Oltre quattrocento presenze in sala e più di cinquecento collegati in streaming: sono i numeri che hanno segnato la trentatreesima edizione del tradizionale convegno organizzato da ConsulenzaAgricola.it, in collaborazione con la Fondazione per gli studi giuridici e fiscali in agricoltura «Gian Paolo Tosoni» e in media partnership con Edagricole. Un appuntamento ormai consolidato nel panorama nazionale, che al Palace Hotel di Milano Marittima ha riunito professionisti, imprenditori agricoli e operatori del settore per analizzare le principali novità normative e fiscali 2026.
L’edizione di quest’anno, moderata dal prof. Angelo Frascarelli e svoltasi anche alla presenza di Alessio Mammi, assessore all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna, è stata dedicata alle innovazioni introdotte dalla Legge di Bilancio e ai loro riflessi sul comparto primario, ha però allargato lo sguardo anche a scenari più ampi: dalle trasformazioni del commercio internazionale alle sfide etiche poste dall’intelligenza artificiale applicata all’agricoltura.
Formica: appalti e somministrazione illecita, un tema ancora critico
Ad aprire i diversi interventi della giornata è stato il dott. Pasquale Formica, che ha affrontato un tema particolarmente sensibile per il mondo agricolo: la somministrazione illecita di manodopera.
Formica ha illustrato con taglio operativo i criteri per distinguere un appalto genuino da forme di interposizione vietata. «Un appalto è corretto – ha ricordato – quando l’appaltatore dispone di mezzi propri e organizzazione autonoma. Non devono essere stabilite le ore di lavoro né sovrapposte le attività tra dipendenti dell’impresa committente e quelli dell’appaltatore».
Particolare attenzione è stata dedicata ai rischi fiscali e contributivi connessi a pratiche scorrette: «Spesso in questi casi – ha ammonito – si nascondono omessi versamenti contributivi. Se il rapporto non è correttamente inquadrato, la responsabilità ricade sull’impresa committente».
Un richiamo importante in un contesto, come quello agricolo, dove l’esternalizzazione di servizi è sempre più frequente.
Fusconi: «La riforma fiscale agricola ha cambiato il paradigma»
Ampio spazio è stato poi riservato all’intervento dell’avv. Vanni Fusconi, che ha illustrato le principali novità fiscali per il settore agricolo, parlando esplicitamente di una riforma «che cambia in meglio». Secondo Fusconi, la riforma ha finalmente ridato organicità alla disciplina del reddito agrario, estendendola anche alle coltivazioni in serra e alle produzioni su substrato: «Dal 2024 – ha spiegato – chi produce in ambienti protetti può tornare a beneficiare del regime del reddito agrario, un sistema di tassazione che ci rende competitivi in tutta Europa».
Un passaggio molto atteso ha riguardato le serre accatastate in categoria D10: l’Agenzia delle entrate ha chiarito che chi ha coltivato finora in tali strutture può continuare ad applicare le regole precedenti, garantendo così certezza del diritto.
Importanti anche le novità su piccola proprietà contadina, agrivoltaico e contratti di soccida. In particolare, Fusconi ha evidenziato come l’agrivoltaico stia «cambiando il paradigma della produzione energetica in agricoltura», perché consente di produrre energia senza sottrarre suolo alle coltivazioni.
Dal 2026, tuttavia, gli impianti fotovoltaici tradizionali non potranno più usufruire della tassazione forfettaria, che resterà invece riservata agli impianti agrivoltaici con una percentuale del 25%.
«Dopo cinquant’anni – ha osservato – siamo riusciti ad avere una disciplina organica anche dei contratti di soccida. Risultati importanti che danno stabilità agli allevatori e alle imprese».
Zamagni, una lectio magistralis sulle sfide dell’agricoltura
Se gli interventi di taglio fiscale e giuridico hanno rappresentato l’anima tecnica del convegno, la relazione del prof. Stefano Zamagni ha offerto una prospettiva di più ampio respiro, capace di collocare i temi agricoli all’interno dei grandi mutamenti economici e culturali in atto.
Partendo dal titolo della sua relazione (“Guerre commerciali e nuove alleanze: il futuro del commercio internazionale”) Zamagni ha delineato un quadro geopolitico radicalmente mutato rispetto a quello che ha caratterizzato la seconda metà del Novecento. «Siamo passati – ha spiegato – da un sistema fondato sul multilateralismo a uno scenario multipolare. Oggi non esiste più un’unica governance condivisa, ma una molteplicità di poli di potere: Stati Uniti, Cina, Russia e il cosiddetto Global South, un gruppo di Paesi che sta assumendo un peso crescente sotto l’egida cinese».
Questo cambiamento, secondo Zamagni, non è solo politico o economico, ma soprattutto culturale. «L’ordine internazionale nato nel 1944 – ha ricordato – si fondava su una precisa matrice etica: l’utilitarismo. Un’etica di origine anglosassone, secondo la quale è giusta ogni azione che produce conseguenze utili e misurabili. In questa visione contano i risultati, non le intenzioni».
Proprio qui si colloca il nodo centrale del suo ragionamento. Zamagni ha individuato tre grandi tradizioni etiche che nel corso della storia hanno orientato le società: l’etica utilitaristica, l’etica deontologica e l’etica delle virtù. «L’utilitarismo – ha osservato – è diventato la base implicita dell’economia globale. Ma oggi questo paradigma mostra tutti i suoi limiti, perché finisce per legittimare la legge del più forte. Se vogliamo ricostruire un vero Stato di diritto internazionale, dobbiamo liberarci da questa impostazione e recuperare l’etica delle virtù, che mette al centro il bene comune e non l’interesse individuale».
Un passaggio particolarmente incisivo è stato dedicato al tema della “sicurezza economica”, nuova dottrina di governo delle grandi potenze. «Un tempo – ha spiegato – gli apparati militari erano al servizio di ideologie o religioni. Oggi sono in funzione della sicurezza economica: si usano dazi, restrizioni commerciali e controllo delle esportazioni non per ragioni di razionalità economica, ma per affermare l’egemonia di un Paese sugli altri». In questo contesto, ha aggiunto, anche teorie economiche classiche come quella del vantaggio comparato di Ricardo vengono accantonate: «Il libero scambio, che per decenni ha prodotto benessere, viene oggi messo in discussione non perché non funzioni più, ma perché è cambiata la logica politica di fondo». Di fronte a questo scenario, Zamagni ha invitato a evitare sia il pessimismo rassegnato sia l’illusione che «le cose si aggiusteranno da sole». «Siamo – ha affermato – alla fine di un mondo, non alla fine del mondo. E come in altri passaggi storici, occorre capacità di visione e di trasformazione».
In questa cornice globale, l’agricoltura assume per Zamagni un ruolo strategico. Ma non basta riformarla: occorre trasformarla. «Riformare – ha chiarito – significa dare nuova forma a una sostanza che resta uguale. Trasformare vuol dire invece cambiare le sostanze stesse, per rispondere a sfide completamente nuove». Tra queste sfide rientra a pieno titolo l’innovazione tecnologica. L’agricoltura di precisione, le tecniche di evoluzione assistita, l’uso dei big data e dell’intelligenza artificiale rappresentano opportunità straordinarie per migliorare produttività e sostenibilità. Ma, ha avvertito Zamagni, aprono anche interrogativi inediti.
Uno dei passaggi più originali e stimolanti del suo intervento ha riguardato proprio il rapporto tra intelligenza artificiale ed etica. «Oggi – ha spiegato – non siamo più di fronte solo all’AI generativa, che risponde alle domande dell’uomo. Stiamo entrando nell’era dell’AI agentica, sistemi capaci di prendere decisioni autonome. Questo pone un problema enorme: di chi è la responsabilità se un algoritmo compie scelte sbagliate?».
Da qui l’importanza del concetto di “algor-etica”, espressione coniata già nel 2018 dal filosofo e padre francescano Paolo Benanti. «Non basta imporre regole etiche alle persone – ha sottolineato Zamagni – occorre che anche gli algoritmi siano progettati fin dall’inizio secondo criteri etici. E questi criteri non possono essere di tipo utilitaristico, ma devono ispirarsi all’etica delle virtù e al bene comune». Un tema che tocca direttamente anche il mondo agricolo: «Immaginiamo – ha esemplificato – un sistema di AI che suggerisce strategie di produzione o di mercato e che viene seguito pedissequamente. Se le decisioni portano a perdite o fallimenti, chi ne risponde? L’imprenditore, il programmatore, la macchina? Il nostro diritto non è ancora pronto a rispondere».
Per Zamagni, il settore primario sconta su questi temi un certo ritardo culturale rispetto, ad esempio, ad altre realtà come la stessa Confindustria, che per molti versi potrebbe essere un modello a cui guardare. L’agricoltura, in altri termini, deve essere secondo il professore più presente nel dibattito pubblico e culturale».
Zamagni, infine, ha ricordato la natura profondamente generativa dell’agricoltura, richiamando simbolicamente il passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù dice: «Ego sum vitis vera, et Pater meus agricola est» («Io sono la vera vite, e il padre mio è il contadino»). «L’agricoltore – ha detto – è per definizione colui che genera vita. E proprio per questo ha una responsabilità particolare nei confronti della società».
Da qui l’invito a non limitarsi alla difesa di interessi di categoria: «Se vi muovete solo per rivendicare diritti legittimi, prima o poi non sarete più ascoltati. Non abbiate timore: recuperate la vostra dignità e la vostra missione. L’agricoltura può e deve essere protagonista di un nuovo modello di sviluppo, più giusto, più umano, più sostenibile».
Leo: «Una manovra di equilibrio tra rigore e crescita»
L’on. prof. Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze, ha poi illustrato il quadro complessivo delle principali innovazioni fiscali contenute nella Legge di Bilancio 2026.
Leo ha sottolineato come la manovra sia stata costruita con un duplice obiettivo: mantenere sotto controllo i conti pubblici e, al tempo stesso, sostenere la crescita economica. «Il rigore finanziario – ha spiegato – produce effetti positivi anche sullo spread e quindi sugli oneri finanziari dello Stato. Questo ci consente di liberare risorse per politiche di sviluppo».
Il viceministro ha richiamato alcune delle misure più rilevanti: la stabilizzazione della riforma Irpef con tre aliquote, la riduzione dal 35% al 33% per la fascia di reddito tra 28 e 50 mila euro, gli incentivi alla previdenza complementare, il sostegno ai rinnovi contrattuali con tassazione agevolata al 5% fino a 33 mila euro, l’innalzamento del tetto dei buoni pasto e una serie di interventi per favorire la patrimonializzazione delle imprese.
Per il settore agricolo, Leo ha ricordato l’esenzione fino a 10 mila euro dei redditi dominicali e agrari, l’introduzione di regole più chiare sul fotovoltaico a terra – qualificato come attività d’impresa – e le misure di contrasto all’evasione richieste dall’Unione europea.
«L’obiettivo – ha concluso – è arrivare a un vero e proprio Codice tributario che metta ordine in una materia ancora troppo frammentata, mantenendo un approccio collaborativo verso l’imprenditore onesto e inflessibile verso chi froda».
Tra tecnica e visione
A chiudere i lavori è stato il fondatore e titolare di ConsulenzaAgricola.it, Luciano Mattarelli, che ha ringraziato relatori, moderatori e sponsor, sottolineando come questo appuntamento rappresenti ormai un punto di riferimento stabile per il mondo agricolo e professionale.

Il 33° Convegno di ConsulenzaAgricola.it ha confermato ancora una volta la propria capacità di coniugare tecnica e visione, normativa e prospettiva, offrendo ai partecipanti non solo aggiornamenti operativi, ma anche chiavi di lettura per interpretare un futuro sempre più complesso. Un futuro in cui fisco, mercati globali, innovazione tecnologica ed etica saranno sempre più intrecciati. E in cui l’agricoltura italiana, come ricordato da Zamagni, dovrà avere il coraggio non solo di adeguarsi, ma di trasformarsi.













