Maltempo in Sardegna, agricoltura e allevamento in ginocchio

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Nella zona meridionale dell'isola, campagne, vigneti e agrumeti allagati e ovili isolati. Si comincia a fare una prima stima dei danni e le associazioni di categoria chiedono aiuto alle istituzioni. Situazione aggravata dal dissesto idrogeologico

La Sardegna meridionale è stata nuovamente interessata da un'ondata di maltempo, che ha creato problemi agli uomini, alle colture e alla viabilità. Campagne, vigneti e agrumeti allagati, ovili isolati. Nei campi allagati è impossibile la semina dei cereali. Sono andate distrutte le coltivazioni di ortaggi prossimi alla raccolta. L’intera costa sud occidentale della Sardegna risulta isolata per l’interruzione delle strade sommerse o allagate.

Animali morti o dispersi

Nel Sarrabus la situazione è desolante. Da ieri mattina non piove e si sta cominciando a fare una prima ricognizione dei danni. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire anche per salvare dei vitelli. Molti campi già coltivati sono stati dilavati, alcuni agriturismo, vigneti e agrumeti sono ugualmente allagati con rischio, per quest'ultimi, di perdere la frutta. Si contano anche degli animali morti e qualcuno è disperso.
Stessa situazione nella bassa Ogliastra. Si attende lo sgombero delle strade per raggiungere gli ovili e capire l'entità dei danni. Nel Campidano, e in particolare nel territorio di Capoterra, Uta, Decimomannu e Assemini ad essere danneggiata è soprattutto l'agricoltura. Sono molti i campi e le serre allagate che in alcuni casi comprometterà i raccolti. Mentre in altri casi i campi pronti ad essere coltivati dovranno essere posticipati causando non pochi problemi e perdite.

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L'appello delle organizzazioni di categoria

La Coldiretti in un comunicato, chiede alla Regione Sardegna un pronto intervento affinché «da una parte si sostengano le aziende dall’emergenza e dall’altra si istituisca una task force per fare una ricognizione dei danni immediati per poi intervenire con degli aiuti concreti».
«Si chiedono interventi immediati – afferma Pietro Tandeddu direttore generale Copagri Sardegna – purtroppo attendiamo ancora i rimborsi della calamità avvenuta nel 2017. Gli agricoltori sono stanchi di aspettare».
Anche la Cia Sardegna attraverso il presidente Francesco Erbì afferma: «I danni causati dal maltempo sono molteplici, anche per colpa dell’uomo. Il sistema non permette di reggere il maltempo. Questa situazione sta creando malessere e disagi tra le migliaia di aziende agricole sarde».

Il territorio sardo risente di un costante progressivo rischio idrogeologico. Infatti, l’80% dei Comuni (306 su 377) è a rischio frane e alluvioni. Fortunatamente La situazione climatica sta migliorando sensibilmente, ma la paura rimane ancora negli occhi dei sardi.

E di grave bilancio dei danni causati all'agricoltura dall'ondata di maltempo in Sardegna parla anche l'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (Conaf), nel precisare che in una sola notte è caduta tanta acqua quanta ne è caduta nell'intero anno passato. Passata l'emergenza ora si conteranno i danni sulle produzioni cerealicole di frumento e orzo e agli erbai, visto il periodo di semina, ma anche sugli agrumeti di Muravera e nel comprensorio di Sarrabus e sulle coltivazioni orticole in serra e in pieno campo che caratterizzano il comprensorio di Assemini-Capoterra. In sofferenza anche le aziende zootecniche con le stalle isolate per la viabilità secondaria resa impraticabile dalle piogge.
«Quanto successo in Sardegna e pochi giorni fa nel sud Italia - afferma il presidente Conaf, Sabrina Diamanti - mostra ancora una volta l'inadeguatezza degli strumenti utilizzati per affrontare queste situazioni; le comunità locali devono ritornare a gestire in prima persona il territorio, a esserne responsabilizzate».
«Dobbiamo dare valore alla loro azione di tutela, per esempio attivando strumenti di gestione innovativi come i contratti di gestione territoriale", ricorda il consigliere nazionale dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali, Corrado Fenu. Il presidente della Federazione sarda Ettore Crobu, ricorda infine che «la difesa del suolo è la vera emergenza, perché la prima grande opera pubblica necessaria al Paese è la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico. Con i cambiamenti climatici in atto, dobbiamo abituarci a convivere con lunghi periodi di siccità e con improvvise, copiose e devastanti precipitazioni».