Un intervento specifico di sostegno accoppiato al reddito per l'apicoltura, dotato di risorse finanziarie adeguate e realmente in grado di incidere sulla redditività delle imprese. È questa la richiesta avanzata dalla Federazione Apicoltori Italiani (Fai), da Miele in Cooperativa (Mic) e dall'Unione Nazionale Associazioni degli Apicoltori Italiani (Unaapi), che hanno trasmesso una nota congiunta al Dipartimento della Politica agricola comune e dello Sviluppo rurale del Masaf.
La proposta si inserisce nel confronto sulla futura Politica agricola comune e punta a introdurre per il comparto apistico uno strumento strutturale di sostegno economico, in risposta a criticità che le organizzazioni firmatarie considerano ormai non più episodiche o straordinarie, ma permanenti.
Secondo Fai, Mic e Unaapi, esiste già una chiara base giuridica per l'introduzione della misura. La normativa europea consente infatti agli Stati membri di attivare specifici interventi a favore degli agricoltori operanti in settori, prodotti o tipologie di agricoltura «che si trovano in difficoltà e sono importanti per motivi socioeconomici o ambientali». Il sostegno può assumere la forma di un pagamento annuale e la disposizione include espressamente i prodotti dell'apicoltura tra i settori che possono beneficiare di aiuti basati sugli animali.
Un comparto in sofferenza
Per le rappresentanze del settore, l'applicazione di questo strumento all'apicoltura appare oggi particolarmente coerente con la situazione economica delle aziende. Il comparto deve infatti fare fronte a una crescente compressione dei margini determinata da fattori che spesso sfuggono direttamente alla capacità tecnica e imprenditoriale degli apicoltori.
Tra questi figurano gli eventi climatici estremi, sempre più frequenti, la siccità e le gelate tardive, l'alterazione della durata e della successione delle fioriture e la conseguente riduzione delle disponibilità nettarifere. A questi elementi si aggiungono il degrado degli ecosistemi, l'aumento dei costi di produzione e di movimentazione degli alveari e le pressioni esercitate dal mercato, che secondo le organizzazioni apistiche possono tradursi anche in fenomeni di concorrenza sleale.
L'effetto combinato di queste criticità sta producendo pesanti conseguenze sui bilanci delle imprese. In Italia, così come in altri Paesi dell'Unione europea, si registrano infatti drastiche contrazioni delle produzioni e dei ricavi, con oscillazioni indicate tra il 25% e il 50%, mentre rimangono elevati i costi fissi necessari per garantire il mantenimento del patrimonio apistico.
Una possibile soluzione
In questo scenario, il sostegno accoppiato al reddito viene indicato dalle tre organizzazioni non come una misura emergenziale, ma come un vero e proprio strumento strutturale di stabilizzazione economica. L'obiettivo sarebbe quello di compensare almeno in parte le perdite determinate da fattori esterni alle aziende, contribuendo a garantire continuità alle attività professionali e a preservare il patrimonio apistico nazionale.
La posta in gioco, sottolineano le organizzazioni, non riguarda esclusivamente la sopravvivenza economica delle imprese. L'apicoltura svolge infatti funzioni agro-ambientali ed ecosistemiche di primaria importanza, a partire dal ruolo delle api nell'impollinazione e nel mantenimento della biodiversità.
La proposta avanzata al Masaf introduce quindi nel dibattito sulla nuova Pac il tema della tutela specifica delle aziende apistiche ad indirizzo economico, quelle maggiormente esposte ai rischi derivanti dal perdurare delle attuali difficoltà. Per Fai, Mic e Unaapi, la risposta non può più essere affidata soltanto a interventi occasionali o a misure straordinarie: le criticità climatiche, produttive e di mercato hanno ormai assunto carattere strutturale e richiedono, di conseguenza, strumenti altrettanto strutturali per garantire un futuro al settore apistico italiano.












