Tre esempi di innovazione a Macfrut 2026

E perché conviene visitare la fiera per scoprirne molti altri, in un'edizione ricca di novità

macfrut 2026
Tre casi concreti raccontano come innovazione, sostenibilità e integrazione di filiera stanno ridisegnando il futuro dell’ortofrutta

Soluzioni di precisione, integrazione di filiera, e una gestione razionale delle risorse: sono queste le coordinate dell’edizione 2026 di Macfrut, la fiera internazionale di riferimento per la filiera ortofrutticola in programma dal 21 al 23 aprile presso il Rimini Expo Centre.

Più spazio, più espositori e una missione chiara: ridefinire la redditività della filiera attraverso la sostenibilità economica, ambientale e sociale. Macfrut 2026 si apre a Rimini con numeri da record (+18% di espositori, +28% del quartiere fieristico, 800 top buyer internazionali, oltre 2500 mq di aree dinamiche e campi prova) e tre giorni di eventi sulle tecnologie e soluzioni che punteranno a efficientare i costi di gestione e la competitività dei produttori.

Questa nuova architettura della fiera, ambiziosa e trasversale, riunisce a Rimini i leader mondiali del settore e le eccellenze del Made in Italy. Dalle start-up in debutto, alle conferme dei grandi player, la fiera declina l’innovazione in aree specializzate: saloni verticali come Biosolutions & Digital Technologies e Plant Nursery guideranno l’innovazione genetica e biologica mentre l'area Acqua Campus trasferirà la teoria nella pratica con un laboratorio interattivo dove testare robotica, droni e Ia applicate alla gestione idrica ed energetica. L’attenzione della fiera non è più solo sulla produttività agricola, ma sulla capacità dei nuovi impianti colturali di agire come veri ecosistemi, in grado di mitigare l'impatto climatico attraverso il sequestro di carbonio, un tema che vede il comparto melicolo italiano all'avanguardia europea.

Parallelamente, i focus sul post-raccolta e sul packaging si confermano un pilastro fondamentale della filiera. I workshop dedicati esploreranno soluzioni di frontiera: dall’uso di film edibili per la qualità del prodotto e il prolungamento della shelf life, fino alle strategie circolari '4R' per la valorizzazione dei materiali di scarto.

In questo scenario di “fermento tecnologico”, lungo tutta la supply chain, abbiamo incontrato tre protagonisti che si confermano anche quest’anno tappe imperdibili del percorso espositivo. La visione strategica nella produzione di Assomela, l’esperienza globale di Smurfit Westrock e la forza logistica di Cpr System che adesso approfondiamo sono indicazioni di come come l’innovazione in campo, il packaging e il pooling intelligente stiano ridefinendo i margini e la redditività della filiera ortofrutticola globale.

L'ecosistema meleto: cuore della sostenibilità italiana

Per celebrare la leadership di un comparto che vale 1,2 miliardi di euro di fatturato, Assomela, l’Associazione italiana dei produttori di mele, trasforma il proprio stand (Padiglione B3, Stand 037) in un manifesto tecnologico per la frutticoltura del futuro. L’Associazione, che coordina il 75% della produzione italiana e il 20% di quella europea, si presenta in fiera con la partecipazione collettiva delle eccellenze del Trentino-Alto Adige: Vog - Home of apples, Melinda e Vip (Val Venosta). La fiera di Rimini sarà l'occasione per rafforzare il dialogo tra i soci e gli operatori del settore: chiave per affrontare le priorità del settore e tracciare le rotte future del comparto.

Il Progetto Orienter

La novità principale di questa edizione sarà la presentazione dei risultati di Orienter, progetto sviluppato con l’Università di Bolzano. Al centro dell'iniziativa c'è il Carbon Farming, l’agricoltura del carbonio.

Il progetto si focalizza sulla mappatura e gestione delle buffer strips: zone marginali all’interno dei frutteti dove l'implementazione di siepi e strisce floreali e le piantumazioni arboree mirate, possono potenziare il sequestro di CO2 e promuovere la biodiversità.

L’obiettivo finale di Orienter è massimizzare la sostenibilità ambientale attraverso anche pratiche come il sovescio e la fertilizzazione organica del suolo, unendo la qualità del prodotto a una gestione responsabile delle risorse. Grazie a oltre dieci anni di collaborazione con la ricerca scientifica sul ruolo dei meleti nella gestione dei flussi di carbonio, l’Associazione ha dimostrato che il meleto non è solo un impianto produttivo, ma un ecosistema capace di compensare le proprie emissioni: un sistema 'in pareggio' dove i flussi annuali di CO2 (assorbita tramite il processo di fotosintesi e generata con la respirazione degli organismi) compensano interamente quella emessa per le operazioni di coltivazione, con il risultato di una produzione che punta alla neutralità climatica associata alla sua gestione. Questa visione punta ad accrescere i benefici ambientali sui 40.000 ettari coltivati, tutelando al contempo la produttività dei 15.000 agricoltori coinvolti.

Il team di Assomela a Macfrut: Anna Eriksson (sostenibilità e comunicazione), Giovanni Missanelli (direttore)

La sfida: carbon farming a misura di agricoltore

Oltre ai risultati tecnici, Assomela porterà a Rimini il nodo politico del Regolamento Ue (Crcf, Carbon Removals and Carbon Farming Certification), entrato in vigore nel 2024, per certificare gli assorbimenti di carbonio. L’Associazione denuncia criticità che rischiano di paralizzare il sistema: monitoraggi eccessivi (fino a 15 anni) e costi di conformità che minacciano di superare i benefici economici. “Il sequestro naturale è legato a variabili climatiche e limiti fisiologici: servono criteri di certificazione più realistici”, avverte l’Associazione.

In un mercato globale che accoglie ogni anno un milione di tonnellate di mele italiane, per Assomela, la tutela degli agricoltori deve procedere di pari passo con l'impegno ambientale: “solo riducendo il carico amministrativo la sostenibilità potrà tradursi in un'opportunità economica concreta per le generazioni future”.

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Meno sprechi e più margini: il nuovo volto del packaging

In un mercato sempre più attento all’impatto ambientale, la transizione verso modelli di confezionamento circolari non è più un’opzione, ma un requisito strategico per rispondere alle sfide globali e alle nuove normative. Presso lo stand di Smurfit Westrock Italia (Hall B5/D5, Stand 001) la transizione verso il packaging sostenibile a base carta è già una realtà d'avanguardia. I riflettori saranno puntati sullo sviluppo di nuovi materiali sostenibili e ad alte prestazioni, con soluzioni in cartone ondulato progettate per ridurre l’over-packaging e favorire l’uso di materiali 100% biodegradabile e facilmente smaltibili nel circuito della carta, ma anche altamente resistenti. Al centro dell’esposizione figureranno le innovazioni orientate alla protezione del valore: la gamma Safe&Green, che ottimizza protezione e ventilazione per aumentare la shelf-life dei prodotti. A supporto della progettazione, l’azienda presenterà inoltre strumenti di simulazione avanzata capaci di migliorare la stabilità dei pallet, efficientando i trasporti e riducendo i costi operativi.

Gamma Safe&Green, soluzioni personalizzabili in carta per l’ortofrutta, proposta da Smurfit Westrock Italia

L'impegno verso un confezionamento responsabile, come quello portato avanti da Smurfit Westrock Italia, si fonda sui principi del design circolare e dell'eco-design, con l'obiettivo di ridurre drasticamente l'impatto ambientale e lo spreco alimentare lungo l'intero ciclo di vita del prodotto.

Durante la fiera, i visitatori potranno per l’appunto partecipare a sessioni tecniche con esperti di packaging, dimostrazioni pratiche di progettazione e approfondimenti sui temi del design circolare e della sostenibilità. Ci saranno inoltre seminari dedicati al nuovo Regolamento europeo Ppwr, Packaging and Packaging Waste Regulation che guida la transizione europea verso modelli di packaging sempre più sostenibili, circolari e a ridotto impatto ambientale.

L’impegno del Gruppo si concretizza nel programma Bpp, Better Planet Packaging, che mira a sostituire plastica e polistirolo con materiali rinnovabili e riciclabili per oltre il 90%, provenienti da filiere certificate. Soluzioni come il Multimix Tray, plateau in cartone, dimostrano come il design dell'imballaggio possa generare valore reale per la filiera ortofrutticola, garantendo efficienza logistica e riducendo lo spreco alimentare, il cui impatto ambientale è significativamente superiore a quello del packaging stesso. Con un approccio che unisce sostenibilità economica e ambientale, il gruppo punta a ottimizzare i margini degli operatori riducendo i costi di trasporto e i tempi operativi, offrendo al contempo strumenti strategici di comunicazione e branding attraverso stampe di alta qualità.

Logistica e tracciabilità: quando il pooling diventa intelligente

Il futuro della logistica ortofrutticola prende forma presso il Padiglione D3 (Stand 033), Cpr System sarà presente attraverso soluzioni nate per massimizzare l'efficienza e abbattere gli sprechi.

I protagonisti saranno senz’altro la cassa Redea e dall'innovativo pallet "Noè". La cassa Redea si conferma un capolavoro di ingegneria logistica: grazie a un peso ridotto del 6-9% e a una base di soli 3 cm, consente di trasportare il 20% in più di imballaggi chiusi per ogni carico, tagliando drasticamente emissioni e costi di trasporto.

Al suo fianco "Noè", il pallet che incarna il riciclo creativo, essendo realizzato con granulo plastico derivante dal recupero degli scarti di Tetra Pak. Ma la vera novità di quest'anno risiede nella tracciabilità intelligente. Cpr System ha infatti avviato un test pilota pionieristico che prevede l'integrazione di codici 1D/2D e tag Rfid su ogni singolo imballaggio: un sistema digitale che permette di monitorare in tempo reale rotazioni, eventuali rotture e inventari lungo l’intera catena distributiva.

Sulla sinistra la cassa Redea, alla sua destra l'innovativo pallet "Noè" sviluppate da Cpr System

Dietro questa spinta tecnologica si presenta Cpr System, una realtà unica nel panorama logistico europeo per la sua natura cooperativa tutta italiana. Prossima al traguardo dei trent’anni, è la sola realtà del comparto pooling capace di competere con i grandi fondi multinazionali, grazie a un modello partecipato che vede protagonisti sia i produttori ortofrutticoli che i giganti della Gdo.

Quello di Cpr System è un esempio virtuoso di economia circolare a ciclo chiuso: l'azienda gestisce l’intero ciclo di vita dei propri asset, rigenerando le casse danneggiate in nuova materia prima e raggiungendo una media di riciclo del 64% nel solo comparto ortofrutta. Come certificato dal proprio Bilancio di Sostenibilità, l'impegno della cooperativa va oltre il packaging, investendo nel riciclo delle acque di lavaggio e nell'efficientamento energetico, consolidandosi come il pilastro nazionale per la logistica sostenibile del fresco, delle carni e dell'ittico.

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