Dopo l’annus horribilis, quel 2023 segnato da alluvioni, gelate e crollo dei conferimenti, il 2024 restituisce al sistema Apo Conerpo una situazione produttiva più vicina alla normalità: il bilancio della principale Organizzazione di produttori ortofrutticoli europea, approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci, mostra una crescita dei conferimenti del 34%, con un fatturato consolidato che ha superato i 489 milioni di euro (+13%).
Un risultato che, seppur ancora influenzato dalle sfide geopolitiche, climatiche e fitosanitarie - si legge in una nota - dimostra la resilienza del gruppo Apo Conerpo e l’efficacia di un modello improntato sulla cooperazione, sulla diversificazione produttiva, sulla gestione professionale del rischio e sul rafforzamento strategico delle filiere.
Dati produttivi e di bilancio
Dopo i drammatici eventi del 2023, che avevano portato i conferimenti al minimo storico, l’annata 2024 ha segnato un deciso rimbalzo, a partire dal mercato del prodotto fresco: +65% per la frutta, +23% per gli ortaggi, con performance straordinarie su pere (+140%) e ciliegie (+160%) – entrambe fortemente danneggiate dagli eventi climatici avversi nel 2023 – ma anche su albicocche (+94%), pesche e nettarine (+85% e +76%) e kiwi (+40%). La crescita dei conferimenti si è tradotta anche in una valorizzazione commerciale solida: 489 milioni di euro di fatturato consolidato, +13% rispetto al 2023, con un incremento del 12,6% anche a volume, complice la positiva performance del comparto orticolo e del pomodoro da industria.
Conferimenti 2024

Vernocchi: «Bene ma il quadro resta complesso»
«Il 2024 ci ha finalmente consentito un recupero produttivo – spiega il presidente Davide Vernocchi – riportando i conferimenti a livelli leggermente superiori rispetto al 2018, che consideriamo l’ultimo anno “normale” prima dell’escalation climatica e fitosanitaria. Non possiamo parlare di stagione eccezionale, ma almeno di una ritrovata base su cui costruire nuove certezze. E lo facciamo con un’organizzazione più compatta, più specializzata e sempre più orientata a fornire risposte ai produttori. Perché oggi, la vera sfida, è permettere alle aziende agricole di continuare a produrre. E per farlo servono difesa attiva, selezione varietale, visione di sistema».
«Occorre però non indugiare nell’autocelebrazione e continuare a lavorare con tenacia – incalza Vernocchi – perché il contesto resta estremamente complesso: basti pensare alla diffusione di fitopatie sempre più aggressive come la maculatura bruna, la Sharka, la batteriosi del kiwi o la Glomerella, alla pressione della cimice asiatica, alle difficoltà nella difesa fitosanitaria per effetto della continua restrizione dei principi attivi disponibili. A tutto questo si sommano i rincari di energia, logistica, materiali e le forzature del sistema distributivo su requisiti di residui che spesso penalizzano i produttori europei».
Ghezzi: «Gruppo più solido»
«Accanto alla crescita del fatturato, il 2024 segna anche un passo importante nel rafforzamento patrimoniale del nostro Gruppo – sottolinea il direttore generale di Apo Conerpo Daniele Maria Ghezzi –. Oltre il 75% delle nostre risorse oggi è investito stabilmente all’interno del sistema, nelle nostre filiali e nelle cooperative socie, mentre la parte restante è allocata in partecipazioni coerenti e funzionali alla nostra missione. È un segnale concreto di solidità e visione strategica: giorno dopo giorno costruiamo una struttura in grado di sostenere nel tempo il nostro ruolo, che è quello di affiancare i produttori nel garantire continuità operativa, redditività e possibilità di crescita anche in un contesto instabile come quello attuale. La patrimonializzazione non è un fine in sé, ma uno strumento per essere sempre più efficaci nel supporto alla base sociale».
«In un contesto dove il settore ortofrutticolo è chiamata a produrre di più, con meno risorse, in condizioni sempre più instabili e con il quadro assicurativo sempre meno in grado di fornire certezze è cruciale dotare i nostri produttori di strumenti di protezione adeguati e opportunità per guardare al futuro – spiega Ghezzi –. Lo scorso anno è stato rifinanziato il fondo di mutualizzazione CMC 2020 contro i danni da cimice asiatica, portando la sua dotazione complessiva a oltre 1 milione di euro: uno strumento concreto, pensato per garantire un sostegno rapido alle aziende colpite. Parallelamente grande impulso è stato dato, insieme alla Regione Emilia-Romagna, all’installazione di sistemi di difesa attiva».
Dieci milioni di investimenti fino al 2029
In questo quadro sfidante la leva strategica della ricerca assume un ruolo decisivo: «Il nostro impegno su questo fronte non è mai stato così ampio – conclude Ghezzi – insieme alla nostra Aop di riferimento F.In.A.F. abbiamo messo a terra investimenti per oltre 10 milioni entro il 2029, con azioni mirate su tecniche di difesa integrata, sostenibilità ambientale, gestione climatica e innovazione varietale. Un impegno che tocca tutte le filiere con un obiettivo chiaro: mettere a disposizione della base sociale strumenti e conoscenze che possano fare davvero la differenza nella sostenibilità economica e ambientale delle imprese agricole. Per questo continueremo a investire, innovare e costruire filiere forti, capaci di affrontare il futuro con determinazione».














La ricerca, l’impiego di nuove tecnologie sono importanti per affrontare un futuro piuttosto incerto nel settore frutticolo. Nel presente, però,restano le problematiche. Oggi per coltivare piante da frutto è diventato una impresa piuttosto complicata per non dire impossibile. La difesa fitosanitaria soprattutto in alcune specie (pere) è diventata impossibile ed estremamente onerosa e lo sarà sempre di più. Il regolamento 1107 della UE ha già indicato l’uscita di diversi principi attivi indispensabili alla difesa delle ns. colture. Ritengo che prima di togliere principi attivi indispensabili per la difesa fitosanitaria si doveva investire in ricerca atta ad individuare alternative efficaci e meno impattanti. Le politiche ambientaliste scellerate della UE sono rivolte alla sostenibilità ambientale, ma non alla sostenibilità delle aziende agricole. Questo percorso pieno di insidie ed incertezze porterà l’agricoltore ad abbattere i frutteti (come già sta accadendo per il pero) e il consumatore dovrà alimentarsi con frutta prodotta in altri paesi extra Europei dove impiegano ancora Princi attivi da noi vietati da anni. Se poi come sembra vogliono togliere i dazi (mercosur) ritengo che i frutticoltori debbano cambiare attività, come tutti coloro che sono nella filiera….