e sfide per il futuro agroalimentare italiano”, organizzato a Expo dal periodico “GdoWeek” in collaborazione con Fiere di Parma.

Certificare la nazionalità non è semplice: a volte non ci si riesce neanche con le persone. Figuriamoci con un bene che nasce da diverse materie prime, che poi vengono lavorate e trasformate in prodotto finito. Può essere considerato italiano cibo fatto con una o più materie prime straniere? Chi conta di più: chi coltiva o chi trasforma?

Secondo Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, «il punto non è fare battaglie autarchiche, ma dire la verità. I consumatori chiedono trasparenza. Abbiamo il dovere di dire chiaramente, attraverso l’etichetta, quali materie prime ci sono e da dove arrivano. Non si può spacciare per italiano qualcosa che non è. Starà poi al singolo scegliere». Ma Roberto Brazzale, presidente dell’omonimo gruppo lattiero-caseario afferma: «Una filiera alimentata esclusivamente da materia prima italiana, almeno per alcuni grandi comparti, non è fisicamente possibile. La nostra agricoltura non produce abbastanza. Senza importazioni avremmo 12 milioni di affamati, escludendo del tutto l’export. La questione non è made in Italy o Italian made, piuttosto made in Italy e Italian made insieme. L’alternativa è il deserto».

Al di là delle diverse visioni, esistono però logiche commerciali. Il 100% made in Italy, se e quando fattibile, può rivelarsi un valore aggiunto sul mercato. Così il Gruppo Petti, che produce passate, pelati e polpe di pomodoro, ha puntato sulla massima prossimità (solo prodotto toscano) e su una partnership societaria con i produttori ortofrutticoli toscani. La catena distributiva “Consorzio Coralis” ha lanciato una “super etichetta”, “Etichètto”, per indicare i prodotti 100% italiani, dal campo alla tavola, fornendo certezza sulla provenienza della materia prima e la serietà delle aziende coinvolte.

 

Terra e Vita 41/2015 L’Edicola di Terra e Vita

Made in Italy o Italian made? - Ultima modifica: 2015-10-19T14:46:42+02:00 da Sandra Osti

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