Farm to Fork: un’opportunità o un rischio?

Farm to fork e Biodiversità, un carico doppio per l'agricoltura europea
La nuova strategia formulata dalla Commissione impone vincoli e ambizioni obiettivi di sostenibilità al settore agroalimentare. Ma l’effetto potrebbe essere quello di diminuire la produttività, contraddicendo la necessità di garantire la sicurezza alimentare dei cittadini europei

La strategia Farm to Fork, versione originale de "Dal produttore al consumatore" rappresenta la diretta declinazione dell'iniziativa Green Deal nel settore agroalimentare e punta ad un nuovo e migliore equilibrio fra ambiente,  sistema agro-alimentari e consumatore.

 

 

Insieme alla strategia per la Biodiversità (leggi qui), propone azioni e impegni ambiziosi per il raggiungimento di obiettivi specifici entro il 2030, imponendo al sistema agro-alimentare di rivedere i propri modelli di produzione:

  • garantire che i cittadini europei possano contare su alimenti sani, economicamente accessibili e sostenibili
  • far fronte ai cambiamenti climatici
  • proteggere l'ambiente e preservare la biodiversità
  • assicurare un giusto compenso economico nella catena produttiva.

La smania di intervenire sull’agricoltura

E’ chiara l’intenzione della Commissione di intervenire con il Farm to Fork sul sistema agroalimentare europeo e sulle attività di tutta la filiera agro-alimentare con lo scopo di renderla più sostenibile, resiliente. e comunicare meglio al consumatore il valore del cibo, a partire dal suo processo produttivo.

La Commissione sembra al contempo fornire un adeguato (solo le future discussioni evidenzieranno se lo è realmente) sostegno finanziario ai nuovi e rinnovati impegni richiesti per sostenere la transizione verso il nuovo modello di produzione, maggiormente rispettoso dell’ambiente e delle esigenze dei consumatori.

Obiettivi molto ambiziosi

Da qui emerge la grande opportunità per la valorizzazione dell’intera filiera agroalimentare europea.

Ma quali sono in concreto i principali obiettivi specifici che emergono dalla proposta della Commissione e che dovrebbe trasformarsi in atto legislativo nel 2021?

  • la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi e dei rischi ad essi legati;
  • la riduzione del 20% dell'uso di fertilizzanti;
  • la riduzione del 50% delle vendite di antimicrobici per gli animali da allevamento e per l'acquacoltura;
  • l’aumento del 25% delle superfici ad agricoltura biologica.

Se si leggono questi obiettivi insieme a quelli previsti dalla Strategia per la Biodiversità emerge qualche preoccupazione. Infatti la Strategia per la Biodiversità oltre a ribadire la sinergia con gli obiettivi sopracitati, sottolinea la necessità di:

  • trasformare almeno il 30% della superficie terrestre e dell'ambiente marino in zone protette,
  • destinare almeno il 10 % delle superfici agricole ad elementi caratteristici del paesaggio.

Effetti collaterali sulla produttività

Quindi si potrebbe prevedere il rischio di una diminuzione della produttività che sarebbe in contraddizione con la necessità di garantire la sicurezza alimentare dei cittadini europei, soprattutto alla luce delle esperienze vissute a causa della diffusione del COVID-19.

Il sistema produttivo europeo deve garantire, in qualsiasi situazione, l’approvvigionamento alimentare, considerando non solo la sostenibilità ambientale ma anche quella economica e sociale.

Di grande rilievo appare la volontà di definire un coordinamento per una risposta comune europea alle crisi che potrebbero interessare i sistemi alimentari nel futuro.

Gli obiettivi proposti dalla Commissione sono accompagnati da proposte con le quali ci si affida all’evoluzione dell’innovazione scientifica e tecnologica per colmare le restrizioni all’utilizzo di sostanze attive e di alcuni medicinali veterinari.

Bioagrofarmaci e biotecnologie di precisione

Ecco quindi che la strategia Farm To Fork propone:

  • l'utilizzo di metodi alternativi sicuri per proteggere le produzioni da organismi nocivi e malattie, agevolando l'immissione sul mercato di pesticidi contenenti sostanze attive biologiche.
  • la possibilità di esaminare il potenziale delle nuove tecniche genomiche per migliorare la sostenibilità e accelerare il processo di riduzione della dipendenza dai pesticidi.

Gli interrogativi che emergono riguardano i tempi per la loro disponibilità ed i relativi costi di produzione.

Sarà prioritario assicurarsi che queste nuove opzioni siano disponibili con una tempistica adeguata, facendo in modo che il loro utilizzo non incida particolarmente sui costi di produzione e quindi sul costo finale del prodotto che potrebbe ripercuotersi in maniera negativa sulle scelte di acquisto dei consumatori, favorendo, magari, prodotti economicamente più competitivi provenienti da Paesi terzi.

Allevamenti nel mirino

Benessere animale

Di particolare rilievo è l’intervento sul  sistema di allevamento europeo con l’obiettivo di ridurre l'impatto ambientale e climatico della produzione animale entro il 2030. Infatti la Commissione, per migliorare la trasparenza per il consumatore, intende anche esaminare la possibilità di introdurre un'etichettatura relativa al benessere degli animali e di comunicare i metodi di produzione zootecnica più sostenibili ed efficienti in termini di emissioni di carbonio.

Emerge una chiara volontà, fortemente sostenuta da una parte crescente dei consumatori europei, di creare alternative alle proteine animali e quindi limitare il consumo della carne.

Viene sottolineata la necessità di indirizzare la ricerca verso lo studio di attività che possano aumentare la disponibilità di fonti di proteine alternative, come le proteine di origine vegetale, microbica e marina e a base di insetti e i prodotti sostitutivi della carne.

L’impegno sul benessere animale

Anche in questo caso, al di là delle valutazioni personali ed ideologiche, vale la pena di soffermarsi sugli eventuali aumenti dei costi di produzione e sugli sforzi sostenuti dalla filiera negli ultimi anni per una produzione sempre più sostenibile e rispettosa del benessere degli animali.

L’etichetta nutrizionale informa o spaventa?

Particolare attenzione viene dedicata al consumatore e alla necessità di favorire l’adozione di scelte consapevoli e la transizione verso diete alimentari sane e sostenibili. 

La strategia proposta interviene sulle norme relative all’etichettatura dei prodotti sotto diversi aspetti. Infatti, oltre alle indicazioni relative al benessere degli animali e all’eventuale  comunicazione dei metodi di produzione zootecnica più sostenibili in termini di emissioni di carbonio, è prevista la definizione di una normativa europea per l'etichettatura nutrizionale obbligatoria, già a partire dal 2021 e la valutazione dell’indicazione d’origine obbligatoria per determinati prodotti.

L’indicazione nutrizionale è un tema su cui non esiste allineamento tra gli Stati membri e, se non seguita con attenzione, potrebbe penalizzare i prodotti italiani di qualità e tradizionali, invece di apportare un valore aggiunto. Infatti, esistono schemi nazionali di carattere volontario, eccessivamente semplicistici (Regno Unito, Francia, Belgio etc) che categorizzano i singoli alimenti come “buoni e cattivi” per la salute, in base ad un indicatore sintetico come una lettera o un colore.

Tali informazioni non consentono di comprendere il reale contributo dell’alimento ad una dieta equilibrata e non contribuiscono all’educazione alimentare né all’adozione di scelte consapevoli da parte del consumatore. Questo è il motivo per cui l’Italia si è sempre battuta contro la cosiddetta “etichettatura a semaforo” che indica con un bollino rosso il parmigiano reggiano e l’olio extra vergine di oliva e con quello verde le bevande “sugar free”. La nuova strategia fornisce, finalmente, l’opportunità di fare chiarezza attraverso interventi multisettoriali che includono la promozione della corretta alimentazione e l’informazione trasparente e coerente al consumatore.

L’impegno a ridurre lo spreco

 Vale la pena di concludere questa rapida analisi della strategia Farm to Fork ricordando che, la strategia propone obiettivi giuridicamente vincolanti per dimezzare lo spreco alimentare pro capite entro il 2030, in linea con l'impegno di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

La riduzione degli sprechi si dovrebbe conseguire attraverso una corretta educazione dei consumatori, migliorando i processi nelle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione e potrebbe assumere un'importante dimensione sociale, oltre a favorire lo sviluppo di una economia circolare.

Farm to Fork: un’opportunità o un rischio? - Ultima modifica: 2020-06-08T00:25:30+02:00 da Lorenzo Tosi

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