«La filiera del mais sulla quale fino a 20 anni fa l’Italia era autosufficiente, piano piano per svariati motivi ha perso questa sua capacità di autoapprovvigionamento e da anni si trova in stato di sofferenza. Continuare, quindi, a tenere vivo il tema della ricerca pubblica sul mais vuol dire continuare a tenere viva tutta un’intera filiera, particolarmente strategica per il nostro paese. Allo stesso tempo al Ministero chiederemo a gran voce di convocare un tavolo, che questa volta sia un tavolo di confronto e di avvicinamento di tutto il settore al ministero stesso per avviare una serie di linee progettuali finanziate».
È stata Maria Chiara Zaganelli, direttore generale del Crea, ad aprire la Giornata del mais 2026 a Bergamo, il tradizionale appuntamento organizzato dal Crea per fare il punto sulla situazione della commodity, che ha visto come sempre Dario Frisio dell’Università di Milano tracciare il quadro economico della campagna maidicola 2025. Con superfici in crescita, dopo un biennio particolarmente negativo, e rese in lieve aumento, pari in media a poco più di 10 t/ha, la campagna maidicola 2025 ha mostrato segni di ripresa. Dopo che nel 2024 le superfici a mais da granella avevano fatto segnare il minimo storico degli ultimi 160 anni, con circa 495 mila ettari, nel 2025 sono state stimate pari a 540 mila ettari (+9%), sebbene ancora inferiori a quelle del 2022.
Allo stesso tempo si conferma lo stato di sofferenza del comparto, perché la produzione raccolta è sì risalita da 4,9 a 5,5 milioni di tonnellate (+12%), ma è rimasta largamente insufficiente, coprendo appena il 45% del fabbisogno nazionale. Nell’annata 2024/25, il deficit della bilancia commerciale (importazioni superiori alle esportazioni) ha raggiunto il record di 7,1 milioni di tonnellate (+3%). Questo ha portato a un costo netto di quasi 1,6 miliardi di euro (+9%), aggravato da prezzi medi d’importazione in aumento del 6% (fig. 1).
Micotossine in evidenza
In primo piano nella campagna maidicola 2025 sono salite le micotossine. Come evidenziato dai dati della Rete Qualità Mais del Crea presentati da Sabrina Locatelli, la campagna 2025 è stata segnata da condizioni che hanno favorito lo sviluppo di aflatossine e fumonisine. L’analisi della serie storica conferma che, nonostante gli sforzi per contenere il fenomeno, la presenza di micotossine nel prodotto finale resta significativa, alimentando incertezza tra operatori e filiere che utilizzano mais nazionale. Tra queste, le aflatossine, prodotte principalmente dal fungo Aspergillus flavus, hanno effetti tossici da tenere in particolare considerazione.
Il biocontrollo è, ad oggi, l’unico sistema efficace di prevenzione in grado di mitigare questo problema, ha spiegato Paola Battilani dell’Università Cattolica di Piacenza. Si è pensato, infatti, di impiegare il medesimo fungo, ma incapace di produrre le micotossine, per agire secondo l’esclusione competitiva: il fungo “buono” colonizza il mais, inibendo lo sviluppo di quello “cattivo”. Un lungo percorso di selezione ha portato ad individuare il bioprodotto, a cui ha fatto seguito il prodotto commerciale. Anche se l’iter di registrazione si concluderà nel 2026, il prodotto è già a disposizione degli agricoltori dal 2015, con rinnovo annuale dell’autorizzazione temporanea di impiego.
Con l’intervento di Pietro Zannol di Nomisma si è sottolineato il crescente interesse rivolto a strategie agronomiche alternative alla concimazione azotata tradizionale, basate sull’uso dell’urea solida non protetta, interesse che deriva dalla necessità di coniugare sostenibilità economica e ambientale. L’azoto, infatti, è il principale nutriente per la crescita delle colture agrarie ed è fondamentale per garantire rese elevate e valore economico alla produzione maidicola. Tuttavia, le emissioni di gas climalteranti legate alla sua distribuzione in campo ne mettono in discussione la sostenibilità ambientale, determinando l’introduzione di restrizioni e limitazioni normative. La sostituzione della nutrizione minerale con fertilizzante organico tramite la valorizzazione dei reflui zootecnici, ha aggiunto Marco Acutis dell’Università di Milano, è una valida alternativa che pone però diverse sfide, come l’identificazione delle tecniche agronomiche migliori per il suo uso, le esigenze di meccanizzazione e le problematiche legate al trasporto (costi, logistica, emissioni).
In chiusura di giornata Gianfranco Mazzinelli del Crea-CI di Bergamo ha presentato i risultati delle prove di confronto varietale coordinate dal Crea (già anticipati su Terra e Vita n. 2/2026 e che saranno pubblicati in dettaglio sul n. 5/2026 di Terra e Vita), mentre Anna Pia Maria Giulini ha illustrato i nuovi criteri di valutazione varietale per un mais più sostenibile.












