L’emergenza coronavirus non ferma chi multa per dei ‘rifiuti’ di potatura

La zona dell'azienda agricola Arriga Alta ritratta la mattina del 1° di aprile 2020, dove si ritrae la riva incriminata, cosparsa, sottolineano con sarcasmo i titolari dell'impresa agricola da “due metri cubi di residui di potatura” (la Forsizia in fiore data l’immagine).
Il caso limite di un'azienda agricola bresciana che si è vista sanzionare (quasi 200 euro) per degli scarti di potatura utilizzati come pacciamatura

Potatura infelice. Eccesso di zelo forse ancora di più.

All'inizio ha pensato che la Polizia locale, premurosamente, venisse ad accertarsi delle condizioni di salute e a portare qualche piccolo, ma indispensabile, presidio sanitario come, ad esempio, le mascherine, così come hanno fatto tutte quelle encomiabili Amministrazioni Comunali, che lavorano per il bene comune e si preoccupano della salute dei propri concittadini.

 

 

Poi, vista la data (1 aprile) ha pensato a un non gradito pesce. E invece la sorpresa per Roberto Biza, titolare dell'azienda agricola Arriga Alta di Lonato del Garda (Bs) è arrivata brevi manu con la notifica di una sanzione di 166,67 euro per, citando il verbale  "...abbandono di ramaglie (rifiuti di potatura) in quantità pari a circa 2 metri cubi...Comportamento che viola l'obbligo di abbandonare rifiuti".

Disagio inascoltato

Biza - che impugnerà il contenuto del verbale - non ci sta e risponde a Sindaco e comando della Polizia: «Mai e poi mai avrei immaginato che il Comune di Lonato, in questo gravissimo momento di emergenza nazionale, utilizzasse i suoi uomini migliori per vessare le aziende, che già versano in condizioni di tremendo disagio e crisi economica».

L'agricoltore Roberto Biza con la moglie Silvia Citterio

Ma soprattutto contesta nel merito la sanzione sottolineando che i rifiuti a cui si fa riferimento nel verbale non esistono, la condizione di abbandono non esiste e i presupposti del provvedimento sono, di conseguenza, inesistenti.

Azienda biologica certificata

Le replica di Biza è precisa e dettagliata: «La nostra è, da sempre, un’azienda agricola biologica certificata. Tutte le attività agricole sono rigorosamente progettate e realizzate nel pieno rispetto della natura, al fine di ottenere prodotti agricoli sani, privi di sostanze chimiche che possano, direttamente o indirettamente, nuocere alla salute dei consumatori, ma anche dell’ambiente.

Per questo motivo non facciamo uso di prodotti chimici, diserbanti e qualunque altra sostanza capace di avere anche solo minimamente, un effetto negativo sulla natura.

Al fine di ridurre il più possibile l’impatto ambientale e l’emissione di sostanze tossiche e/o nocive, anche l’utilizzo delle macchine, e con esso il consumo dei carburanti, è ridotto al minimo e, nei limiti del possibile, tutte le operazioni colturali e/o di supporto ad esse, sono manuali».

La querelle pacciamatura

«Durante l’inverno svolgiamo, normalmente, un’accurata operazione di pulizia e potatura degli impianti arborei, dei campi e delle rive, fra cui la riva che prospetta sulla via Arriga Bassa, che fa parte del mappale 132 e che è interamente di nostra proprietà, su entrambi i lati della recinzione (sia all’interno, che all’esterno). Dopo aver effettuato un’accurata pulizia della stessa e della siepe che la sovrasta, raccogliamo tutti i rami di grandi dimensioni e li trasportiamo all’interno della recinzione. Solo i più piccoli residui della potatura restano in loco, al fine di praticare una normale attività agricola, comunemente conosciuta col nome di pacciamatura». Della  quale, nella replica, Biza fornisce l'esatta definizione enciclopedica.

Potatura, rifiuto e mentalità arcaica

«Considerare gli scarti vegetali un rifiuto - prosegue Biza - è il frutto di una mentalità arcaica e fortemente negativa, tipica del secolo scorso, quanto l’umanità era pervicacemente protesa a distruggere la natura. Al contrario, gli scarti vegetali sono una Risorsa importante, che le aziende virtuose come la nostra (e come tante altre) valorizzano e sfruttano per difendere la natura, traendo da essi grandi vantaggi di interesse collettivo. La pratica della pacciamatura è normale e consolidata, ampiamente praticata ovunque in agricoltura e, anche se di impatto infinitamente minore, è assimilabile a quella di spandimento di liquame nei campi».

Benefici per la collettività

Quella di Biza diventa quasi una lezione di agronomia: «la pacciamatura è una pratica agricola altamente ecologica, integra un processo biologico di auto distruzione naturale e progressivo, senza alcun intervento esterno, non inquina, non immette nell’aria nessun tipo di odore o di sostanza nociva, non rappresenta, in alcun modo, un pericolo per la collettività. Anzi la collettività ne trae solo grandi benefici.

Da oltre 20 anni la pacciamatura è una delle pratiche fondamentali della nostra azienda agricola, svolta su tutti i sette ettari della proprietà, a vantaggio delle colture, dell’ambiente e della collettività».

Rametti, non un bosco

Biza rincara la dose: «L’opinabilissima stima di 2 metri cubi, è evidentemente infondata, totalmente fantasiosa e indimostrabile, anche attraverso delle immagini fotografiche, e costituisce un’ulteriore prova dell’assoluta infondatezza delle accuse.

Trattandosi, infatti, di rametti di diametro massimo di 0,5 centimetri, è necessario potare un intero bosco per ottenere un simile risultato.

I millimetrici residui di potatura di una normalissima siepe di Forsizia, non possono, nemmeno esagerando, in modo fazioso e iperbolico, raggiungere il volume ipotizzato nel verbale che qui si contesta»

Nessuna attività illecita

La conclusione di Biza è una richiesta specifica e a sindaco e comandante della Polizia locale: «Mi auguro, sinceramente, che comprendiate le nostre più che fondate ragioni, e che siate in grado di discernere e distinguere una normale attività agricola da quella che infondatamente viene indicata come un’attività illecita, intervenendo di conseguenza, annullando un provvedimento privo di correlati con la realtà e profondamente ingiusto, altamente offensivo della mia persona e del lavoro di tutta la nostra famiglia.

In caso contrario mi vedrò costretto, mio malgrado, a difendere la mia dignità e la mia onorabilità in ogni sede, nei confronti di un palese abuso nel quale ricorre un evidente intento persecutorio, indegno di un Ente pubblico che, per definizione, è al servizio dei cittadini»

L’emergenza coronavirus non ferma chi multa per dei ‘rifiuti’ di potatura - Ultima modifica: 2020-04-07T22:06:56+02:00 da Gianni Gnudi

3 Commenti

  1. Dicono di aiutare le imprese..invece cercano di far soldi in tutti l modi! Vergogna a quelle guardie che hanno il coraggio di far queste cose devono vergognarsi! ..vergognarsiii !

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome