Fondi Psr, chi guadagna e chi perde con la proposta di modifica dei riparti

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Il nuovo sistema penalizzerebbe soprattutto le regioni del Sud, Campania e Sicilia in testa, a vantaggio di Toscana, Lazio e molte regioni del Nord

Quasi 153 milioni di euro di tagli della quota Feasr dei fondi Psr alla Campania e poco meno di 124 milioni per la Sicilia. Ma anche 32,8 milioni sottratti alla Puglia, 31,3 alla Basilicata, 30,6 all'Umbria e 29,8 milioni alla Calabria. A vantaggio di chi? Soprattutto Toscana (+57,5 milioni), Lazio (+56,4), Lombardia (+48,4), Piemonte (+46,9) ed Emilia-Romagna (+44,8). Queste le cifre in più e in meno che sarebbero a disposizione dei Psr regionali nei due anni di transizione 2021 e 2022 se venisse approvata la proposta di riparto delle risorse presentata in Commissione Paritetica dell’Agricoltura all'interno della Conferenza Stato-Regioni dall'Emilia-Romagna.

Quote stabilite considerando la Plv

La novità che avrebbe l’effetto di rivoluzionare il riparto del Feasr da assegnare alle regioni, è l’inserimento del valore della Plv tra i parametri da prendere in considerazione per il calcolo dell’indice di riparto. Nella proposta dell’Emilia-Romagna - che trova concordi anche le regioni che si avvantaggerebbero dall’introduzione di questo nuovo parametro - è indicato il valore della Plv (dati Istat del triennio 2015-2017) a cui si chiede di riconoscere una ponderazione pari al 15%. Per il calcolo dell’indice verrebbero ponderati anche il valore della Sau Istat 2016 (25%), il numero delle aziende agricole Istat 2016 (25%), la superficie forestale secondo Ifn 2016 (25%) e la popolazione nelle aree rurali C e D (10%).

Adottando questa nuova modalità di calcolo, saremmo di fronte a una vera e propria rivoluzione e ci sarebbero regioni (Campania e Sicilia su tutte), che subirebbero un taglio di oltre cento milioni in due anni. Per mitigare questi effetti devastanti e compensare le ingenti perdite o i forti incrementi, le Regioni avvantaggiate propongono un algoritmo da applicare nei Psr con dotazione individuale superiore al 2% delle risorse Feasr. E come farlo? Con l’adozione di un’aliquota compensativa da definire tra gli assessori regionali in sede di Commissione Politiche Agricole.

La simulazione, proposta nel documento della Regione Emilia-Romagna, per qualche regione comunque non cambierebbe la sostanza: le perdite rimarrebbero consistenti. Insomma, la riunione della Cpa di martedì 26 gennaio si prevede quindi decisamente animata. E non è detto che si riesca a trovare la quadra. Ma la vera partita si gioca per la futura programmazione. Se il nuovo sistema di calcolo venisse approvato, le perdite e i guadagni sarebbero molto maggiori.

Toni ScillaScilla, Sicilia: «Proposta che infrange le regole europee»

A pilotare il plotoncino dei “resistenti”, che difendono cioè l’applicazione delle norme previste dal Regolamento Ue n. 1305 del 2013, è la Sicilia. Regione che, per inciso, se cambiasse il sistema di ripartizione dei fondi dello sviluppo rurale (Feasr) adottando le proposte delle regioni del Nord, perderebbe una consistente fetta dei fondi aggiuntivi assegnati per il biennio di transizione. Fondi che, com’è noto, la Ue ha deciso di assegnare sulla base dei parametri vigenti.
Non ha dubbi Toni Scilla, assessore all’agricoltura della Regione Siciliana solo da un paio di settimane: «Alla luce della normativa comunitaria vigente, il modello di riparto già utilizzato nella prima parte della corrente programmazione, quella 2014/20, deve estendersi per il biennio aggiuntivo 2020/21». L’affermazione è condivisa dal dirigente generale del Dipartimento Agricoltura, Dario Cartabellotta: «La richiesta delle regioni settentrionali – puntualizza – è contraria al regolamento comunitario che regola la transizione della Pac e che è stato approvato lo scorso 16 dicembre».

La presa di posizione della Sicilia risulta un tantino “indigesta” a un fronte ampio di regioni che ha proposto di azzerare i criteri storici utilizzati nel Psr 2014-2020 partendo dal presupposto che fossero iniqui e avvantaggiassero in maniera ingiusta le aree del Sud Italia. Regioni tra i cui rappresentanti c'è chi sostiene che la politica può sovvertire tutto. Affermazione vera ma che, nel caso di stravolgimento di decisioni adottate in sede comunitaria, facilmente si tradurrebbe in procedure di infrazione e di salatissimi conti da pagare sia da parte dello Stato che dei beneficiari, chiamati poi a restituire gli aiuti.

Fondi Psr, non toccare nulla fino al 2023

"L’approccio usato per il biennio 2021-2022 - si legge nella nota presentata dalla Sicilia e messa agli atti della Cpa - è quello della path dependancy, ovvero dell’adeguare ‘senza strappi’ (soglia minima e massima di variazione) la distribuzione storica agli obiettivi della politica e alle relative esigenze dei territori altrimenti si genererebbero distorsioni. Solo a partire dalla Riforma della Pac 2023-27 si potranno individuare gli elementi nuovi di cambiamento ed apportare le modifiche ai criteri di riparto Feasr e a tutti gli altri strumenti del primo pilastro, anche alla luce del Programma Strategico Nazionale che le Regioni di concerto con il Mipaf dovranno elaborare”.

Fondi Psr, chi guadagna e chi perde con la proposta di modifica dei riparti - Ultima modifica: 2021-01-22T12:44:12+01:00 da Simone Martarello

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