Per anni il dibattito europeo sulla zootecnia si è concentrato soprattutto sugli impatti ambientali del settore. Oggi Bruxelles prova a cambiare prospettiva. Con la presentazione della prima Strategia europea per la zootecnia, affiancata dal Piano d’azione sulle proteine, la Commissione riconosce esplicitamente che gli allevamenti rappresentano una componente essenziale della sicurezza alimentare, dell’economia agricola e della vitalità delle aree rurali. Il messaggio politico è chiaro: la transizione ecologica non può prescindere dalla sostenibilità economica delle imprese e dalla capacità dell’Europa di rafforzare la propria autonomia produttiva.
La strategia si inserisce nel solco della Vision for Agriculture and Food presentata nel 2025 e definisce una prospettiva di lungo periodo per un settore che genera circa 400 miliardi di euro di fatturato, rappresenta quasi il 40% del valore aggiunto dell’agricoltura europea e coinvolge quattro milioni di aziende con circa sette milioni di occupati. Un comparto che, secondo la Commissione, sta affrontando sfide sempre più complesse: riduzione del patrimonio zootecnico, volatilità dei mercati, cambiamenti climatici, diffusione delle malattie animali, aumento dei costi di produzione e forte dipendenza dall’importazione di mangimi proteici.
Cinque priorità per rilanciare il comparto
La nuova Strategia individua cinque grandi aree di intervento.
La prima riguarda il rafforzamento della resilienza degli allevamenti. Bruxelles punta a sviluppare strumenti più efficaci di gestione del rischio e valuta la possibilità di creare un meccanismo finanziario specifico per il comparto zootecnico. Parallelamente saranno potenziate le misure di prevenzione, sorveglianza ed eradicazione delle malattie animali, favorendo anche l’adozione di tecnologie digitali, innovazione e investimenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Tra gli obiettivi figura anche la progressiva riduzione della dipendenza dai mangimi importati attraverso una maggiore produzione europea di proteine vegetali.
La seconda priorità punta a rafforzare la competitività delle imprese. La Commissione riconosce un fabbisogno di investimenti superiore ai 18 miliardi di euro per sostenere la transizione verso sistemi produttivi più sostenibili e con standard più elevati di benessere animale. Per questo intende facilitare l’accesso ai finanziamenti e valutare nuovi strumenti dedicati agli investimenti nelle aziende.
In questo capitolo trova spazio anche il principio della reciprocità negli scambi internazionali. Bruxelles ribadisce la volontà di promuovere condizioni di concorrenza più equilibrate attraverso requisiti equivalenti per i prodotti importati, compatibili con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, accompagnati da una più intensa diplomazia agroalimentare per favorire l’apertura di nuovi mercati.
Benessere animale, ora c’è un calendario
Tra gli aspetti più attesi figura la revisione della normativa europea sul benessere animale, sulla quale la Strategia introduce finalmente una precisa tabella di marcia.
Entro la fine del 2026 la Commissione presenterà la revisione delle norme riguardanti galline ovaiole e polli da carne. Le proposte comprenderanno il graduale superamento delle gabbie, l’introduzione di indicatori pratici di benessere negli allevamenti, l’eliminazione dell’abbattimento sistematico dei pulcini maschi e l’applicazione di requisiti equivalenti ai prodotti importati.
Per valorizzare questa transizione Bruxelles intende inoltre valutare un aggiornamento delle regole di etichettatura delle uova, così da rendere riconoscibili ai consumatori i progressi compiuti dagli allevatori.
Nel secondo trimestre del 2027 seguirà la proposta dedicata al comparto suinicolo, con particolare attenzione al passaggio dai sistemi con gabbie a quelli in box.
La Commissione sottolinea che questa evoluzione dovrà essere accompagnata da adeguati periodi transitori e da strumenti finanziari capaci di sostenere gli investimenti richiesti alle aziende. Secondo Bruxelles, standard più elevati di benessere animale possono infatti tradursi anche in migliori performance produttive grazie alla riduzione della mortalità, a una maggiore longevità degli animali e a un uso più efficiente dei mangimi.
Resta inoltre aperto il confronto sull’esportazione di animali vivi destinati alla macellazione nei Paesi terzi. La Commissione avvierà un dialogo con gli operatori e valuterà eventuali alternative, mantenendo come riferimento sia il benessere animale sia la competitività del settore europeo.
Più valore ai territori e alle produzioni
Un altro pilastro della Strategia riguarda il rafforzamento del legame tra allevamenti e territori.
La Commissione lavorerà con gli Stati membri per favorire il mantenimento della zootecnia nelle aree più vulnerabili al rischio di abbandono, sostenendo anche lo sviluppo di infrastrutture di macellazione locali, comprese quelle mobili o di piccola dimensione, con l’obiettivo di rafforzare le filiere territoriali e ridurre i trasporti degli animali.
Grande attenzione viene riservata anche alla valorizzazione delle produzioni europee. Bruxelles punta a rafforzare l’etichettatura di origine, i sistemi di qualità e le politiche di promozione, arrivando a ipotizzare un nuovo marchio volontario “European Excellence”, destinato a identificare produzioni caratterizzate da elevati standard ambientali, di sostenibilità e di benessere animale.
Proteine vegetali, l’Europa cerca maggiore autonomia
Parallelamente alla Strategia zootecnica, la Commissione ha presentato il nuovo Piano d’azione sulle proteine, con un obiettivo preciso: ridurre la dipendenza europea dalle importazioni.
Attualmente circa un quarto delle proteine utilizzate per alimentare il bestiame proviene dall’estero, soprattutto attraverso soia e farine di soia. Bruxelles punta a portare entro il 2035 al 35% la quota di proteine destinate ai mangimi provenienti da colture proteiche e oleaginose prodotte nell’Unione.
Il Piano si basa su quattro direttrici: incremento della produzione europea di colture proteiche, diversificazione delle fonti di approvvigionamento attraverso partenariati strategici – compresa l’Ucraina –, rafforzamento delle filiere dalla produzione alla trasformazione e sviluppo di nuovi sbocchi commerciali per le proteine vegetali sia nell’alimentazione animale sia in quella umana.
Tra gli strumenti previsti figurano investimenti nelle infrastrutture di trasformazione e stoccaggio, sostegno alle organizzazioni dei produttori, maggiore informazione ai consumatori, promozione delle produzioni europee e utilizzo degli strumenti della futura PAC post-2027 per consolidare una filiera proteica continentale.
La svolta è soprattutto politica
Al di là delle singole misure, il valore della nuova Strategia risiede soprattutto nel cambio di approccio. Per la prima volta la Commissione europea descrive la zootecnia come un settore strategico da rafforzare e non soltanto da regolamentare. Competitività, redditività delle aziende, sicurezza alimentare, presidio del territorio e autonomia strategica entrano così nello stesso quadro politico della sostenibilità ambientale e del benessere animale. Saranno ora le future scelte sulla PAC e sul bilancio europeo a dimostrare se questo nuovo equilibrio troverà un concreto sostegno finanziario. Intanto Bruxelles ha fissato una direzione precisa: accompagnare la transizione senza rinunciare alla capacità produttiva degli allevamenti europei, riconoscendone il ruolo economico, sociale e territoriale nel futuro dell’agricoltura dell’Unione.












