Mai(s) arrendersi. Un piano nazionale per la coltura

Cesare Soldi, Presidente dell’Associazione Maiscoltori Italiani (Ami)
Continuano a calare le superfici investite a mais. La filiera però non si arrende e il piano nazionale di rilancio sembra avere individuato tre emplici ma fondamentali linee di intervento

Nuovo taglio alla superficie coltivata a mais da granella. Anche per il 2020 è prevista una riduzione di circa il 4% in tutta Italia. Da anni il settore è in crisi. La superficie si è quasi dimezzata in 15 anni. Le rese per ettaro sono al palo da oltre 10 anni e le importazioni continuano a ritmo serrato raggiungendo livelli critici. Una situazione che deve fare riflettere. Oggi, dal punto di vista economico, mancano all’appello solo per la parte agricola, rispetto ai primi anni 2000, circa 500 €/ha.

Editoriale del numero 6 di Terra e Vita magazine

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La filiera non si arrende

Nonostante il difficile scenario illustrato la filiera non si è arresa. Il settore maidicolo già tre anni fa, in modo del tutto spontaneo, ha iniziato a evidenziare le criticità del comparto e a individuare soluzioni. In seguito alla costituzione formale del Tavolo Tecnico mais presso il Ministero ci si è messi subito all’opera per realizzare un piano triennale, l’ultimo risale a circa 20 anni fa, per il rilancio del settore. A breve il piano sarà oggetto di valutazione per la sua approvazione in Conferenza Stato-Regioni.

Tre linee di intervento

Qual è l’obiettivo del Piano? Ristabilire un adeguato livello di autoapprovvigionamento di mais secondo tre principali linee di intervento:

1) Orientamento al mercato atto a:

  • valorizzare il prodotto nazionale passando da un prodotto indistinto (commodity) ad un prodotto mirato (specialty) per rispondere meglio alle esigenze di impiego nelle filiere;
  • promuovere e sostenere i contratti di filiera finalizzati ad individuare percorsi economici condivisi con premialità specifiche per le produzioni di qualità;
  • migliorare l’immagine della coltura attraverso l’esame e la successiva comunicazione del ruolo ambientale e produttivo della stessa.

2) Aumento della competitività del settore attraverso:

  • l’individuazione di ambiti di recupero dell’efficienza aziendale (costi, percorsi produttivi, …);
  • il recupero di livelli produttivi più elevati per mezzo del controllo degli stress, dell’implementazione delle rese, della valutazione attenta ed aggiornata delle varietà;
  • il miglioramento degli aspetti igienico-sanitari con una più diligente ed avanzata gestione delle micotossine;
  • la promozione della ricerca, non solo per quanto riguarda ad esempio le tecniche agronomiche ma, anche per il miglioramento varietale, in particolare in merito alle nuove tecniche di miglioramento genetico (New Breeding Techniques) per le quali è stato richiesto lo studio e la verifica in campo delle loro potenzialità.

3) Promozione di efficienti politiche:

  • favorendo nell’attuale Pac l’accesso ai Psr ai maiscoltori e sostenendo investimenti che siano innovativi e soprattutto produttivi;
  • rafforzando nella futura Pac i pagamenti diretti di base che si sono dimezzati rispetto ai 720 €/ha calcolati con la riforma MacSharry. Prevedendo in particolare la possibilità di concedere, come già accade per altri seminativi in difficoltà, un sostegno accoppiato alla coltivazione di mais.

Un obiettivo a portata di mano

È davvero raggiungibile l’obiettivo del piano? La risposta è sì!

Se verranno effettivamente messe in campo e, soprattutto sostenute con risorse, tutte le linee di intervento che abbiamo indicato. Risorse per il sostegno alla produzione di mais nei contratti di filiera, la promozione della ricerca, innovazione ed assistenza tecnica ed il pagamento accoppiato alla coltivazione del mais.

Lo sarà, in particolare, se la filiera sarà sempre più convinta che è con il talento che si vincono le partite ma è con il lavoro di squadra che si vincono i campionati.

Mai(s) arrendersi. Un piano nazionale per la coltura - Ultima modifica: 2020-02-13T11:19:04+01:00 da K4

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